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Hanasia, la Regina dei Saiyan

Scritto da Salagir

Traduzione e adattamento di Crix e Prosavio

Questa storia si svolge sul pianeta dei Saiyan, ben prima che questi ultimi diventassero il popolo di sterminatori che ha portato terrore in tutta la Galassia all'epoca di Re Vegeta. Se ti sei mai chiesto in che modo queste persone così potenti vivessero in comunità, se vuoi sapere le sorti dei Guerrieri Millenari che hanno preceduto Broly, se le avventure di una frenetica ed emotiva combattente in un mondo crudele ti tentano…allora entra nel mondo della Saga di Hanasia!


Parte 1 :123
Parte 2 :4567891011121314151617
Parte 3 :18192021222324252627282930313233343536373839404142
[Chapter Cover]
Parte 3, Capitolo 39.

Il visitatore ribelle

 

Kramm di Istaal era convinto che la propria spada avrebbe ferito se non ucciso l’imperatore. Invece l’aveva bloccata! Mentre gli altri colpi non l’avevano minimamente scalfito.

Vedere la sua spada a pochi centimetri dal suo corpo, paralizzata da un’immensa forza, lo rendeva disperato. Kramm aveva fallito, l’intera operazione era fallita. Cosa sarebbe successo adesso? Blizzard avrebbe ucciso tutti? O avrebbe lasciato che il resto delle sue truppe venissero uccise ( i membri della corta erano nettamente in inferiorità numerica e la morte di Dijicharate li metteva completamente in svantaggio). Inoltre, molti avevano riconosciuto il terribile paladino inflessibile, il guerriero senza fallimenti, Kramm di Istaal. Sapevo di essere stati surclassati.

Ma la paura tra i guerrieri della corte non era nulla in confronto a quella provata dai ribelli che non avevano visto solo fallire il loro piano, ma contavano i loro ultimi secondi di vita in base alla benevolenza dell’imperatore. Fuggire? Era totalmente inutile.

L’impercettibile movimento del corpo di Blizzard informò tutti che la tregua di un secondo era terminata. Si sarebbe riseduto sul suo trono ad attendere che i suoi ultimi soldati si facessero uccidere e che i ribelli tentassero la fuga, o avrebbe attaccato, massacrandoli tutti, forse inclusi anche i propri soldati?

Gli occhi dell’Imperatore brillarono e Kramm comprese che si sarebbe avverata la seconda supposizione e che lui sarebbe stato il primo a morire.

Due raggi di una potenza esasperante che provenivano dagli occhi del divino monarca, attraversarono in due punti diversi il torace del barbaro, poi il soffitto e poi tutti i piani del palazzo fino ad arrivare in cielo.

 

 

L’atmosfera era pesante al quartier generale degli Tsfuru. L’arena spaziale era facile da seguire e sarebbe stata lì in meno di mezza giornata. La loro arma principale era ancora allettata.

Le conversazioni che si potevano ascoltare non erano particolarmente rassicuranti.

“Come procedono le cose?”

“Beh, sta sviluppando dei cancri.”

“Molti?”

“Uno o due ad organo vitale.”

Chiin-Lee stava seguendo dal suo ufficio sulla sua sedia fluttuante quando un beep le indicò un messaggio importante. Lo ricevette e la sua sedia cambiò direzione senza che lei glielo chiedesse.

“Abbiamo un ospite! Venite ad accoglierlo sulla terrazza.”

La sua sedia ci si stava già dirigendo. Avrebbe preferito muoversi solo dopo aver capito il perché, ma solo il fatto di aver accettato il messaggio era abbastanza. Le informazioni continuavano ad essere trasmesse dallo strumento di comunicazione.

“E’ un combattente molto rispettato della ribellione. Bourgo. Il Namecciano.”

Nameck… suona famigliare… Sì, quegli esseri mitici dalle misteriose origini e muniti di poteri magici. Sarà sicuramente un aiuto prezioso.

Molti Tsufuru erano già arrivati sulla larga terrazza dove a volte atterravano le navi. Un vascello spaziale di una persona, ma di grossa taglia, si poggiò lentamente sullo spazio che rimaneva. Chiin-Lee notò che quel vascello non era come tutti gli altri, data la sua struttura ed essendo monoposto, doveva essere un veicolo da corsa. Una sorda di Formula 1 spaziale.

