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Hanasia, la Regina dei Saiyan

Scritto da Salagir

Traduzione e adattamento di Crix e Prosavio

Questa storia si svolge sul pianeta dei Saiyan, ben prima che questi ultimi diventassero il popolo di sterminatori che ha portato terrore in tutta la Galassia all'epoca di Re Vegeta. Se ti sei mai chiesto in che modo queste persone così potenti vivessero in comunità, se vuoi sapere le sorti dei Guerrieri Millenari che hanno preceduto Broly, se le avventure di una frenetica ed emotiva combattente in un mondo crudele ti tentano…allora entra nel mondo della Saga di Hanasia!


Parte 1 :123
Parte 2 :4567891011121314151617
Parte 3 :18192021222324252627282930313233343536373839404142
[Chapter Cover]
Parte 2, Capitolo 14.

L'aiuto inaspettato

Traduzione di Celljr, revisione di Prosavio

Gli Tsufuru avevano ripetutamente avuto dei contatti con persone da altri mondi. Sapevano di non essere soli, ma la loro attuale tecnologia non gli permetteva ancora di viaggiare verso altri sistemi. Inoltre, i loro corrispondenti li avevano raccomandati di essere discreti il più possibile, poiché se il loro pianeta fosse stato considerato abitabile, gli eserciti nemici l'avrebbero sicuramente invaso.

Gli Tsufuru preferirono non correre rischi, e aspettarono di essere in grado di viaggiare nello spazio da soli, prima di poter dare inizio al loro studio dei popoli circostanti. Così decisero di rompere i contatti con gli altri mondi, e fecero in modo di non lasciare alcuna traccia d'inquinamento attorno al pianeta, poiché avrebbe dimostrato con certezza la presenza di una civiltà. Ma approfondiremo meglio questi dettagli in seguito.

 

 

“Niente panico, gente! Non possono che essere extraplantiani (n.d.t. extraterrestri). Ma che potenza! Per quale motivo sono qui?”

“Non si tratta di una coincidenza, hanno percepito l'energia dei guerrieri.”

“E hanno mandato i loro guerrieri d'élite a distruggerli? Mi sembra tutto troppo bello per essere vero.”

“Ciò significa che il nostro pianeta è stato scoperto da altre civiltà!”

“Una cosa alla volta. Dove si trovano? Sono scomparsi dagli schermi!”

 

“Così siete voi quelli che hanno costruito tutte queste telecamere.”

Tutti gli Tsufuru della stanza si girarono verso la voce, che parlava la loro lingua. I due alieni erano lì con loro, nella sala. Gli Tsufuru caddero nel panico. Lì non avevano armi. I loro sistemi di sicurezza erano all'ingresso degli edifici, visto che il teletrasporto non sembrava un'opzione possibile.

Gli alieni erano bipedi, uno con la pelle rossa, grosso e imponente. Il secondo era appena più alto di uno Tsufuru, con la pelle viola e un sorriso birichino. Dalla loro posizione si capiva subito che quello basso era il capo, mentre quello alto era il servitore.

“Dunque ci sono due civiltà completamente opposte, qui.” disse quello alto.

“E voi state combattendo. Le navi e la tecnologia sono state costruite da voi.”

“Chi siete voi due?” chiese Chiin-Lee, fredda come l'acciaio.

“Io sono Kaiohshin, dio protettore della parte orientale dell'universo. E lui è Kibith. Abbiamo percepito la potenza di questo essere e siamo venuti qui. C'era un'altra grande forza prima, cosa gli è successo?”

“Questa?” disse Chiin-Lee, indicando uno schermo che mostrava il corpo morente di Hanasia.

“Kibith.” disse Kaiohshin al suo servitore, il quale mise la propria mano sulla spalla dell'altro, ed entrambi scomparvero all'improvviso, per poi riapparire negli schermi, di fronte ad Hanasia.

Kaiohshin toccò il corpo, analizzando gli organi vitali, e diede un ordine a Kibith, che mise le sue enormi mani su di lei.

