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Hanasia, la Regina dei Saiyan

Scritto da Salagir

Traduzione e adattamento di Crix e Prosavio

Questa storia si svolge sul pianeta dei Saiyan, ben prima che questi ultimi diventassero il popolo di sterminatori che ha portato terrore in tutta la Galassia all'epoca di Re Vegeta. Se ti sei mai chiesto in che modo queste persone così potenti vivessero in comunità, se vuoi sapere le sorti dei Guerrieri Millenari che hanno preceduto Broly, se le avventure di una frenetica ed emotiva combattente in un mondo crudele ti tentano…allora entra nel mondo della Saga di Hanasia!


Parte 1 :123
Parte 2 :4567891011121314151617
Parte 3 :18192021222324252627282930313233343536373839404142
[Chapter Cover]
Parte 3, Capitolo 40.

Tradimento

 

Il corpo pesante di Kramm d’Istaal cadde al suolo. Quella magnifica lama era uno stuzzicadenti per il Demone. L’imperatore la girò tra le dita preparandosi a lanciarla come una freccetta per inchiodare al suolo il paladino che poteva essere ancora in vita.

Il combattimento ricominciò! Ogni guerriero della corte stava facendo del suo meglio per poter dimostrare la propria utilità e sfuggire dall’esecuzione capitale del proprio capo. Erano facilitati dal fatto che tutti i ribelli in quel momento avevano abbandonato il combattimenti. Che triste epilogo! Alla fine, gli unici guerrieri della corte decimati non erano così forti e l’unica vera élite scomparsa era Dijicharate. La Super Sayan era stata molto più brava di loro…

Ma prima che quel colpo in più contro l’imperatore non fu scagliato , prima che Blizzard lanciasse quella spada, era comparsa una nuova aura che aveva invaso la sala.

Pochi sapevano percepire le energie a quell’epoca, ma la presenza era troppo forte per essere ignorata.

Blizzard fu talmente diffidente che tenne la lama in mano pensando di dover cambiare bersaglio dato che quell’aura era offensiva.

“Che nessuno uccida nessuno!” Gridò una voce nell’ombra di un corridoio.

Davanti a tutti paralizzati dalla paura e dall’apprensione, un umanoide a forma di lucertola entrò mentre sul suo corpo rifletteva la luce. Tutti avevano riconosciuto le forme caratteristiche di quella specie. Si trattava di un…

Ma chi era quel nuovo Demone del Freddo??

 

Solo l’imperatore lo riconobbe.

“Snower…” si fece sfuggire con voce cupa.

Che ci faceva lì? Non era a settimane di distanza dal palazzo come era stato confermato e riconfermato? Perché aveva cambiato forma? Perché aveva atteso il cuore della battagli per fare la sua apparizione?

“Che ci fai qua?” Chiese il padre non voce minacciosa.

La sala si riempì d’apprensione. Non era un piano dei demoni. Suo padre non ne era stato tenuto al corrente? Non era strano che fosse particolarmente arrabbiato… Inoltre suo figlio non gli rispondeva, si prendeva il suo tempo. Se ne stava in piedi senza avanzare, non aveva le idee chiare. Il corpo di Snower aveva qualche leggero tremore dovuto all’eccitazione. Era un essere calcolatore e posato, ma in forma originale aveva qualche problema nel restare dritto. Era stato in terza forma di riduzione da sempre e ora l’immensa potenza lo riempiva di energia elettrica.

Blizzard aveva seguito tutti i pani di battaglia in dettaglio. Conosceva tutti gli orari e ripassava a mente tutte le strade che il vascello avrebbe intrapreso prendendo in considerazione i rapporti sulle perturbazioni. Non vedeva la falla. Snower doveva essere lontano da lì. Se non fosse mai partito ci sarebbero stati troppi testimoni a sorprendersi della sua assenza. Blizzard l’aveva visto anche in conferenza. Suo figlio aveva vinto delle battagli. Aveva…

“Hai distrutto ieri un pianeta a 13 giorni di viaggio da qui!” Gridò Blizzard.

“Padre – disse Snower con un sorriso – è il mio secondo che ha distrutto quel pianeta. E’ un buon bombardiere e imita molto bene i miei attacchi.”