L’abitacolo si aprì e l’alieno verse di alzò dalla sua postazione. Lo fece senza difficoltà anche se notò immediatamente il piccolo sforzo. Cento metri al secondo quadrato, una gravità impressionante. Come si aspettava da una tale condizione ambientale, gli esseri che lo accolsero erano piccoli e massicci. Ora che ci pensava però, la guerriera che aveva visto in video era troppo magra per una tale gravità. Era uno degli aspetti stravaganti dei Sayan, avere un corpo per gravità leggera su un pianeta con gravità così pesante. Avevano una forza enorme per permettergli un tale paradosso.

Bourgo mise piede a terra davanti allo Tsufuru più vicino. Quest’ultimo alzò gli occhi impressionato. Era ancora più grande di un Sayan! Che guerriero stupefacente!

L’ambasciatore parlò per primo:

“Maestro Bourgo, benvenuto su Plant ! Siamo felici di avere il vostro aiuto in questi tempi difficili. Vi mostreremo immediatamente lo stato della situazione, le nostre armi e quelle del nemico. Le piace bere o mangiare qualcosa prima?”

“Voglio incontrare la vostra guerriera Sayan, prima. E’ urgente cominciare da quello.”

“Nostra…? E’ difficile. E’ in territorio Sayan e…”

“Sta morendo. Bisogna sbrigarci.”

“Come…, come lo sa?”

“Credete che i Namecciani abbiano poteri magici, no?”

“Beh, sì… è ciò che si dice. Ma…”

“Beh, è vero.”

Bourgo era un Namecciano, quindi era capace di percepire i livelli di combattimento, un dono molto raro nell’universo, anche mille anni dopo. Dall’arrivo sul pianeta avrebbe dovuto percepito la forza del guerriero Sayan. Era così che aveva potuto sentire ed evitare i demoni del freddo, a volte ad un sistema di distanza. Ma lì, l’aura mancava. Inoltre, aveva rilevato degli alti e bassi di potere. Era una persona ammalata, con spasmi incontrollati.

Un vascello Tsufuru con un tetto alto, arrivò velocemente e alcuni Tsufuru abituati a vedere i Sayan accompagnarono Bourgo. Chiin-Lee si assicurò di essere parte del gruppo. Un suo collega avvisò il consigliere Sayan del loro arrivo, poi cercarono in vano un modo per sbarcare in maniera discreta i passeggeri nella capitale. Durante il volo alcuni Tsufuru si resero lentamente conto della loro situazione. Non avevano mai fatto una cosa del genere in tempi normali. Come ci erano arrivati? Era a causa del carisma del nuovo arrivato e per l’urgenza della guerra che stava per scatenarsi che stavano compiendo un’azione tanto temeraria come addentrarsi nel cuore di una città Sayan. Uno dei passeggeri cominciò a ripetere tra sé a tono basso “non ho un buon sapore”, per trovare la giusta pronuncia in lingua Sayan.

“Non riusciremo mai a passare sul territorio inosservati. - Concluse uno Tsufuru al telefono – ci sono troppe persone alla capitale. Potremmo atterrare all’interno della corte nel castello per essere circondati dal muro, ma dovremmo comunque scendere. Molti Sayan stanno volando… ci noterebbero sicuramente.”

“E se nel momento in cui atterriamo, ci bloccassero all’interno ricoprendo il tetto della corte con una larga lastra?”

“Non hanno materiali del genere. E di certo con pochi minuti non riuscirebbero ad assemblare tante lastre insieme. Non sono esattamente degli… artigiani.”

“Dobbiamo essere onesti. Chiederemo all’armata di tenere gli altri Sayan lontani dalla nave e di non essere troppo curiosi. Sembra che gli uomini dell’armata obbediscano.”

“Sayan che obbediscono? Pft!” Fece uno Tsufuru con tono sarcastico.

Bourgo ascoltando, si stava appassionando. Era interessante vedere come le due specie si vedessero e come interaggivano.

L’esercito della Regina era un esercito solo di nome. Quasi tutti i soldati precedenti erano stati uccisi dall’attacco antecedente dell’impero. Erano rimasti solo una manciata di codardi e imbroglioni.