 

“Sarà molto difficile da curare.”

“Mettici tutta la tua forza Kibith, il suo destino è importante. Ho anche visto e compreso l'attuale piano dell'esercito di guerrieri, lì. La loro potenza individuale è piuttosto sorprendente, ma contro di lui non sarà sufficiente.”

E volò a tutta velocità verso l'esercito Saiyan.

“Si sono completamente dimenticati di noi, quei due 'Kaiohshin'...” disse antipaticamente uno Tsufuru, vedendo gli dèi in azione.

“Non si fidano di noi.” disse Chiin-Lee. “Lo sento... A loro non piace minimamente il nostro modo di agire. Penso che non dovremmo dirgli del veleno o della bomba.”

“Il Guerriero si sta avvicinando all'esercito Saiyan!”

“Dobbiamo dare al generale il tempo di lanciare l'attacco dei Saiyan. Pronti a sparare al Guerriero.”

 

L'esercito Saiyan si fermò bruscamente alla vista dello strano spettacolo. Il generale Nizouki sopra a una roccia volante, e dietro di lui un gigantesco Saiyan che brillava di mille luci, la cui figura lontana faceva venire i brividi. Alle sue spalle, nel cielo, c'erano delle rocce gigantesche e di forma cubica, che galleggiavano nell'aria!

 

I comandanti delle varie truppe volarono all'unisono. Alcuni avevano il grado di generale, proprio come Nizouki, ma quest'ultimo era il più anziano, e il più informato sulla situazione. Prese subito il comando dell'intero esercito, anche se non li aveva mai chiamati a raccolta prima d'ora, né aveva mai collaborato con loro.

“Guerrieri Saiyan!” disse, “Il Guerriero Millenario è qui!”

Fece una breve pausa e poi proseguì. “Attaccheremo tutti nello stesso istante, perché la sua potenza è pari a quella di migliaia di Saiyan! Useremo un solo attacco, una palla di fuoco costruita tutti insieme, così che possa essere più potente!”

Gli oggetti volanti spararono all'unisono contro il Guerriero. Grandi esplosioni nell'aria rallentarono Romanesco, che si fermò, solo per ricevere altri attacchi, ancora e ancora. Ma questa volta non avrebbe lasciato stare. Si rese conto che se quella roba volava e attaccava, allora era anche in grado di morire.

Si scagliò sugli oggetti volanti, che a loro volta si dispersero immediatamente, continuando a colpirlo. Ma tutto ciò che sentiva era un piccolo formicolio.

“Sono nostri amici, ci aiuteranno!” disse Nizouki, tra lo stupore generale “Non sarà sufficiente, dobbiamo cogliere l'occasione per caricare il nostro attacco. Mettetevi in posizione! Caricate la vostra energia!”

“Preparate una palla di fuoco, caricate la vostra energia!” disse ogni capitano dell'esercito, affinché tutti potessero sentire.

 

Più di un migliaio di Saiyan, in ordine approssimativo, caricarono la propria energia nelle rispettive mani, e si concentrarono per attaccare il Guerriero Millenario. Tutti si spostarono verso il cielo e si sparsero, così da poter sparare senza colpire un altro Saiyan, e avevano preso tutti molto sul serio il loro ruolo.

 

Quando Kaiohshin li vide, ne fu impressionato. Sentì il potere dell'esercito crescere ed accumularsi. Ma avrebbero ucciso il mostro? Neanche per un secondo. No, il piano doveva essere cambiato.

In quell'universo, e in quel momento, Kaiohshin era l'essere più potente che esistesse. Le uniche persone che erano al suo livello erano vissute migliaia di anni fa, ed erano gli altri Kaiohshin. Uno di essi, il Kaiohshin del Sud, superava di gran lunga la sua forza. Ma dopo il massacro compiuto da un demone di nome Majin Bu, lui era l'unico rimasto. Tuttavia, da quando Bu venne sigillato in una prigione, nessuno aveva avuto il potere di turbare la pace dei grandi dèi.

