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Hanasia, la Regina dei Saiyan

Scritto da Salagir

Traduzione e adattamento di Crix e Prosavio

Questa storia si svolge sul pianeta dei Saiyan, ben prima che questi ultimi diventassero il popolo di sterminatori che ha portato terrore in tutta la Galassia all'epoca di Re Vegeta. Se ti sei mai chiesto in che modo queste persone così potenti vivessero in comunità, se vuoi sapere le sorti dei Guerrieri Millenari che hanno preceduto Broly, se le avventure di una frenetica ed emotiva combattente in un mondo crudele ti tentano…allora entra nel mondo della Saga di Hanasia!


Parte 1 :123
Parte 2 :4567891011121314151617
Parte 3 :18192021222324252627282930313233343536373839404142
[Chapter Cover]
Parte 3, Capitolo 33.

Ice Kurima

 

La regina si gettò sul viso gigante della sua amica. Portava ancora le enormi cicatrici del combattimento per diventare capo villaggio. Era lei senza alcun dubbio. Oltre alle cicatrici, la sua voce e il suo viso deformati a causa della trasformazione e l’energia morente testimoniavano che non poteva essere che Cetinia.

“Hai mai visto… così tante lune? – Disse Cetinia alla sua amica microscopica in confronto a lei. Il suo sguardo andò verso il cielo rosso a causa del crepuscolo, o forse del sangue, fu l’ultima cosa che vide. Il suo cuore non batteva più e lei non sarebbe mai riuscita ad essere il capo villaggio. Hanasia sentì dell’acqua uscire dagli occhi. Quella stronza stava piangendo.

La Regina dei Sayan si alzò. Non guardava in cielo per evitare di trasformarsi in scimmione. Aveva nel suo campo visivo il popolo Sayan. Si stavano raggruppando per trattenere i loro compagni impazziti che li attaccavano. Una scena identica stava accadendo poco più lontano. Gli altri ipnotizzati avevano avuto meno fortuna ed erano dovuti essere uccisi dai loro fratelli.

Un grido assordante risuonò sulla piana. Un grido di rabbia come solo i Sayan potevano generare. Un’immensa luce d’oro accompagnata da una folata di vento e calore esplosero sul corpo defunto della scimmiona Cetinia. Gli ultimi brandelli intorno al suo viso furono spazzati via nel tornado di vento. Quando Hanasia alzò gli occhi verso l’essere che le aveva violato il cervello posò lo sguardo duro e deciso del Super Sayan della leggenda. Non ci sarebbe stata né pietà né un’altra chance per il suo avversario.

“Non è più sotto il mio controllo – osservò Chili con grande stupore. Non ebbe più il tempo di pensare dato che la Sayan liberatasi dal controllo mentale si gettò su di lui e le centinaia di metri di distanza tra loro non esistevano più. Non avrebbe fatto in tempo a pare un ipotetico colpo, che sarebbe stato ucciso da esso. Così stava per accadere.

Chili sentì un’onda d’urto attraversarlo. Si credette morto ma si trattò semplicemente della folata di vento causata da un colpo andato a vuoto. Poté vedere il corpo luminoso scagliare un calcio a vuoto con tutta la sua rabbia. Una massa nera e imponente era davanti a lui. Chi gli aveva salvato la vita?

Il generale Chatterton si girò verso di lui. “Maledizione – si disse Chili digrignando i denti. Devo la mia vita al Generale! Sarebbe stato meglio morire.”

“L’assassino del signore Chilled – gridò Peronipe puntando il dito verso l’essere che aveva l’aura gialla il quale si era rimesso in posizione di combattimento. – Assassino del nostro signore!”

“Sì – fece Mipan. – Abbiamo fatto uscire questa bestia immonda dalla sua tana.”

Chilli non sapeva che il generale fosse tra l’armata degli invasori. O meglio, sapeva che non era nel loro vascello. D’altronde se lo fosse stato sarebbe uscito all’inizio della battaglia e avrebbe massacrato la metà dell’esercito degli scimmioni da solo. Quindi, da dove veniva?

Gli altri membri della squadra si chiesero la stessa cosa. E chiedendoselo, ammiravano il combattente che (sicuramente) aveva tolto la vita ad un Demone del Freddo, orgogliosi per forse mezzo secondo.

La Regina dei Sayan brillava della potenza gialla che le conferiva l’invincibilità. Non si sarebbe trasformata in Ozaru, il termine utilizzato dai Sayan per descrivere la forma di scimmie giganti, dato che era già più forte. Era la Regina, era la fantastica Hanasia.

