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Hanasia, la Regina dei Saiyan

Scritto da Salagir

Traduzione e adattamento di Crix e Prosavio

Questa storia si svolge sul pianeta dei Saiyan, ben prima che questi ultimi diventassero il popolo di sterminatori che ha portato terrore in tutta la Galassia all'epoca di Re Vegeta. Se ti sei mai chiesto in che modo queste persone così potenti vivessero in comunità, se vuoi sapere le sorti dei Guerrieri Millenari che hanno preceduto Broly, se le avventure di una frenetica ed emotiva combattente in un mondo crudele ti tentano…allora entra nel mondo della Saga di Hanasia!


Parte 1 :123
Parte 2 :4567891011121314151617
Parte 3 :18192021222324252627282930313233343536373839404142
[Chapter Cover]
Parte 3, Capitolo 27.

Il nuovo Capo del villaggio

Traduzione di Crix, adattamento di Prosavio

I tavoli del banchetto non erano ancora stati smontati dal giorno prima e non farlo si rivelò un’ottima scelta, dato che stavano per essere riempiti di nuovo, con l’aiuto di alcuni cacciatori. In un attimo fu tutto pronto, e tutti si precipitarono a svuotarlo di nuovo.

“Ci servirà un nuovo capo. Hanasia non può essere Regina e occuparsi del nostro piccolo villaggio contemporaneamente.”

“Ok. Mi prenoto.”

“Cosa?”

“Beh, sono il più forte, sono giovane…”

“Certo, – rispose un anziano – lo vedremo con qualche combattimento, credo. E non sarà sufficiente, bisognerà anche che il villaggio accetti il capo. “

“Per esempio, se Sarcocis decide di voler diventare il capo, non ci sarà modo che qualcuno sia d’accordo, anche se dovesse battere tutti! Ahahahahah!”

“Quindi combatteremo domani?”

“Hanasia non sarà qui domani! E siamo tutti qui adesso! Ci restano tre ore prima della notte, si possono fare dei combattimenti! Non penso ci siano molti candidati.”

Gli abitanti del villaggio si riunirono ed effettivamente, non ci furono che quattro candidati, due giovani e due patriarchi. Tutti lasciarono il villaggio verso una piana isolata. Hanasia e Corrne raccontarono del sistema del torneo in vigore nella capitale e fu deciso di fare due combattimenti uno contro uno e poi un combattimento tra i due vincitori. Gli avversari furono sorteggiati, e per primi si affrontarono in combattimento i due più vecchi.

Lo scontro non fu molto eccitante. Uno dei due non era un granché e in confronto all’altro, chiamato Moniak, non durò molto. Moniak aveva circa l’età del padre di Hanasia e aveva partecipato alla sua educazione. Lei lo conosceva, e gli voleva molto bene.

Toccò poi a Turoca e Cétinia. Il primo era giovane e violento, portava ancora su di sé il segno del colpo che Hanasia gli aveva procurato qualche mese prima (per delle ragioni sconosciute, anche a lui). La seconda era un’amica di Hanasia. Non era un’amicizia molto sentita, vista la dimensione del loro villaggio. Le due ragazze avevano solo un anno di differenza e quindi avevano fatto amicizia. Erano state cresciute insieme e con altri giovani della loro età. Avevano imparato insieme a cacciare, a combattere e a lanciare sfere energetiche.

Cétinia aveva partecipato a molti corsi di combattimento fatti da Hartich all’epoca. Era forte, ma non al punto di diventare capo villaggio, dopo Hanasia.

Anche se non ne aveva mai avuto la conferma, era possibile che lei fosse stata l’amante di suo padre.

Turoca fu sconfitto velocemente dalle complesse tecniche di Cétinia apprese dagli insegnamenti di Hartich.

Dopo un momento di pausa e un pasto, sotto la fioca luce del crepuscolo, Cétinia e Moniak si affrontarono sulla pianura. Moniak era più grande di lei, ma non sembrava molto più forte. Lui aveva dalla sua parte l’esperienza, e lei la sua determinazione.