“Ti ho visto farlo!”

“Non vi avevo già detto che si può fare con dei falsi video se ci si applica?”

Tutti restarono paralizzati.

Snower aveva fregato suo padre!

 

 

Hanasia e Bourgo volavano verso il palazzo reale Sayan.

L’idea di incontrare degli Tsufuru e di parlare loro non le interessava molto. Avrebbe preferito festeggiare la sua guarigione con un buon combattimento o un banchetto, ma stranamente non aveva fame. A tal punto sarebbe semplicemente andata a trovare degli amici o ad incontrare un amante. Ma l’extraterrestre le aveva parlato di una minaccia ed era ovvio, doveva occuparsene.

Malgrado il disastro del suo viaggio nello spazio, era convinta di aver avuto ragione nel tentare di raggiungere gli invasori, dato che stavano per arrivarne altri.

Trovò al castello un gruppo di Tsfuru poco a loro agio.

“Ce ne sono ancora molti di cosi del Freddo?” Chiese Hanasia al gruppo.

“Ce ne sono tre ancora in vita, ma quello che sta arrivando è sicuramente il più forte.”

“Ciò che è grave è che ha intenzione di distruggere il nostro pianeta ancora prima del combattimento. Dobbiamo intercettarlo prima che lo faccia.”

“Riuniamoci agli altri guerrieri ribelli presenti qui. – Disse Bourgo. – Abbiamo solamente qualche ora per preparare un piano per contrastarli. Dobbiamo partire verso l’arena spaziale il prima possibile affinché rimanga a distanza ragionevole di Plant.”

Gli Tsufuru, felici di lasciare quel posto, si imbarcarono nel vascello. Prepararono un incontro al di sopra dell’oceano come d’abitudine, con una grande piattaforma a cielo aperto per accogliere quanto più gente possibile.

Il gruppo in quella posizione era più variegato. Oltre agli Tsufuru, raggruppati in un angolo tra cui alcuni seduti su piccole sedie volanti, c’erano qualche Sayan ed extraterrestri diversi.

Alla testa del gruppo c’era indubbiamente Hanasia, che aveva cambiato i vestiti della convalescenza con degli abiti da regine, sempre per quella storia dell’immagine che non comprendeva. Al suo lato, Corrne, contastorie, consigliere della Regina, contatto degli Tsufuru e fidanzato di Hanasia part-time. Portava lo strano braccialetto elettronico che gli permetteva di parlare e ascoltare da lontano. Gli altri Sayan sarebbero dovuti essere dietro di loro, ma così non era. C’erano cinque nuovi pezzi grossi dell’armata, istruttrici ed istruttori, riconoscibili da un simbolo aggiunto al livello delle spalle sulle loro tuniche. Essendo ufficiali, erano più disciplinati della media, dato che si aggiravano su tutta la piattaforma osservando senza ritegno gli Tsufuru e i ribelli in maniera molto imbarazzante ma almeno senza toccarli. Gli altri Sayan, membri dell’armata scelti sul momento da Hanasia, erano ben ordinati dietro di lei.

I ribelli non erano un gruppo unito dato che combattevano in modo indipendente, ma avevano la civiltà di partecipare alle discussioni ascoltando più che altro, ma rimanendo al loro posto. I ribelli più forti erano partiti ad attaccare l’impero e i nove presenti lì non erano molto importanti per essere chiamati nella spedizione, soprattutto quello lì, che si sarebbe fatto uccidere all’inizio della battaglia.

 

Bourgo era il più forte di quel gruppo ribelle e di molto. Ma si doveva notare anche la presenza di Tagarrion, un essere maschio o femmina, leggermente più grande di un Sayan, completamente ricoperto di un’armatura pesante e resistente munita di due lame fine e molto taglienti. Anche in questo caso Tagarrion era in armatura e non si vedeva mai la minima parte del suo corpo. Si credeva che un grande mistero girasse intorno alla sua vera natura, fino a quando nel momento in cui era arrivato il pasto, si era alzato/a il casco senza la minima esitazione per mangiare. C’era anche un enorme combattente, tanto in altezza quanto in larghezza. Hanasia non ricordava il suo nome, un po’ come gli altri del resto e lo chiamava semplicemente Grosso. Avrebbe sicuramente sfamato un intero villaggio in un banchetto, si disse la Regina tra sé e sé.

