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Hanasia, la Regina dei Saiyan

Scritto da Salagir

Traduzione e adattamento di Crix e Prosavio

Questa storia si svolge sul pianeta dei Saiyan, ben prima che questi ultimi diventassero il popolo di sterminatori che ha portato terrore in tutta la Galassia all'epoca di Re Vegeta. Se ti sei mai chiesto in che modo queste persone così potenti vivessero in comunità, se vuoi sapere le sorti dei Guerrieri Millenari che hanno preceduto Broly, se le avventure di una frenetica ed emotiva combattente in un mondo crudele ti tentano…allora entra nel mondo della Saga di Hanasia!


Parte 1 :123
Parte 2 :4567891011121314151617
Parte 3 :18192021222324252627282930313233343536373839404142
[Chapter Cover]
Parte 3, Capitolo 30.

Attacchi discretamente efficaci

 

Ci si annoiava fermi sul vascello che collegava lo spazioporto della nebulosa Omega e il pianeta capitale dell’Impero. C’erano su questa nave un centinaio di passeggeri, trentasette guerrieri della corte tra cui alcuni molto conosciuti. Nonostante viaggiassero nei migliori confort c’erano ormai abituati e non provavano particolare soddisfazione. Erano soprattutto annoiati dal fatto che erano stati chiamati alla corte, poiché avrebbero di gran lunga preferito continuare a vivere sui loro rispettivi pianeti.

I Demoni del Freddo riunivano lentamente le loro armate e i loro guerrieri più forti. C’erano tra questi alcune figure conosciute che si odiavano tra loro. In grande segno del pacifismo, erano stati piazzati a quattro angoli diversi dell’abitacolo affinché non si incrociassero.

Improvvisamente, il vascello fu scosso da un soprassalto e si sentì un forte rumore.

“Siamo sotto attacco da pirati spaziali!” Gridò il capitano.

“Ridicolo – disse il luogotenente Terasawa della corte imperiale. – Siamo su un vascello ufficiale dell’Impero, nessun pirata lo attaccherebbe.”

“Inutile sfoderare i cannoni – disse un altro guerriero – andremo loro incontro.”

“Avete degli scafandri? - Chiese il luogotenente. Ma prima di ricevere una risposta, si sentì una fragorosa risata.

“Uno scafandro, ah ah ah! Non avrete il tempo di indossarlo! – disse Coubura, un giovane esordiente che aveva scalato la gerarchia e che detestava il luogotenente, dato che era meno forte di lui.

“Potete sopravvivere nello spazio? – Domandò il pilota entusiasta.

“Andiamo, non c’è tempo da perdere – rispose Cobura mentre entrava in una camera di equilibrio. Si sentì una nuova esplosione, gli scudi non avrebbero retto ancora a lungo.

Come un pesce dentro l’acqua, Cobura si muoveva nello spazio verso il vascello nemico. Come d’abitudine nei combattimenti spaziali, la nave nemica era a centinaia di kilometri. Ma in qualche secondo la raggiunse, talmente si muoveva velocemente nel vuoto spaziale. Ma qualcuno lo attendeva. Sulla sua rotta, un enorme guerriero in uno scafandro della sua misura era pronto a venire alle mani.

Cobura amava particolarmente le battaglie spaziali ,perché era un’arte nella quale nessun’altro eccetto lui poteva padroneggiare. E questo guerriero gigante non faceva eccezione, il suo scafandro poco adatto ne era la prova.

Oltre al fatto che mancava il suolo come punto di riferimento per l’equilibrio, l’assenza totale di gravità rendeva tutti i loro abituali movimenti totalmente inadeguati.

Nello spazio, ogni colpo spingeva i due avversari in direzioni opposte e dato che non potevano mai essere perpendicolari, la forza dei colpi faceva ruotare gli avversari su loro stessi. Questo lo sapete sicuramente, ma viverlo è molto diverso. Una volte che si comincia a girare su se stessi, si ha perso il controllo.

Inoltre, solo un guerriero di forza molto elevata poteva resistere all’assenza di pressione, al freddo assoluto, alle radiazioni solari solitamente filtrate dall’atmosfera.

Tra l’altro, non importa quanto un essere vivente possa essere allenato, non entrerà mai nello spazio senza sanguinare dal naso per poi morire di mille disfunzioni del suo corpo nei minuti seguenti, dovuto al cambiamento delle condizioni ambientali.