Si alzarono in volo lentamente. Giusto per ricordarlo, l’abilità di saper volare non era così comune in questo villaggio. Questa era la battaglia decisiva per decidere il nuovo capo.

Cétinia cominciò a provare angoscia e ansia. Fino ad oggi non aveva mai immaginato di sfidare Moniak. Dalla sua compostezza, sembrava che se fosse sicuro di vincere, e il suo semplice sguardo la innervosiva. Come prenderlo di sorpresa? Era ambiziosa, e adesso che la coppia padre-figlia non era più lì, la porta era aperta alla riconoscenze e al rispetto da lei ambito.

Per Moniak era un grande momento. Erano ormai 23 anni che non si svolgevano più incontri per eleggere il capo del villaggio senza che Hartich partecipasse. Ed era tanto. Anche in piccoli villaggi, i capi andavano e venivano in una dozzina di anni, e ogni nuova generazione rimpiazzava la precedente. Quando Hartich tornò dai suoi viaggi attraverso il continente, aveva sfidato il capo e vinto il combattimento. Da allora, nessun altro era riuscito a batterlo.

Cétinia prese l’iniziativa e si scagliò su di lui. Attaccò con colpi molto violenti e pugni che Moniak dovette deviare ed evitare. Si allontanò verso il basso ma lei continuò a sferrare calci. Moniak rimaneva solo sulla difensiva ma sembrava cavarsela bene. A lungo termine, ciò avrebbe costituito il suo vantaggio. Moniak volteggiò nell’aria per sferrare un calcio, che si scontrò con quello di Cétinia: ciò li fece allontanare per poi scagliare numerose sfere energetiche. Non riuscì ad evitarle o pararle, e dovette incassarle, lasciando il tempo al suo avversario di rimettersi in posizione e di attaccare.

Il combattimento durò ancora qualche istante, con i suoi alti e bassi, e in un crescendo di violenza. Moniak cominciò ad essere molto stanco ed aveva molte ferite da scottatura causate dalle sfere energetiche ed altrettante tracce di colpi ricevuti. Cétinia era stata meno difensiva ed aveva incassato molti colpi in viso. Aveva molte lesioni visibili da cui colava il sangue. La sua faccia era quasi completamente ricoperta di emoglobina, ma teneva duro.

Respirando più forte di lei, Moniak sapeva di avere meno vitalità, ma lei sarebbe finita per cadere sotto i suoi colpi. Commetteva sempre più errori, mentre il suo avversario manteneva la calma. Avrebbe dovuto mettere fine all’incontro prima di essere troppo stanco, e per fare questo, doveva colpire sulle ferite della ragazza. Il sole toccò il suolo all’orizzonte. Qualche abitante del villaggio portò delle torce e della legna per accendere un fuoco.

Moniak scagliò un pugno verso Cétinia. La ragazza cercò di afferrarlo per fargli una presa, ma il suo avversario conosceva questa tecnica. Scosse la mano e diede un calcio che la ragazza parò con la tibia, ma era una finta alla quale seguì un altro colpo al viso. La Saiyan si allontanò volando e lanciando delle sfere energetiche per mettersi al riparo.

“Mi faccio fregare troppo spesso da queste tecniche – pensò mentre si asciugava il sangue tra gli occhi. – Serve che riprenda vantaggio per farlo smettere di usare questi trucchetti.”

“Non potrai fuggire a lungo, le tue sfere energetiche sono inefficaci”, pensò Moniak. Al posto di volare verso di lei, guadagnò altitudine sorpassandola, poi allargò le braccia preparando due enormi sfere energetiche.

“Il vantaggio!” Pensò Cétinia. Moniak stava già preparando un altro attacco, così la ragazza si gettò su di lui con la vana speranza di poter colpire il suo ventre completamente scoperto.