Dopo delle presentazioni che misero tutti a dura prova, tra nomi che non si pronunciavano bene in alcune lingue, alcuni già presentati che cambiavano di posto e la dimenticanza dei nomi della maggior parte degli interlocutori (aspetta, lui chi era?), i Sayan finirono per riunirsi dietro ad Hanasia, con gran sollievo da parte del resto del gruppo.

Un capo-Tsufuru fece una spiegazione della situazione, poiché i Sayan ignoravano non solo il pericolo in arrivo, ma anche la natura delle varie dinamiche. I vascelli, i tempi di viaggio, tutto era abbastanza complicato e ciò che voleva dire “distruggere un pianete” sfuggiva loro completamente.

Alcuni guerrieri ribelli erano perfettamente pazienti di fronte all’ignoranza di Hanasia. Avevano viaggiato per diversi mondi, spesso per ostacolare gli attacchi di un vascello armato dei demoni del freddo che aveva appena attaccato un pianeta dalla tecnologia poco avanzata.

Altri digrignavano i denti e due avevano persino quasi cominciato una piccola zuffa tra loro per passare il tempo, se non fosse stato per lo sguardo di Bourgo che aveva fatto cambiare loro idea.

“Quindi vengono dallo spazio dentro un mezzo trasportatore.”

“Sì, ma uno molto molto grande.”

“Più grandi di tutta la capitale.”

“Sì. E’ un mezzo sufficientemente grande per combatterci sopra.”

“Più grande di tutta la capitale!”

“Sìììì.”

“Come lo hanno sollevato?”

“Ascolta, non è il momento non trovi? E poi con la sua forza potrebbe sollevare facilmente tutta l capitale se volesse.”

“Beh, non proprio. Dei pezzi cadrebbero ai lati, dappertutto. Pensavo di poterci riuscire con una grossa roccia. Una roccia è solida, beh, a metà altezza si è rotta e ci sono passata attraverso. Il consigliere, l’anziano, non quello attuale, ha detto che è successo perché tutto il peso della roccia era concentrato sulle mie mani che sono piccole in confronto alla roccia ed è per questo che si è rotta.”

“Ma nessuno solleva un vascello. E non è imp…”

Un ribelle gridò dall’irritazione. Tutti si girarono verso di lui, poi tese la mano verso il mare.

Ci fu una scossa, poi un grande rumore d’acqua. Una massa liquida cominciò a salire fino a creare dei vortici intorno. Velocemente, si sollevò un enorme cubo d’acqua al di sopra del livello dell’oceano. Il buco che era stato riempito mano a mano era così grande che le acque restarono tumultuose al di sotto. La massa incredibile per aspetto e incoerenza continuò a salire fino a quando la sua ombra non ricoprì la piattaforma.

“Ecco come si alza una città! E’ contenta la provincialotta!?”

E il cubo d’acqua ricadde con un colpo, provocando una grande onda i quali schizzi bagnarono parte delle persone presenti. Bourgo notò il peso della massa liquida che era stata sollevata e compre che il guerriero non avrebbe tenuto un secondo in più, anche se cercava di far credere che quell’azione era stata semplicissima per lui.

Chiin-Lee, si nascose il viso tra le mani. Uno Tsufuru vicino disse tra sé e sé che avrebbero dovuto fare contare un guerriero ribelle in meno per la battaglia.

Non conoscendo perfettamente il significato della parola “provincialotta” , Hanasia rispose semplicemente con un sorriso:

“Sì.”

Oppure poteva essere che il traduttore automatico fosse stato diplomatico.

Hanasia si guardò intorno. Raggruppati in un angolo gli Tsufuru di cui alcuni terrificati a causa del fatto di essere circondati da guerrieri giganti dal temperamento bellico, non si sarebbero battuti contro l’invasore. Gli extraterrestri al contrario, lo avrebbero fatto. La Regina non aveva ben capito perché quella gente si sentiva convolta. Non era il loro pianeta.