Il giovane soldato dell’armata del Re, o meglio adesso della Regina, l’aveva vista combattere faccia a faccia contro il mostro millenario. L’aveva vista battersi contro l’ignobile invasore con la pelle da insetto.

Un giovane Sayan proveniente dalla periferia fu pervaso da una nuova speranza. Era la seconda fase della battaglia e tutti sarebbero serviti.

“Tutti con la Regina! – gridò con forza. – Tutti con la Regina! – ripeté saltando in alto nel cielo, per attaccare i nemici che fluttuavano ad un’altezza che credevano sufficiente per evitare la massa dei Sayan sottostanti.

I Sayan più validi si rialzarono. Qualche scimmione gigante che si fingeva morto aprì un occhio e realizzando la vergognosa azione compiuta per la disperazione, immediatamente ruggirono con fierezza aumentando la loro aura al massimo della capacità.

Altri che si erano detrasformati per fuggire, tornarono sui loro passi e rientrarono in battaglia. Gli ultimi vascelli dell’Impero ricominciarono a sparare nuovi attacchi energetici.

Il combattimento riprese, prima che la squadra Hot se ne rendesse conto.

Hanasia doveva occupare tutti i suo avversarsi alla volta. Il nuovo arrivato era chiaramente più forte. Tutti dovevano essere sconfitti al più presto, dato che ciascuno di loro avrebbe potuto uccidere facilmente i compagni della Regina. Hanasia girò su se stessa, e lanciò dozzine di sfere energetiche, o così sembrò.

Riacquistato lo spirito guerrigliero, la squadra Hot e il generale si accorsero che dozzine di scimmie si stavano gettando su di loro e che la Super Sayan li attaccava tutti insieme. Che arroganza! Chatterton respinse le sfere energetiche e con grande stupore di Chili poi neutralizzò alcune scimmie. Come mai il generale non prendeva per sé la fetta più grande della torta?

Peronipe parò tutte le sfere energetiche che gli erano arrivate ed ebbe appena il tempo di notare la prima scimmia che stava saltando su di lui mentre ruggiva. Il nostro soldato Sayan non poteva saltare così in alto dovendo per questo cominciare a volare. Pero si girò e scagliò una sfera energetica, ma la scimmia non era più dietro di lui. Nonostante la sua velocità… fu preso da un mostruoso mal di testa. Contro tutte le aspettative, la scimmia aveva accelerato il volo proprio alla fine. E con un movimento elegante colpì con le ginocchia a tutta velocità la testa del guerriero Imperiale. I due combattenti caddero verso il suolo ad alta velocità, con il grande Pero sotto le ginocchia giganti del suo avversario. Peronipe, il bruto senza cervello della squadra Hot, che doveva abbassarsi per passare sotto qualsiasi porta, non si era mai sentito così tanto piccolo.

Mipan fu molto sorpreso dalla forza di queste sfere energetiche, che deviò bruciandosi le mani. Ne erano state lanciate così tante e così velocemente che era impossibile che fossero così pericolose, nonostante fosse proprio quello il caso. Utilizzò la sua velocità per gettarsi subito dopo contro l’avversaria e partire con un vantaggio. Sicuramente non l’avrebbe ferita, ma i suoi attacchi sarebbero bastati per farla deconcentrare affinché si facesse catturare nuovamente dal controllo psichico di Chili.

Chili doveva avvicinarsi ad Hanasia. Il suo ipnotismo non funzionava da lontano. Evitò una scimmia saltando e poi scagliandola al suolo con un potente attacco energetico.

Pero fu seppellito sottoterra, schiacciato dal piede di uno scimmione. Lo shock fu moltiplicato dalla loro grande velocità di caduta su un pianeta con una gravità molto alta. I soldati dell’armata Sayan si allontanarono dal cratere appena formato, mentre chi era già lontano non lo aveva fatto per vigliaccheria ma per preparare una potente sfera energetica da scagliare tutti insieme all’unisono verso il nemico producendo un nuovo e più profondo buco verticale nel terreno. Un nemico in meno.

Tutti gli apparecchi Tsufuru preposti al rivelamento energetico lampeggiavano in rosso. Il nuovo arrivato era più forte di tutta la squadra Hot messa insieme. Era stato identificato immediatamente dal consigliere della ribellione, al quale colava una goccia di sudore sul viso.

Ma più di tutti, era la potenza sprigionata dall’altro arrivato, quello che non si mostrava. Quello che non sarebbe mai dovuto essere lì. Colui che fece trasformare le gocce di sudore del consigliere in un’espressione di puro terrore.