Solo gli essere di una potenza mostruosa come un Super Sayan, erano naturalmente potetti dalla loro aura. Oppure, bisognava essere geneticamente adattati e le specie di questo genere si contavano sulle dita di una mano…

In breve, battersi in uno scafandro era un inferno. Questo abbigliamento non permetteva movimenti rapidi ed era molto fragile in confronto alla potenza dei colpi liberati in un combattimento. Qualche colpo ben piazzato ed ecco, un buco sufficiente affinché l’aria esca. Per dirla tutta, alcuni distruggevano la loro tuta spaziale cercando di sparare colpi energetici e dando fuoco così al centro dei propri guanti. (Ovviamente ciò non generava una vera e propria fiamma, giusto un piccolo buco.)

Questo mastodonte guerriero sprigionava una potente energia. Fuori dallo spazio, Cobura non avrebbe sicuramente avuto alcuna possibilità contro di lui. Scagliò subito qualche sfera energetica.

L’avversario non fuggì. Non ne aveva la possibilità. Creò una bolla energetica intorno a lui, una grande sfera che inglobava il suo corpo. Le sfere energetiche lo scagliarono all’indietro alcune centinaia di metri al secondo.

Cobura lo inseguì e pensò di avvicinarsi per colpirlo. Da davanti, da dietro, dai lati, poteva scegliere quello che voleva, difronte a lui il proprio avversario era completamente immobile.

Gli girò intorno poi caricò verso di lui, pronto a bombardarlo di pugni. L’avversario reagì un momento prima che Cobura si avvicinasse, brandì un largo oggetto da dietro la sua tuta.

Cobura vide la grande sagoma muoversi dietro di lui a velocità inaspettata. Quando il suo nemico si fermò, vide che l’oggetto era una grossa spada che l’avrebbe tagliato a metà. Come il sangue si diffuse nello spazio, Kramm diede un altro colpo di spada, tranciandogli la testa.

 

 

Accese la propria radio.

“Ce n’era solo uno, me ne sono occupato.” Disse.

“Ne arriveranno degli altri con gli scafandri – disse il contatto radio. – Devi andare verso di loro.”

Kramm pigiò un bottone sui suoi guanti e comparve uno schermo sulla visiera del suo casco. Dopo qualche movimento con le dita, gli venne indicata la direzione da prendere. I propulsori si accesero e ritrovò il vascello pirata. Sguainò di nuovo la spada e vide da lontano una dozzina di combattenti, fuggire dalla loro nave che perdeva chiaramente la battaglia. Nonostante le torrette stessero sparando loro, le tute spaziali permettevano di proteggersi facilmente dai colpi.

Il primo che attaccò Kramm fu tagliato a pezzi. Gli altri compresero l’inutilità degli attacchi frontali e iniziarono semplicemente a sparare sfere energetiche sfruttando le loro tute che glielo permettevano.

Kramm deviò i colpi con la sua spada. Sapeva che non avrebbe dovuto pararli con le mani e tantomeno essere sfiorato da essi. Si mise a girare su se stesso nuovamente, ma i propulsori dello scafandro riuscirono a stabilizzarlo.

“E’ molto veloce per essere così grosso – commentò il Luogotenente. – Ma verrà presto colpito.”

Proprio in quel momento uscirono dal vascello pirata una dozzina di guerrieri con tanto di tute spaziali. In media, erano meno forti dei loro avversari, ma quest’ultimi compresero rapidamente che erano specialisti del combattimento nello spazio.

In poco tempo i guerrieri dell’Impero furono decimati. Restava solo il luogotenente che era riuscito a salvarsi grazie alla sua tuta e alla sua agilità.

Vide la nave dell’impero esplodere per poi implodere immediatamente, con tutti i guerrieri della corte dentro. Non riusciva a mettersi in comunicazione con nessuno. Non c’era alcun dubbio che sarebbe servita un’inchiesta per sapere perché il loro vascello era scomparso, ma prima ancora che se ne rendessero conto, i ribelli avrebbero continuato ad attaccare i guerrieri della corte durante i viaggi spaziali, dove sarebbero stati vulnerabili.

Fece un segno al grosso guerriero, colui che aveva cominciato il combattimento. Chiese un duello.

Era solo, circondato da nemici. Quest’ultimi erano avversari onorevoli, non avevano ragione di rifiutare, se non fosse per il fatto che Kramm non era propriamente avvantaggiato. Ma Kramm non avrebbe mai rifiutato, lo sapevano. Accettò e chiese ai propri compagni di allontanarsi via radio, per evitare che venissero colpiti da sfere energetiche.

Quando si scagliò verso il luogotenente, quest’ultimo inviò centinaia di colpi energetici, che furono deviati da ogni parte grazie alla spada di Kramm.