Ma erano lì e molti di loro sembravano dei Sayan. Anche se non di molto. E sicuramente non più forti di un Sayan Ozaru, eccetto quello verde, probabilmente. Nella battaglia precedente, tutto questo piccolo gruppo sarebbe stato fatto a pezzi dai quattro bastardi che erano usciti tutti nello stesso momento, o polverizzati come nulla da quello che era arrivato insieme al demone del freddo.

Questa era la sua nuova armata. Sapeva che gli Tsufuru pensavano ad altre cose, così prese la situazione in mano:

“Beh, servirà che voi portiate un segno distintivo dato che avete tutti le teste diverse come l’invasore. Non vorremmo picchiarvi accidentalmente.”

Uno o due ribelli, poco abituati all’indifferenza, presero male l’idea che questi locali si sentivano incapaci di riconoscere i loro volti.

“Gli invasori avranno un segno distintivo. – disse un altro. – Portano tutti le stesse armature, le avete viste nella battaglia precedente.”

“E se uno di loro dovesse levarsi l’armatura?”

“E allora in tal caso lasciali a noi.”

“C’è Yikoun” Disse un altro ribelle.

“Sì e quindi?” Fece il primo.

“Non porta l’armatura.”

“Beh, ce ne occuperemo noi.”

“Onestamente, penso che solo Hanasia o Bourgo possano occuparsene.”

“E allora se ne occuperà Bourgo.”

“Sarebbe potuto essere l’avversario perfetto di Avoka il telecinetico.”

“Oooooh, porca puttana, ho capito! Metteremo tutti un cappello a fiori! Va bene?”

“In effetti volevo farvi notare che ci sono, insieme al demone Frosty, dei mostri ben al di sopra del livello generale nell’arena spaziale. Noi abbiamo solo una persona che ci si avvicina.”

“Accidenti! Hai mai fatto la guerra? Se tutto il combattimento andasse sul sicuro, non sarebbe un combattimento! C’era il commando Hot nella battaglia precedente. E Ice Kurima! E Chatterton. Porca puttana, Chatterton! La Super Sayan qui presente li ha sconfitti tutti! Se hai paura, vattene pure, ma sappi che ciò che ci attende non è nulla in confronto a quello che lei ha già fatto. Solo Frosty è un pericolo. Un pericolo molto più grande di suo fratello, ma sarà da solo. Il generale Chatterton è stato vinto in un solo colpo, uno solo!! Yikoun e Avoka saranno polverizzati. Tutto ciò che dovremo fare è occuparci di fare piazza pulita intorno!

Chiin-Lee non conosceva questo ribelle ma le sue parola la rassicurarono. Era vero che solo i demoni erano capaci di far del male ad Hanasia. L’esito di questa battaglia sembrava più positiva adesso. Occorreva soprattutto impedire al demone di avvicinarsi al pianeta. E per quello, bisognava sbrigarsi.

“Bene – disse –il nostro vascello-cargo si avvicina. La nostra armata ha una potenza di fuoco sufficiente per contrastare gli scudi dell’arena. Dopodiché tutti i guerrieri entreranno nello spazio di combattimento. Dovranno quindi attraversare lo spazio, dal nostro vascello fino all’atmosfera artificiale dell’arena che durerà appena qualche secondo.”

“Regina dei Sayan – domando lo Tsufuru in carica delle azioni militari logistiche. – I vostri Sayan hanno avuto modo di riunirsi alla capitale o bisogna inviare dei vascelli nei villaggi limitrofi?”

“No.” Fece Hanasia. Il suo sguardo era duro e deciso e la risposto un po’ troppo ferma.

“Oh, emh, quindi sono tutti alla capitale.”

“No.”

“Sono… emh… un po’ in ritardo?” Deglutì lo Tsufuru cominciando ad inquietarsi.

“No. Loro non vengono.”

Lo Tsufuru sembrò fondersi sul posto.

“Ho fatto annullare tutti i vostri messaggi ai villaggi. I cantastorie non sono partiti o non sono stati raggiunti. La gente alla capitale non lo sa, ma non partiranno più.”