Inviarono dei messaggi a tutti i loro alleati cercando quante più informazioni possibili, ma tutti i ribelli lo confermavano: nessun Demone del Freddo si sarebbe dovuto trovare su quel pianeta. Eppure c’era.

La piccola lucertola marciava nel bel mezzo del campo di combattimento, così magro ed esile, uccidendo con un solo gesto una scimmia che cadde al suolo dopo averle rotto tutte le ossa usando solo la telecinesi. Il piccolo essere dal sorriso sadico marciava sul terreno della battaglia come un pesce nuota nell’acqua, dilettandosi annusando il sangue, causando esplosioni e facendo terra bruciata. Era l’ultimo nato della famiglia più potente dell’universo.

Era Ice Kurima, il solo Demone del Freddo a portare un nome con uno spazio. Le sue mani dalle dita fine e delicate causarono un movimento d’aria davanti a lui per allontanare la polvere, ma il movimento fu così forte che oltre la polvere tutte gli scimmioni caddero pochi metri più avanti come fogli di carta in una burrasca.

Il Demone del Freddo era lì.

 

 

 

Mipan vide che Chili si gettava sull’avversario e che quest’ultimo non lo perdeva di vista. Hanasia temeva il suo potere e tutta la sua attenzione era catturata dal nemico. L’occasione ideale per assestare un colpo basso, pensò.

Fu così che Mipan passò a miglior vita : commettendo un errore da principianti. Credere di poter prendere di sorpresa qualcuno come Hanasia. Mentre stava per prenderla alle spalle, senza girarsi Hanasia si avvicinò verso di lui a palmo aperto inserendo la propria mano nel cervello dell’avversario come se fosse una spada.

Mipan avrebbe voluto morire tra le braccia di una ragazza, sconfitto dal suo peggior nemico che avrebbe combattuto solo in un mondo post apocalittico. Avrebbe ucciso il suo avversario ma sarebbe comunque morto a causa delle ferite. Avrebbe voluto che la sua vita fosse stata lunga e fosse terminata con la chiusura dei suoi occhi durante un tramonto i cui raggi, penetrando i vari strati dell’atmosfera, avrebbero creato una miriade di colori surreali dipinti nel cielo, in onore dell’ultimo combattimento dell’epico guerriero. E sotto le lacrime delle ragazze, probabilmente innamorate di lui e il pianto degli spettatori a cui avrebbe salvato la vita almeno una volta, avrebbe sentito la morte invaderlo e liberarlo da questo mondo violento.

Mipan fece “glurp” e morì in cielo. Cadde al suolo come un frutto troppo maturo, il suo cervello si sparpagliò su due rocce differenti producendo due distinti suoni “plotch” e “prouth”. Se nell’aldilà fosse stato concesso rivedere la propria morte, cosa non concessa dalle autorità del cielo poiché avevano cose ben più importanti di cui occuparsi, Mipan si sarebbe ucciso nuovamente con vergogna, preferendo di gran lunga non aver mai vissuto piuttosto che finire la sua vita in quel modo.

Chili fu scioccato dalla rapidità della morte del suo amico, ma ciò non lo fermò. Piuttosto che cercare di colpirla, repentinamente le girò intorno, pensando di essere colpito come era successo con Mipan. Ma Hanasia non si mosse. La guardò negli occhi cercando nella sua anima. Non era più la stessa persona.

Lo sguardo freddo e duro delle sue grandi pupille verdi e blu, non davano più alcuna apertura sullo spirito. La potenza psichica della Sayan lo sorpassava di gran lunga ora. E meno di un secondo dopo, Chili si allontanò terrificato. Il suo potere non funzionava più.

Hanasia lo sapeva e sorrise. Si mosse afferrando il braccio di Chili, che non essendosi nemmeno accorto del movimento, si fece rompere il braccio dall’avversaria. Hanasia fu soddisfatta di sentire il suono delle ossa rotte. Poi gli afferrò il mento a mano spalancata per interrompere l’urlo di dolore dell’avversario e causandogli ingenti ferite al viso. Hanasia successivamente assestò un colpo alla gamba del nemico con l’intento di rompergliela ma l’attacco fu così forte che l’arto venne tagliato di netto. Chili non era altro che una bambola morente nelle sue mani, ma non sarebbe morto affatto velocemente.

Per Cetinia e per tutti i Sayan deceduti sotto i colpi dei propri compagni ipnotizzati, quel mostro doveva soffrire. Ma un abbassamento improvviso della forza vitale dei suoi compagni la fece destare dal suo sogno sadico.