L’uomo lanciò le sue due sfere di fuoco una dopo l’altra. Lei continuò il suo attacco ed in un baleno le evitò, dato che non erano veloci quanto lei. Soddisfatta di se stessa, riuscì ad avvicinarsi a Moniak che aveva appena scagliato il suo attacco tentando di spostare le braccia davanti a se per ripararsi, ma era troppo tardi. Cetinia diede un potente pugno che scivolò sul braccio del suo avversario e ruppe la sua cassa toracica. Moniak accusò il colpo e si lasciò cadere al suolo non prima di aver ricevuto un altro colpo in faccia dall’avversaria. Entrambi i combattenti caddero a piena velocità. Se Moniak non avesse ripreso il volo, Cétinia che era al di sopra, lo avrebbe schiacciato al suolo con le sue ginocchia, mettendo fine definitivamente al combattimento. Cetinia sorrise sicura della sua vittoria, guardando la terra avvicinarsi e preannunciare il sandwich dove Moniak sarebbe stato l’elemento centrale. La ragazza sentì all’improvviso una sfera energetica schiacciarsi sulla sua schiena. Cetinia urlò e capì all’ultimo momento, vedendo l’altra sfera dirigersi verso di lei dalla parte opposta, che Moniak aveva lanciato delle sfere inseguitrici, una tecnica così rara e difficile che non aveva mai visto prima.

Ma era troppo tardi per parare anche l’altra, e non aveva che un avambraccio per limitare i danni dell’attacco frontale. Una seconda esplosione scoppiò in aria, e senza forze, Cetinia cadde. Entrambi erano al suolo, ma chi poteva rialzarsi? Entrambi? O nessuno.

Girandosi e vedendo il mondo ruotare intorno a lei, Cetinia restò fiduciosa. La caduta era stata dolorosa, ma il suo avversario stava sicuramente peggio di lei. In quel momento, sentì un urlo.

Moniak stava raccogliendo le sue ultime forze per afferrare la caviglia di Cetinia. Le due sfere energetiche erano dal lato opposto, infatti lei non si era mossa ed era rimasta molto vicina all’avversario! Dannata svista! Moniak la scagliò al suolo ancora più velocemente verso il punto di caduta. Cetinia si sfracellò riuscendo a proteggersi solo la testa.

Ci fu un rantolio tra il pubblico, e Moniak, il quale non riusciva a posizionarsi bene a causa dei danni subiti riuscì giusto a scagliare le proprie gambe verso il basso, cadendo violentemente sull’avversaria e infossandola per metà nel terreno.

L’uomo fece un grande respiro per riprendere le forze appoggiandosi con il pugno al suolo per non perdere l’equilibrio. Si raddrizzò lentamente. Cetinia era sempre sotto di lui, ferita e quasi incosciente. Il combattimento era stato rude. Poteva ucciderla. Il duello era stato equilibrato e la sua avversaria sarebbe stata pericolosa ad un prossimo scontro. Nessuno lo avrebbe biasimato se l’avesse uccisa.

Nessuno tranne Hanasia.

“Il combattimento è terminato.” Disse Hanasia, con un timbro di voce calmo ma abbastanza alto per essere sentita da tutti. Corrne fu scioccato. Non si può fermare un combattimento del genere, e non aveva il diritto di intervenire. Gli altri abitanti del villaggio non si sorpresero e Moniak liberò la ragazza e si allontanò.

Hanasia camminò verso di lui e quando furono faccia a faccia fece un piccolo salto per raggiungere la sua altezza e lo abbracciò tra le sue braccia.

“Congratulazioni!!” Urlò, stringendolo più del dovuto. Nonostante il corpo dolorante e le difficoltà nel restare in piedi, Moniak ricambiò l’abbraccio. Hanasia gli diede un bacio, poi lo lasciò continuare a camminare verso il banco più vicino dove sarebbe cominciato il banchetto in suo onore. Si sarebbe potuto rimettere a mangiare e bere senza badare al fatto che sia il suo naso che le sue costole erano in frantumi.