Chiin-Lee abbassò lo sguardo. Lo aveva intuito. Hanasia non voleva lo stesso massacro. Non lo diceva, ma biasimava il piano idiota di nascondere la Regina durante la battaglia. Sicuramente, non avrebbe esitato a partecipare dall’inizio del genocidio e se si fosse trovata sul campo, non avrebbe salvato molta gente, ma addirittura di più, in confronto al risultato finale.

“Il popolo Sayan ha già pagato il prezzo. Non parteciperà più.”

“Sono d’accordo!” Disse uno tsufuru che era contro questo piano dalla riunione che si era tenuta veri giorni prima.

“Non si può richiedere un tale sacrificio.” aggiunse Tchin. Non aveva preso la parola alla base, ma visto che un altro Tsufuru aveva mostrato la propria opinione…

“Orti! Chiin-Lee!” – S’indignò il capo. – Non si riapre il dibattito sulle decisioni già prese!”

“Prese senza i principali interessati!” Urlò Orti.

Un brusio di discussioni animò tutto il gruppo Tsufuru in un attimo. Immediatamente al contrario di poco prima che erano rimasti muti, si infervorarono con la rabbia di un militante. La maggior parte dei Sayan trovò ciò molto divertente e i ribelli sospirarono affaticati.

“Silenzio!! Silenzio! - gridò il capo Tsufuru. Aveva amplificato la sua voce con un mezzo tecnologico. – Siamo agitati. Non ha senso discutere. Se i Sayan non sono riuniti e non ignorano la loro missione, non possiamo portarli. Regina dei Sayan, mi ascolti. Ci lasci almeno reclutare tutti i Sayan volontari che sono alla capitale.”

“No. Solo questi vengono.” Hanasia mostrò con il pollice il gruppo di Sayan dietro di lei. Erano i soldati più forti del momento.

“Capo, mi lasci insistere un minutino.” Chiese una Tsufuru al suo lato.

Era Nabane Musaceae Zingiberales Commelinids, un terrificante diplomatico che era conosciuto per saper ottenere tutto ciò che voleva. Chiin-Lee detestava quella personna. Ma almeno, sapeva che con lei tutto andava liscio come l’olio dato che Nabane aveva l’abitudine di farsi sempre amare dai suoi interlocutori. Manipolata fino al contrario del proprio pensiero iniziale, la sua vittima credeva di essere arrivata a quelle conclusioni di propria iniziativa. Inoltre la Tsufuru doveva sempre essere esperta di tutto, una cosa insopportabile. Si sentiva quindi esperta anche di Sayan e di psicologia della Regina. Nabane si alzò dalla sua sedia e uscì dal gruppo. Si posizionò come unica interlocutrice per poter padroneggiare il proseguimento del dibattito. Guardo direttamente Hanasia negli occhi.

“Lei è la Regina dei Sayan e la sua decisione è assoluta.”

Hanasia sorrise, preferiva questo genere di discorsi. Questo consisteva già in un traguardo della Tsufuru.

“Sta a voi decidere quali Sayan verranno. Vedo che ha selezionato dei guerrieri potenti nei quali ha fiducia. Dopo il grande sacrificio del vostro popolo, siamo onorati di avere ancora un supporto di tale qualità.

Ignorando le tecniche più basilari della manipolazione, la Regina incrociò le braccia e fu soddisfatta della situazione. Nabane non aveva bisogno di saper giudicare la forza di un Sayan per indovinare che il gruppo presente era l’èlite, ancora in vita.

“Lei conosce il dolore di una battaglia del genere, ma i nuovi arrivati alla capitale, che hanno chiesto di far parte dell’armata, non capiranno perché siano stati estromessi dal combattimento. Che penseranno della vostra decisione?”

“Eh? Beh… me ne frego.”

“Ma lei stessa, non accetterebbe di essere scarta, dico bene?”

“Certo. No, ma ok, ho capito dove mi stai portando. Ma resteranno in vita. Lo preferisco. Quindi non ci provare.”

“E poi in più – fece un Sayan del gruppo dietro ad Hanasia – sono solo in tre gli invasori, l’altro tizio lo ha detto poco fa. Noi siamo in dieci.”