Il nuovo arrivato decimava i Sayan più velocemente dei guerrieri che lei aveva appena ucciso. Non poteva lasciarli soli un istante!

Scese velocemente per combattere il nuovo avversario, il quale fuggì. Un altro combattente bloccò la sua strada. Una specie di lucertola luccicante. Hanasia lo ignorò totalmente passandogli accanto ma ricevette un terribile e rapido colpo di coda che la fece cadere al suolo. Si rialzò immediatamente, stordita, e senza guardare in cielo per non vedere le sfere luminose. Dopo aver sentito l’energia dell’avversario si rese conto che effettivamente l’aura più forte e anche di molto, apparteneva a lui. Quel piccolo coso?

Il nostro piccolo soldato senza nome era fiero di aver partecipato all’abbattimento di uno delle quattro potenze nemiche che stavano cambiando le sorti della battaglia. E come gli altri si stava preparando per attaccare il nuovo arrivato, senza rendersi conto di commettere un errore.

Ebbe giusto il tempo di percepire una folata di vento che Peronipe gridando uscì dal suo buco come un gayser, per poi afferrare il suo braccio. Peronipe era incandescente, sanguinava dappertutto, aveva l’armatura a brandelli e gli mancavano qualche dente e un orecchio. Ma era vivo. Il suo corpo era un ammasso di dolore e reclamava vendetta contro coloro che lo avevano ridotto così che erano rimasti intorno al buco nel terreno. In ogni caso si assomigliavano tutti. Un semplice soldato dell’armata della Regina, un abitante della capitale, qualcuno proveniente da un villaggio lontano, morirono tutti, uccisi da un Peronipe che si scagliò su di loro a gran velocità facendo esplodere sul loro viso una sfera energetica.

Poi Pero si alzò in volo per riprendere fiato. Notò la presenza di Ice Kurima nella forma finale. Riorganizzò nella sua testa le priorità ( con un Demone nei dintorni, non c’era più nulla da combattere: quando arrivava un assassino di questo rango continuare a combattere era inutile). Poi vide il corpo smembrato del suo capo in fin di vita atterrare lentamente poco lontano.

Pero si precipitò in suo soccorso afferrandolo delicatamente.

Hanasia avrebbe voluto giudicare la forza del suo avversario. Lo guardò negli occhi per un lungo momento lasciando che il vento facesse muovere i suoi capelli biondi. Avrebbe voluto anche porgli delle domande, ad esempio, se fosse veramente un Demone del Freddo, dato che non assomigliava per nulla al capo degli invasori precedenti ma non ne aveva il tempo. Il suo avversario invece sembrava avere tutto il tempo del mondo data la sua postura rilassata. Aveva le braccia conserte e un sorrisetto malizioso. Ogni secondo che passava, una vita Sayan si spegneva a pochi passa da lì. L’altro combattente che era fuggito era mostruosamente forte anche se Hanasia sarebbe stata indubbiamente in grado di sconfiggerlo. Ma prima di poterlo fare, doveva sbarazzarsi della lucertola. Era chiaro.

La Regina dei Sayan si avvicinò al nemico e lanciò una sfera energetica in avanscoperta. Ice non si degnò di pararla e la sfera esplose sul suo ventre. Ciò provocò un po’ di fumo e Hanasia lo utilizzò per aumentare la propria velocità e attaccarlo di sorpresa con un colpo alla testa. Aveva ancora le braccia conserte quindi incassò il colpo indietreggiando un po’. Poi girò su se stesso ritrovandosi di nuovo faccia a faccia.

“tutto qua? – disse usando una mano per toccarsi il punto dove era arrivato il colpo di Hanasia. – E’ così che hai ucciso il mio amato fratello?”

“Quindi anche tu sei un Demone.”

Ma Hanasia non continuò la conversazione. Scagliò un altro colpo che stavolta venne parato. Ciò dimostrava che contrariamente a quel che voleva far credere, quei colpi gli facevano male.

Gancio sinistro, gancio destro, diretto, calcio frontale. Hanasia stava scagliando numerosi colpi che venivano parati senza troppa difficoltà. Era evidente che malgrado la sua piccola taglia, l’avversario era più forte degli altri. Molto di più.

I due avversari precedenti erano molto più grossi di Hanasia. La guardavano dall’alto in basso e i loro pugni erano grandi quanto la sua testa. Quello lì invece aveva ben più forza e velocità ed era più piccolo della Sayan. I suoi colpi erano più precisi e molto più dolorosi. A causa del suo corpo magro, i calci che Hanasia cercava di dare spesso andavano a vuoto. Al contrario del Guerriero Millenario che permetteva ad ogni colpo di scontrarsi con il proprio corpo, questo avversario schivava con maestria e replicava immediatamente.