Hanasia continuò ad andare verso Cetinia. Affondò le braccia nel suolo per estrarre delicatamente la sua amica. Altri Saiyan vicini a Cetinia vennero per aiutarla a metterla su un letto, pulire il suo viso sanguinante usando qualche erba medicinale.

Passando accanto a Corrne, il quale si stava chiedendo cosa stesse facendo lì, Hanasia gli chiese:

“Saresti capace di ritrovare la strada per la capitale nel bel mezzo della notte come hai fatto oggi?”

“Sì, - rispose – però…”

“Bene allora. Partiremo in modo tale da arrivare per domani mattina. Nel frattempo vai a mangiare… e portami qualcosa.

Poi, continuò verso una capanna dove posò la sua amica su un letto guarnito di paglia e foglie insecchite. La notte era arrivata e la luna era nascosta dalle nuvole, per cui in casa furono accese più torce.

Meno di un’ora più tardi, Cetinia si risvegliò. Era in casa sua e c’era un lume acceso. Hanasia era lì, che rosicchiava un osso. Si mosse appena e sentì dolore ovunque. Il suo corpo si era riposato e ora poteva sentire il dolore di tutte le ferite.

“Hai perso. – Disse Hanasia sorridendo – Inutile continuare a muoversi. – Continuò, tenendola ferma con la sola forza di un dito – Sei messa peggio di una tartaruga senza guscio.”

“Merda!” Era tutto ciò che Cetinia aveva da dire.

“Avevamo sempre detto che non stai abbastanza attenta in combattimento… quindi, eccoti qua.”

Cetinia non disse nulla e rimase pensierosa.

“E questo, – cominciò Hanasia posizionando il suo dito sulla fronte di Cetinia e facendolo scivolare su una parte del suo viso – te lo porterai dietro tutta la vita.”

Cetina aggrottò le sopracciglia dal dolore della nuova ferita che sarebbe diventata una cicatrice.

“Non fa niente… il mio viso resta lo stesso più bello del tuo.”

Hanasia la guardò per poi sbottare in una risata. Non dubitava della bellezza della sua amica, ma il suo viso era coperto di scottature e vesciche. Questa frase era veramente incongruente al momento.

“Ah ah ah! Mia piccola Cetinia, se tu ti vedessi ora! – Disse senza malizia – Fai paura solo a guardarti! Non potrai farti vedere nemmeno nel giro di un mese!”

“Nemmeno da Darrir?”

“Ah no, Darrir non conta.”

Cetinia rise un po’ , non più di quello che le permetteva il dolore. Poi pensò ad un modo per sbarazzarsi di Hanasia. Avere qualcuno al suo capezzale non era una cosa che le piaceva.

“Smettila di dire stronzate e portami della carne. Posso sentire l’odore da qui, e sto morendo di fame.”

“Sono felice di vedere che stai già meglio!” Disse Hanasia mentre si allontanava.

Hanasia aveva capito il pretesto e uscì sapendo che non sarebbe dovuta tornare. Mangiò insieme agli altri e dopo aver riempito lo stomaco e aver raccontato più volte la storia di quel che era successo alla capitale, disse a Corrne:

“Forza, andiamo. Arriveremo prima della mattina e potrò dormire nel mio super letto.

Corrne prese il volo e Hanasia fece lo stesso. Harik uscì dal nulla e si attaccò alla caviglia di Hanasia.

“Parto insieme a te! – Urlò – Vengo alla capitale!”

“Ancora non sei andato a dormire?” Chiese Hanasia, agitando la gamba facendolo dondolare da ogni parte. Harik sembrava come un frutto attaccato ad un albero e scosso da un forte vento.

“Questo marmocchio è uno svergognato!” Osservò un Saiyan dal basso.

“Svergognato?! – Sbraitò un Saiyan più vecchio vicino a lui. – Quando eri alla sua età, facevi anche di peggio!”