Non ha capito nulla e non sa nemmeno contare. – Pensò a dispetto un ribelle che aveva contato i 15 Sayan e 9 ribelli presenti.

Era un’interruzione ideale per Nabane. Sorrise tra sé e sé con riconoscenza verso quel Sayan, oh sì, doveva ringraziarlo!

“Oh, sono desolata – disse lei fingendo sorpresa. – Non abbiamo spiegato bene. Vi prego di scusare il nostro errore.”

“Che?” Hanasia e altri Sayan non capirono. Gli Tsufuru restarono muti e molti nella speranza che quella tattica funzionasse. I ribelli, di fronte all’evidente malafede, girarono lo sguardo. Uno di loro si sedette e fece finta di interessarsi al suo computer tascabile.

“Ci sono molti più invasori nell’arena spaziale. C’è un’intera armata. E tre di loro sono molto più forti degli altri. Ci siamo scordati di dirlo chiaramente. Sono mortificata.”

Ed era vero. D’altronde l’avevano spiegato chiaramente all’inizio della riunione. La maggior parte dei Sayan del gruppo l’aveva anche capito. Ma quando il loro amico aveva parlato di solamente tre membri, la maggior parte si era convinta di aver frainteso e che quindi si trattava di un’armata di solo tre nemici. La Tsufuru ammettendo la sua colpa, li aveva rassicurati. Se si erano confusi tra i nomi degli invasori, era colpa degli Tsufuru.

Adesso, comprendevano l’interesse di combattere numero per numero e di cercare qualche Sayan in più. Tutto ciò semplicemente facendo loro prendere coscienza di un’informazione che avevano già!

Ma Hanasia aveva già capito che c’era un’intera armata nell’arena.

“I numeri non contano nulla. Un’armata debole si fa sconfiggere in pochi secondi da un guerriero forte. L’ho notato.”

“Tutti i soldati di questa armata non saranno così deboli. Sono dispiaciuta per queste imprecisioni da parte nostra.”

“Non vi preoccupate di ciò. Ho previsto di uccidere tutti i tipi un po’ troppo forti al nostro arrivo.”

“Emh… eh… è straordinario, potremo contare su di lei! Ma… mi piacerebbe sapere come ha intenzione di fare.”

“Li trovo e sparo una sfera energetica ad ognuno di loro. Una bene concentrata, quanto serve. Se sono dieci o venti nel gruppo, potrò farlo nel momento del nostro arrivo. Alla peggio, ne manco uno.”

Hanasia aveva odiato il fatto di essere occupata dal demone mentre gli altri invasori uccidevano i Sayan. Stavolta occorreva fermarli fin dall’inizio, prima di cominciare il combattimento contro il nuovo demone.

“Ma come li troverà?”

“Percepisco la loro forza.”

“Percepisce le energie vitali, come un rilevatore? Al punto di riuscire a distinguere i più forte nel gruppo?”

“Sì.”

“Può anche in questo gruppo?”

“Il più forte è lui. – Disse Hanasia indicando Bourgo. – Poi lui, poi lui e lui…

 

Tutto ciò corrispondeva alla realtà – pensò Nabane che aveva letto le schede di ogni guerriero ribelle sui quali gli Tsufuru avevano registrato i livelli di forza vitale.

“Bene! – Hanasia accompagnò l’esclamazione cominciando a volare, mostrando a tutti che era ora di partire. – Penso sia tutto stabilito, rientrate nella vostra nave spaziale, partiamo subito.”

Gli altri Sayan si alzarono in volo immediatamente, felici che la discussione fosse finita e che presto avrebbero combattuto.

Alcuni ribelli erano nello stesso stato d’animo e seguirono la Regina.

Il capo degli Tsufuru non poté altro che confermare la partenza attraverso il comunicatore, tutto era stato detto. Chiamo il vascello verso di loro. Nabane aveva gli occhi spalancati e la bocca spalancata. Si girava a destra e a sinistra senza riuscire a trattenersi dallo stupore. Tutti stavano seguendo Hanasia.

Ah ah ah, ben fatto! – Pensò Chiin-Lee.

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