E il mostro dall'aura gialla, lì, in quel momento, era già più forte di un dio.

Il suo potere era in rapida crescita, troppo rapida... E cresceva ancora. Ma Kaiohshin aveva molti vantaggi rispetto a lui, come l'esperienza, e l’effetto sorpresa, perché questo demone agiva abbastanza casualmente.

Proprio come Nizouki, capì che per l’esercito era il momento di sparare. Mandò un ordine telepatico a Kibith, e poi si scagliò sul Guerriero.

 

Chiin-Lee vide il servitore rosso scomparire dai suoi schermi, lasciando da solo il corpo della ragazza Saiyan. Si guardò intorno, nel caso in cui fosse arrivato nella loro sala di controllo. Ed era effettivamente lì.

“Dovete spedire il nemico nello spazio.”

“Scusi?”

“Sparategli da sotto. Spingetelo verso il cielo. Deve essere scagliato nel vuoto dello spazio, fuori dal campo gravitazionale del pianeta.”

“E poi?”

“Poi muore.”

E il gigante rosso scomparve (da ricordare che gli Tsufuru sono poco più alti di un metro. Kibith è assai grande ed enorme in confronto a loro). Lo videro riapparire vicino al corpo della ragazza e continuare la sua imposizione delle mani.

“Credo che sia meglio fidarsi del dio protettore dei mondi orientali, giusto?” disse Chiin-Lee, abbastanza esitante. Ma dopo tutto, dov'era il pericolo? Nel peggiore dei casi tornerebbe indietro, e i piani iniziali sarebbero di nuovo utilizzabili.

“Uh... comandante?” disse un consulente, normalmente lì solo per guardare “Io sono un astronomo...”

“Lo so, tu sei il signor Asivomisaku della famiglia Saori Tessier.”

“Beh... Il motivo per cui sto parlando è che noi non siamo affatto nel mondo orientale. Ci troviamo nel quadrante settentrionale dell'universo, e su questo non ci sono dubbi.”

“Oh...”

 

Romanesco non percepiva la forza dei suoi nemici. Agiva affidandosi interamente all'istinto. E questo istinto era piuttosto mediocre. Qualunque attacco a sorpresa... beh, lo sorprendeva. Ma questo modo di combattere rimaneva efficace per lui, dal momento che non era mai stato ferito e che le sue reazioni erano spesso dei colpi devastanti.

Così, un attimo prima che i suoi polpastrelli toccassero uno strano mostro volante sputa-fuoco, fu afferrato alla caviglia.

Girò la testa e vide qualcuno così diverso da chiunque altro avesse mai visto: piccolo, con una pelle dal colore vivace, e capelli che non erano neri, che lo tirò e affondò il suo pugno nell'enorme ventre del suo avversario.

Romanesco sentì la potenza del colpo in tutte le sue budella, e poi l'avversario dai colori vivaci volò sempre più in alto, ritirandosi. Si rese conto di aver nuovamente trovato un avversario con cui misurare la propria forza. Costui era più forte di tutti i precedenti, e di molto. Era persino più forte della ragazza di colore giallo.

Rise di gusto e rallentò i suoi movimenti. Ma lo gnomo era già su di lui. La sua velocità avrebbe dato maggiore potenza al suo prossimo attacco. E infatti cercò di colpire il guerriero dorato nella stessa maniera di prima. Ma Romanesco lo vide arrivare. Lo avrebbe parato con la propria mano e l'avrebbe rimandato a terra con l'altra mano.

 

Ma era una finta. Il suo avversario fermò il pugno e girò su sé stesso. In un combattimento aereo, arte che nessuno aveva mai visto, egli fece girare tutto il proprio corpo, non sull'asse della colonna vertebrale, ma come un elica: le sue gambe erano una pala, e la parte superiore del corpo costituiva la pala opposta. E tutto ciò gli conferiva inoltre maggiore velocità. Il suo piede colpì Romanesco, che fu completamente sommerso.