“Lasciami andare! – Disse Hanasia – Rovinerai i miei stivali reali, queste cose sono rare da trovare.”

Come risposta, Harik si strinse più forte e Hanasia reagì immediatamente. Le scagliò rapidamente un colpo in testa con l’altro piede. Harik lasciò la presa e cadde sul dorso. La coppia si alzò così in volo e partì.

Harik si rialzò e cominciò a inseguirli correndo da terra.

“Se questo tizio può venire, posso farlo anche io!” Urlò il bambino.

“Prima impara a volare!” Rispose Corrne.

Poi Hanasia accelerò, Corrne si strinse a lei, e partirono a tutta velocità nel cielo notturno.

“Oh – fece la ragazza, girandosi verso la sua guida che si avvinghiava a lei a causa della velocità – ti devo far vedere la mia camera al palazzo reale. Ho un letto SPET-TA-CO-LA-RE e dobbiamo assolutamente farlo lì.

Corrne si stava già eccitando, e continuarono ad andare verso la capitale.

 

 

Yshar entrò nella grande stanza nella quale tutti gli altri guerrieri si erano riuniti. Le loro forze si propagavano per tutto l’atrio. Era raro vedere così tanti combattenti di tale potenza riuniti.

C’erano numerosi guerrieri sconosciuti. Molti avevano un’aura piuttosto debole, ma alcuni che non aveva mai visto avevano una prestanza imponente. Yshar riconobbe qualche leggenda. Tra di loro, un anziano guerriero della corte che era sopravvissuto all’attacco di un Demone del Freddo. Il rilevatore segnalò una considerevole forza vitale nonostante gli mancasse un braccio e avesse un’impressionante cicatrice che percorreva tutto il suo corpo. Sul lato, un essere della specie dei Morgoths, dei mostri enormi e molto resistenti. In un angolo, un ribelle famoso per le sue numerose azioni contro i Demoni, discuteva con altri. Tra un mutante dai poteri telecinetici e un assassino barvaro armato di un’enorme spada fatta di una lega stellare, un Namecciano. IL Namecciano! Il suo nome era Bourgo, l’unico Namecciano conosciuto in tutto l’universo.

Yshar non esitò più e si diresse verso di lui. Ora faceva parte dell’élite di guerrieri! Poteva fieramente camminare tra queste leggende e mostri del combattimento.

“Signor Bourgo. – Lo interpellò – Io sono Yshar, sono onorato di conoscerla.”

“Yshar , il Destro. La conosco. Allora è vero che combatte solo con la mano destra?”

“Lei mi conosce? – Fece, sorpreso e felice di avere già una buona reputazione – In realtà combatto come posso, e sono rari i casi in cui posso permettermi di scegliere quale braccio usare, ah ah! Ma il colpo di grazia lo infliggo esclusivamente con la mano destra.”

“È la tradizione…”

“Sì, è tipica del mio pianeta. Si distrugge con la mano destra, si perdona con la mano sinistra.”

“Questa mano sinistra… non viene utilizzata da molto tempo.”

“Ah, devo dire che in questi tempi di violenza, i combattimenti diplomatici finiscono sempre in un bagno di sangue.”

“Che peccato che tale potere di perdonare non lo utilizzi. Le tue mani sono coperte di sangue.”

Yshar sobbalzò, senza sapere se fosse appena stato insultato.

“Non ho… esattamente più potere di perdonare rispetto a qualcun altro…”

“Non conosco nessun altro guerriero che abbia un organo per perdonare. È una fortuna. Usala.”

Il Namecciano si girò per rivolgersi ad una persona che stava per avvicinarsi. Yshar era un po’ scombussolato. “È solo una tradizione…” pensò.

 

Due metri e dieci, una criniera sul capo e un’enorme mascella, lo chiamavano spesso ‘il barbaro’ , erroneamente.