Questo combattimento era molto più difficile dei precedenti. Il Guerriero Millenario era invincibile, ma raramente preciso nelle azioni e molto prevedibile, ciò dava il tempo ad Hanasia di riprendere fiato. Il fratello dell’invasore era semplicemente più lento, meno resistente e meno forte.

Il Demone stava avendo la meglio. Hanasia stava reggendo a malapena il ritmo e da pochi istanti, lui era quello che attaccava e lei quella che difendeva. I colpi erano talmente tanti che ebbe il bisogno di fuggire per riprendere fiato.

All’improvviso indietreggiò. Ice Kurima caricò verso di lei ma andò a vuoto dato che Hanasia aveva cambiato direzione verso il basso e accelerando ad una velocità superiore di quella della gravità.

“Pfu!” Sbuffò senza seguirla. Preferì gonfiare il petto e lasciarsi circondare dall’energia sprigionata. La sua forza fece muovere l’energia intorno a lui in una sorta di aura sferica che lo circondò.

Ma anche Hanasia approfittò di questa pausa. Ogni mezzo secondo di riposo era un piacere per il suo corpo che respirava da tutti i pori, il suo fiato si calmava e la sua aura ricominciava a brillare. Era ferita in diversi punti e il dolore si faceva sentire.

Sorridendo, il più giovane della famiglia dei Demoni del Freddo si diresse verso la testa di Hanasia, guardando la sua strana aura. Mentre si scagliava verso di lei sempre più velocemente, Hanasia capì che era impossibile fermarlo in quel momento. Volò sul lato e cambiò direzione. Cominciò a volare verso l’alto guadagnando altitudine lontana dai sui compatrioti che soffrivano di tutte le conseguenze della battaglia. Volare non era faticoso per lei e le permetteva di continuare a riposarsi. Siccome era inseguita, si girò e mise entrambe me mani in avanti. Un grosso scudo sarebbe stato più facile da fermare piuttosto che quel corpo fino del demone e questo era già un vantaggio.

Difronte a quella posa ridicola Ice Kurima rise e di tutta risposta accelerò. Sorpresa che il suo nemico potesse aumentare la propria velocità, Hanasia ebbe a malapena il tempo di contrarre i muscoli per far fronte all’impatto. Ma questa aura sferica non funzionava così. Al posto di sbattere, scivolò su di lei e continuò in direzione dritta, poi la Sayan riprese il contro del suo volo dopo essere stata scagliata di lato.

Kurima fu divertito da ciò e rise ancor più di gusto. Aveva usato questo tipo di attacco per attraversare dei vascelli da guerra e un pianeta. Aveva distrutto molte cose in questo modo e non aveva mai immaginato che contro un guerriero così forte potesse avere questo effetto. Si fermò, si rigirò, aumentò ulteriormente l’aura inviando centinaia di sfere energetiche.

Hanasia spalancò gli occhi. Come poteva di già generare un altro attacco di tale potenza? Era terrificante! Erano velocissime, non sarebbe stata in grado di schivarle tutte, ma doveva…

Non c’era tempo! Si posizionò orizzontalmente affinché molte gli passassero accanto. Incrociò le braccia difronte a lei e due attacchi esplosero frontalmente. Fece del suo meglio per non spostarsi a causa del contraccolpo dato che le altre sfere la stavano sfiorando. Si preparò immediatamente per il prossimo attacco, convinta che il mostro si stesse già lanciando verso di lei per il prossimo colpo. Fortunatamente questo Demone non era abituato a quelle tattiche di combattimento e se ne era rimasto lontano ad osservare come la sua nemica avrebbe schivato le sfere energetiche.

Ice Kurima non sapeva di amare così tanto i combattimenti. Non si era mai battuto così seriamente e duramente. Non aveva mai sentito il dolore dei colpi sul suo corpo, eccetto quando veniva punito dal padre o dai suoi fratelli. Non aveva mai toccato con mano il proprio sangue come stava facendo adesso con l’unica ferita profonda che aveva subito.

Avrebbe vinto, era sicuro. Si sentiva ancora una scorta di energia di riserva. Aveva solo qualche piccolo dolore, mentre la sua avversaria era ricoperta di sangue. E anche se per qualche strana coincidenza il combattimento fosse volto in suo sfavore, i più forti dei guerrieri della Corte erano lì e potevano prestargli manforte.

 

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