Romanesco non si sarebbe lasciato ridicolizzare una sola volta di più. Invocando l'onnipotenza del suo stato di Guerriero Millenario, non si mosse più di un metro, subito si fermò, e andò a prendere lo gnomo. Ma Kaiohshin non sottovalutava mai i suoi avversari. Anzi, al contrario. Sapeva che il Guerriero era capace di questo e non era sorpreso. Schivò l'attacco e iniziò una rapida mischia.

Il Kaiohshin dell'est era sempre stato immensamente cauto. Il peso dell'universo gravava su di lui. Era solo da molto tempo, e aveva iniziato a diffidare di tutto e ad essere prudente in ogni sua azione. Egli non avrebbe dovuto ricevere alcun danno da questo abominio. Doveva solo occuparsi di lui, e metterlo al posto giusto.

Mentre Romanesco attaccava a caso, il suo avversario capiva i suoi colpi con facilità, e li evitava mentre stava ancora attaccando il gigante, che lo infastidiva molto. Era esattamente quello che voleva. Poi si ritrovò aggrappato alla schiena del Guerriero Millenario Romanesco, che iniziò a girare su sé stesso in un inutile tentativo di capovolgere le proprie articolazioni... Si accorse di essere in difficoltà.

 

Tutte le navi Tsufuru atterrarono in verticale, così velocemente da dare l'impressione di cadere come pietre. Romanesco combatteva contro un nuovo avversario, potente e invisibile, poiché, a differenza di lui e Hanasia, Kaiohshin non produceva una forte luce, e in una lotta a questo livello di velocità, era il suo unico modo di vedere dov'erano i combattenti. Per un osservatore esterno, visualizzare anche solo dei pezzi di questa battaglia era quasi considerato un privilegio.

Ma ciò che Nizouki notò è che la lotta si stava diffondendo sempre di più, e che le armi Tsufuru erano inferiori. E proprio come sperava Kaiohshin, Nizouki era intelligente e aveva capito che c'era un piano.

“Lo lanceremo in aria! Riposizionatevi! Aspettate il mio segnale...!”

I Saiyan si spostarono distanti l'uno dall'altro e su un piano orizzontale, con molta attenzione. La maggior parte dei guerrieri aveva raggiunto il proprio limite nel caricare le palle di fuoco, e sarebbero presto esplose o si sarebbe finiti a doverle lanciare imprecisamente ovunque. Ma tennero duro, perché sapevano che in questo storico evento tutti dovevano agire come dei guerrieri. E nessuno voleva essere conosciuto come “colui che ha miseramente fallito nel suo attacco contro il Guerriero Millenario”.

Per alcuni minuti, forse qualche secondo, un migliaio di Saiyan perse la propria individualità. Era grande abbastanza da essere notato.

Nizouki avvertì un formicolio. Un segnale forse. Una sensazione.

“FUOCOOOO!!!”

 

Una gigantesca palla di fuoco formata da più di mille Saiyan. Un ruggito che ricordava il loro grido di battaglia, come di scimmie giganti che sembravano invadere la pianura. Nizouki allungò le mani e aggiunse potenza l'attacco. Un guerriero rosso dalla grande potenza si teletrasportò quasi nel cuore del vortice, aggiungendo anche la propria forza e velocità. La sfera di energia salì in alto attraverso il cielo. Anche le armi Tsufuru spararono, e inviarono insieme le loro energie. Sopra di loro, si elevava una colonna rossa. Era una potente arma energetica che non avevano mai usato prima, ancora più efficace grazie all'unione con le palle di fuoco dei Saiyan. I missili avrebbero distrutto la coesione e fatto perdere potenza all’attacco complessivo.

 

In questo spazio, dove l'aria si stava trasformando in plasma rosso, dove il suono era stato superato da onde di energia, dove la temperatura aumentava secondo strane proporzioni, Romanesco stava ancora cercando di catturare il folletto che si aggrappava alla sua schiena come un disgustoso parassita.

E vide tutte le forze del mondo precipitarsi su di lui.

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