“Bourgo-dono , è un piacere rivederla. Temevamo che avrebbe trovato il Signor Frosty sul pianeta Blizzard VII.”

“Krämm d'Istaal, il piacere è tutto mio. Non si preoccupi, Frosty non ha trovato che le mie gambe, le mie braccia, una parte del mio ventre, un’antenna e due orecchie tra le rovine della fortezza che aveva distrutto.

Il barbaro sorrise e cambiò argomento:

“Abbiamo forgiato una nuova spada per il combattimento che ci attende. Vuole vederla?”

“Con piacere.” Mentì Bourgo.

Krämm sguainò la sua lama gigante. Affilata e appuntita, brillava magnificamente.

“È magnifica – disse Yshar – Non avevo mai visto del metallo stellare.”

“Oh! Grazie. – Disse il barbaro – Io sono Krämm d’Istaal. Piacere.”

“Yshar il Destro. Superba. Può… può tagliare un Demone del Freddo?”

“Sì, rispose Krämm. Se lo tocca. Da alcune generazioni hanno imparato a temere quest’arma. Volevamo proporre un piano d’attacco a quanti più possibile per distrarre un Demone, con lo scopo di attaccarlo con successo. Abbiamo preparato un mantello per nascondere la nostra arma e tirarla fuori per sorprenderlo.

“Signor Krämm – disse Yshar – ho una tecnica che potrebbe fare al caso suo. Non è conosciuta fuori dal mio pianeta.”

“Non sarà sufficiente. – Disse Bourgo – Tutti sanno che combatti con la spada. Bisognerà nascondere tutto il tuo corpo. Occorre anche che tu sia nel cuore della battaglia, altrimenti non avrai il tempo di arrivare e scagliare il tuo colpo.”

“Un camuffamento?”

“Conoscete i bombardieri? – Fece una voce che veniva da un piccoletto che s’immischiò nella conversazione – Sono dei combattenti, o dei vascelli, che lanciano sfere energetiche molto potenti. In generale non sanno fare altro.”

Il Namecciano, il barbaro e il destro girarono la testa.

“Si vedono spesso nei combattimenti tra armate. Quando si tratta di combattenti, si vestono con un largo mantello per nascondere i loro movimenti cosicché il nemico non sappia dove e quando colpiranno. Il più delle volte, non sono molto portati per il combattimento ravvicinato, quindi due o più combattenti su delle navi gli ruotano attorno in modo tale da formare una muraglia.”

Continuarono ad ascoltare senza capire veramente dove volesse arrivare.

“Ma in un combattimento d’alto livello, i bombardieri sono spesso poco utilizzati, dato che si vede sempre arrivare una sfera energetica. Allora, a meno che non sia così pericolosa, nessuno se ne occupa.”

“Capisco, – disse Bourgo – il bombardiere vola nel cuore della battaglia e non è particolarmente attaccato. Se questo bombardiere è Krämm, sarà camuffato, e sarà pronto a colpire. È perfetto.”

“Oh… però non siamo così forti nel lanciare sfere energetiche.”

“È perfetto, – rispose Yshar – in questo modo nessuno cercherà di abbattervi.”

“Bisogna che il bombardiere abbia quanto meno una certa credibilità. – Disse Bourgo – Ci sono grandi strateghi tra la corte, se occupiamo dei guerrieri a proteggere un bombardiere inefficace, sospetteranno qualcosa.”

“Io sono un bombardiere. – Disse il piccoletto – È il mio mestiere, la mia unica competenza. Lei è così grande che se condividessimo il camuffamento, non si vedrà alcuna differenza.”

“Penso sia un buon piano. Sarà un peccato non utilizzare le competenze combattive di Krämm all’inizio dello scontro, ma se possiamo uccidere un Demone, allora avremo compiuto un grande atto.”

Yshar era grato di far parte di questo mondo eccezionale. E questo piano ideato in un istante era fenomenale. Molto meglio del suo.

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