Il luogotenente inviò sfere di potenza, velocità e forme diverse. Alternava colpi che non potevano essere parati nello stesso modo da una spada affinché il costante cambiamento avesse fatto sì che Kramm venisse colpito da dei residui energetici. Ma Kramm non si fece fregare. Non fece alcun errore. Quando arrivò all’altezza del luogotenente, quest’ultimo non fuggì. Avrebbe potuto allontanarsi e mitragliare di colpi il proprio avversario dall’alto per ore, invece lo aggirò a grande velocità e l’attaccò alle spalle.

Kramm scagliò un colpo di spada alle sue spalle, ma il luogotenente lo evitò. Entrambi girarono su loro stessi. Kramm sapeva che non avrebbe potuto prevedere quando sarebbe arrivato il prossimo colpo. Qui, non c’erano movimenti d’aria.

Sentì il pugno del luogotenente sul fianco. I componenti elettrici della sua tuta si distrussero. Cominciò a roteare la spada dietro di lui ma il luogotenente era posizionato orizzontalmente, così gli tranciò una mano. Girando su se stesso Kramm si allontanò dall’avversario. Quest’ultimo si afferrò la mano, probabilmente per riattaccarla in seguito, mentre la sua tuta aveva formato una strana schiuma all’altezza del taglio per prevenire fuori uscite di aria ed emorragie. Quanto a Kramm, il suo scafandro aveva perso ogni funzione vitale, ma l’ossigeno non era ancora fuoriuscito. Se non fosse stato circondato dai propri amici, avrebbe perso.

Kramm lanciò la propria spada che trafisse lo stomaco del luogotenente. La sua avanzata tuta spaziale si divise in due e il sangue dell’avversario straboccò per l’assenza di pressione. Il luogotenente morì prima di poter provare ad estrarre la spada.

“Una bella vittoria, oggi! - Urlò Kramm tornando sul vascello pirata. - Ma dobbiamo commemorare la sparizione dei nostri amici Aklavar, Tom Bibondal e Joshua. Un momento di silenzio per loro.”

Tutti i presenti abbassarono gli occhi, rispettando il rituale di Kramm. Poi dopo un po’, riprese la parola, come se avesse finito un pensiero.

“… non vi dimenticheremo mai.”

“Partiamo per un altro settore – disse il pilota. – Abbiamo le coordinate di un altro vascello da trasporto.”

“Sbrighiamoci, prima che reagiscano – commentò un guerriero. – Questo è l’inizio della fine. La fine dell’impero.”

Cosi continuarono i giorni seguenti, la rivolta scoppiava ovunque.

Sul pianeta Frosty 18 , il signor Mango cadeva per mano di Bourgo. Sull’avamposto stellare Observatory, i comandanti erano morti e non si facevano più trasporti di alcun genere. Tutte le vie più conosciute erano state cancellate. Delle armate che erano rimaste sopite si risvegliarono. Altre si erano rivoltate. Dei pianeti attaccavano altri.

I banditi d’ogni genere uscirono allo scoperto per approfittare del disordine generale.

I Ribelli, le armate dell’Impero, i pianeti indipendenti, le corporazioni e i fuorilegge si fronteggiavano tra loro per saccheggiare tutto ciò che non era più ben protetto.

Tutto per cosa? Perché si vociferava che uno dei prìncipi dell’Impero, uno degli indistruttibili e immortali Demoni del Freddo, era stato ucciso da un guerriero.

Un guerriero che l’aveva sconfitto in un combattimento singolo. Circondato da una possente luce e una rabbia. Un essere di una potenza incalcolabile…

 

Hanasia si risvegliò con la testa contro il terreno, con un filo di bava che colava dal lato della bocca.

 

Aveva ancora i piedi sul letto e sentiva il sangue montarle fin su alla testa.

“humllgrmhmgrm…”

Si alzò aiutandosi con la mano per poi fluttuare ritrovandosi in posizione verticale.

“Con dei letti senza bordi… il confort non è un gran che.”

Attraverso l’unica finestra di vetro del mondo dei Sayan, guardava la capitale illuminata dal sole delle prime ore del mattino.

“Figo, non ho nulla da fare oggi, altrimenti mi avrebbero svegliata. – Si diresse verso l’altro lato del letto dove erano sparsi i suoi abiti. – Ei ma Carnne? Corrin? Cavolo, non puoi chiamarti Brasca, come tutti?”

“Buongiorno anche a te, felice di rivederti – rispose Corrne – che era ancora interamente a letto.

Hanasia lo abbracciò imprigionandolo tra le sue braccia e la sua coda come era abituata a fare.

“Mio cantastorie… - cominciò abbassandosi su di lui. – Ho una missione per te. Vai alla biblioteca ad informarti su ciò che Nizouki cercava quando mi ha trovata. Impara tutto e poi me lo racconterai.

Corrne fu liberato, si alzò, si vestì e camminò verso la finestra.

