DB Multiverse

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DBM Universi 12-14 e "Mirai" world : Twin Pain

Scritto da Foenidis

Traduzione e adattamento di kibasennin, Prosavio, ValentDs, SonGoku94

In questo mondo alternativo "del futuro" da cui è venuto Mirai Trunks a bordo di una macchina del tempo, tutti i nostri eroi furono uccisi dai cyborg... Questa storia ne racconta i dettagli, con una parte narrativa comune per gli universi 12 e 14.

La prossima pagina verrà rilasciata tra: un giorno, 14 ore

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[Chapter Cover]

Traduzione di kibasennin, adattamento di Prosavio

Il vecchio stringe i pugni. Un dolore di una violenza inaudita pugnala il suo corpo con un bruciore straziante. La fine della sua vita si avvicina, lo sente, lo sa.

Ad un tratto, l’incredibile sofferenza passa velocemente. I suoi dolori e i suoi rimpianti si allontanano nella nebbia che gli vela la vista. Una strana nebbia turchina. Il vecchio si rilassa. Adesso aspetta la sua ora come un prigioniero in attesa della libertà.

Non vede l’ora di lasciare questo mondo coperto di polvere che ormai non gli appartiene più. Non vede l’ora di raggiungere Alba in un mondo luminoso e colorato dove lo aspettano anche i suoi amici e vicini. Le conoscenze di tutta una vita.

A che serve lottare ancora? A cosa gli serve?

Lascia cadere le proprie palpebre sugli occhi irritati dal secco morso di questa maledetta polvere onnipresente. Chiude gli occhi e sospira: fa' che questo inferno finisca, presto!

E anche se l’unica cosa che vuole in questo momento è l’eterno e vuoto silenzio, uno spettrale film inizia nella sua mente, un film che racconta tutto quello che è successo in queste ultime ore, un film che gli brucia l’anima.

Un film che inizia come in un sogno. Il tipico sogno di un giorno felice e normale. La felicità della bellezza di una giornata d’estate, una di quelle giornate che mettono in rilievo quel piacere che si sente quando un lavoro è stato fatto bene, che mettono in rilievo il profumo dei giardini e dei pasti di Alba, del suo sorriso di fronte alla raccolta giornaliera, e il piacere di un promettente fine giornata passato assieme agli amici ridenti attorno al caldo odore di carne alla griglia.

Un sogno distrutto improvvisamente da un rumore atroce, l’impatto di una detonazione potente mai sentita prima, eppure seguita da un’altra, e poi un’altra ancora!

Le sue orecchie gli sembravano essersi disintegrate. Questo particolare istante era un buco nero nel sogno, simile all'abisso che gli sembrava avere sotto i piedi; finché si risveglia per il dolore. Il momento nel quale si era ritrovato sotto le macerie e tonnellate di pietra, sotto questa spessa nebbia grigia di polvere.

Ed è lì che li aveva visti.

Sì, aveva visto l'incarnazione del male, due demoni spuntati dritto dagli inferi.

Due mostri che assomigliavano tuttavia ad angeli, con le loro facce giovani e i loro occhi chiari. Chi avrebbe mai potuto pensare che due corpi così fragili potessero contenere tanta crudeltà e violenza? Lui no, in ogni modo.

Erano lì, il ragazzo e la ragazza, il bruno e la bionda, così diversi ed eppure così simili, essendo uno il riflesso negativo dell’altro. Erano lì, con i loro occhi grandi e il loro sorriso raggiante.

Questi demoni stavano sorridendo, con un largo sorriso che esprimeva gioia intensa mentre si divertivano visibilmente a demolire i semplici muri che erano ancora in piedi a malapena, a fulminare con un dito il minimo segno di vita che notavano, sì, quelle dita che sputavano il veleno del diavolo!

Il vecchio singhiozza di nuovo mentre ricorda e rivede i suoi amici, i vicini, il piccolo monello dai capelli rossi, il figlio della venditrice di alimentari, il cagnolino del barbiere, o il suo amico garagista che, coraggioso, era ancora in piedi, e che si era fatto ammazzare personalmente dalla coppia demoniaca.

Lui, invece, non si era mosso. Animato da un istinto vecchio quanto il mondo stesso, era rimasto immobile sotto le macerie e la polvere, mordendosi il labbro fino a farlo sanguinare per non urlare di dolore, rabbia e paura; pregando che questi demoni non notino che fosse ancora vivo. Se non fosse per questo istinto di sopravvivenza del cavolo, non si sentirebbe così miserabile e inutile!

Questo dolore, questa pena, si sarebbero fermati prima.

E invece si ritrova a guardare queste immagini terribili nella sua mente, incapace di distogliere lo sguardo.

A riguardare questo gruppetto che era arrivato dall'aria. Questi sconosciuti che volavano, senza mezzi, senza ali, così, come se fosse naturale. E si erano semplicemente posati davanti a quella coppia di demoni sorridenti.

Il più piccolo del gruppo, un omino buffo vestito con una tuta da combattimento arancione, chiese “Perché?”, dopo aver guardato il terreno incenerito e impolverato, dopo aver sofferto la vista di tutti quei cadaveri con uno sguardo rabbioso e impotente.

Sentimenti senza dubbio sinceri per il vecchio, che aveva notato il leggero tremore nella sua voce, una voce della quale il tono si forzava ad ingigantirsi per farsi forza.

Queste emozioni pure ebbero come risposta due risate forti, provocatrici e sarcastiche... le risate dei demoni.

La bionda aveva risposto per prima:

“Già, perché l’abbiamo fatto?” Aveva detto, girandosi verso il ragazzo dai capelli neri quanto la sua anima, “Io proprio non me lo ricordo... e tu?”

“Ma sì, fai uno sforzo... quella stupida venditrice di alimenti non aveva le ostriche.”

Poco dopo, tutti i membri del gruppo si ritrovarono a pezzi, a terra... sotto gli sguardi malvagi di due giovanotti che non avevano neanche un graffio...

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