“Non da quella parte!”

“Oh, giusto… me lo scordo ogni volta. – E si avviò verso il corridoio. Il concetto di muro trasparente ancora non gli entrava in testa.

Stessa cosa per il concetto di biblioteca. Storie raccontate da libri? Parlare ed ascoltare non erano cose molto più pratiche? Almeno non bisognava imparare strani segni scritti…

Uscendo dal palazzo, incrociò la strada di alcuni grossi e muscolosi contendenti per la corona che arrivavano da qualche lontana campagna.

L’ultima sfida per il trono si sarebbe tenuta l’indomani. Poco importava se fosse stato loro raccontato di come i precedenti contendenti erano stati sconfitti, questi guerrieri non avrebbero ascoltato comunque una sola parola.

“Non sarà domani che vedrete il grande Hydargos essere scagliato in aria alla fine del combattimento – disse un sayan che era alto almeno due metri.

Il giorno dopo il grande Hydargos fu lanciato in aria alla fine del suo combattimento di quattro secondi.

Nessuno dei nuovi candidati fu un vero problema.

“Possiamo dichiarare – annunciava nella sua bolla magica il consigliere del Re – Hanasia la nuova Regina dei Sayan! Gloria al nostro leader!”

Delle grida e delle proteste s’innalzarono da tutti i lati del ring. Stessa cosa avvenne in cielo dove erano riuniti centinai di sayan.

“Come da tradizione bisognerà rispettare qualche mese di tregua prima di sfidarla a duello. Nonostante sono convinto che molti di voi abbiano abbastanza motivi per non farlo. – Finì con un sorriso.

Ci fu poi un rituale sacro che sembrava piuttosto una festa barbara accompagnata da rumori assordanti che nemmeno il miglior amante della techno considererebbe musica. Cibo e bevande varie ovunque. Delle risse scoppiavano in continuazione e le guardie del Re dovevano intervenire ogni volta. Le zuffe di questo genere erano vietate alla capitale, bisognava allontanarsi per poter sistemare le faccende private a suon di calci e pugni.

Erano presenti anche qualche membro del villaggio di Hanasia. Approfittavano come tutti gli altri invitati, del cibo eccezionale della città e radunavano intorno a loro numerosi sayan, soprattutto del sesso opposto, raccontando di essere amici della regina.

Le voci che circolavano sugli scontri delle eliminatorie che si erano tenute alla capitale si erano diffuse in tutto il continente sayan e i turisti erano numerosissimi. Secondo gli Tsufuru da dietro i loro monitor di sorveglianza, non stavano festeggiando così tanto da una dozzina di incoronazioni.

L’appetito degli Tsufuru era meno vorace, nonostante la loro larghezza poteva far credere. Se gli Tsufuru erano grossi e rotondi, era perché la gravità di Plant li aveva formati così. Abricota stava sgranocchiando la sua colazione mentre entrava nell’ufficio della sua amica. Aveva le spalle rivolte verso l’entrata, prova del fatto che nessuno Tsufuru temeva per la propria vita da centinaia di anni.

“Ancora – pensò lo Tsufuru – questa fan-girl dei sayan li sta ancora guardando dagli schermi.”

“Quelle scimmie di sicuro si stanno divertendo. – Disse Chin. – Quelle tonnellate di cibo, le produciamo noi? E’ per questo che pago le tasse?”

“I banchetti di questa portata sono sponsorizzati da noi, sì. Non ti lamentare se stiamo ringraziando un po’ la Regina dei sayan, che ti ricordo, ha salvato il nostro pianeta già due volte. – Rispose Chiin-lee allungando la mano verso la sua collega.”

“E far scoppiare una guerra interstellare, certo. E’ un buon curriculum. Che cosa vuoi?”

“Ciambella.”

“Me la mangio, Tchin.”

“Signorina Abricota, se è venuta a vedermi senza una ciambella in più, dovrò considerarla come un’offesa verso un superiore e sarò costretta a riempire tre copie di rapporto per il Grande Ciambelliere Stellare. Sarai deportata su un asteroide gelato a gestire piantagioni di sassi. Sassi verdi.

“E’ il tuo nuovo capo il Grande Coso Stellare? – Rispose Brie tirando fuori un’altra ciambella dalla sua sacca.

“Certo, il tipo tutto giallo con le corna. – Disse Tchin afferrando la pasta.

Guardarono ancora per un po’ la festa sayan in diretta. Uno degli schermi non abbandonava mai l’inquadratura sulla regina che cominciava a sembrare indecorosa dopo aver bevuto troppo.

“Perché hai levato l’audio?

“La loro... emh, musica, non fa bene all’udito.”

 

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