Tramite i contastorie, centinaia di nuove reclute si erano aggiunte nei giorni precedenti. Molti erano curiosi, attirati dal racconto della battaglia che intrigava molti Sayan. Centinai di Sayan contro centinaia di nemici? Per una specie abituata prevalentemente ai duelli, era un concetto nuovo. Non era insolito che un gruppo di Sayan cominciasse una rissa, ma di solito ognuno combatteva per se stesso, fino a che tutti non erano esausti. Raramente si verificavano decessi dato che quei combattimenti spesso venivano iniziati semplicemente per divertimento, con un piccolo aiuto da parte dell’alcol. Un gruppo contro l’altro… non era normale. Anche tra due villaggi ostili solitamente le cose si risolvevano tra i capi. D’altronde, date le corte distanze tra villaggi, gli abitanti erano spesso parenti o ex membri del villaggio vicino.

I Sayan più curiosi stavano esplorando la capitale con le sue strade, le case ben organizzate e i suoi abitanti leggermente altezzosi. Scoprirono il cimitero. Il primo ed ultimo monumento eretto in onore della morte dei membri della propria specie, posizionato dove erano stati bruciati la maggior parte dei cadaveri delle vittime.

Alcuni Sayan capirono che per la loro sopravvivenza sarebbe stato più sicuro tornare immediatamente al loro villaggio. La maggior parte però, avrebbe fatto di tutto per partecipare alla prossima imminente battaglia che era stata annunciata loro. Fu inviato un istruttore, spesso giovane e inesperto, per parlare loro delle lune sintetiche, della sincronizzazione degli attacchi e dell’importanza del saper aspettare prima di prendere un’iniziativa personale che in lingua Sayan si pronunciava “agire normalmente”. Avevano solo pochi giorni per apprendere tutto ciò. E le persone stavano ancora affluendo alla Capitale. Quelle avrebbero avuto solo poche ore.

Il Consigliere stava parlando con i soldati che avevano combattuto nell’attacco precedente, tra cui alcuni arruolati da appena qualche settimana. Erano in molti, anche se la metà di loro era tornata in città, da qualche parte, come istruttori.

“Il vostro ruolo sarà quello di circondare la macchina volante degli Tsufuru quando arriverà e lasciare che atterrino. Tenete lontani i curiosi. Controllate tutto il perimetro che circonda il castello e ricordate ai turisti che non possono danneggiare le mura. Non esitate ad usare le maniere forti fin dall’inizio.

“Ma perché gli Tsufuru stanno venendo da noi?” Chiese una soldatessa alzando la mano.

“Beh, siamo alleati, quindi vengono per parlare, ecco.”

“Posso sfidarne uno?”

“…Cosa?” Chiese il Consigliere,

“Mi piacerebbe battermi contro uno Tsufuru.”

“N… No! Gli Tsufuru sono deboli, sarebbero incapaci di rispondere ad una sfida! Non sanno battersi.”

“Ah ah! – Fece un soldato. – Se non sanno battersi, come fanno ad essere ancora in vita?”

Per i Sayan, non sapersi battere è come non saper camminare. Chi potrebbe mai crescere senza saper camminare? Un qualsiasi animale di passaggio lo avrebbe mangiato vivo.

“Ascoltate, probabilmente è per questo che vivono lontani da noi. Da loro, non c’è bisogno di battersi. O qualcosa del genere. Quindi bisogna…”

“Se sono così deboli, perché li aiutiamo? Disse un soldato dal tono sprezzante, alzando la mano a metà frase, dopo essersi ricordato che era necessario per prendere la parola.

Il principio di alzare la mano prima di parlare, comprendeva teoricamente il fatto di dover aspettare che il capo desse il permesso per prendere la parola, ma quella parte era del tutto impossibile per un Sayan. Aveva imparato ad alzare la mano, era già qualcosa.

“Possono creare delle lune. E’ utile, no? Sicuramente ci ha aiutati. E le loro armi magiche possono uccidere molti nemici in battaglia.”

“Quali armi magiche? Eravamo da soli durante la battaglia.” Accusò un altro soldato.

Il soldato precedente grugnì toccandosi il braccio ancora ferito. Odiava che qualcuno gli ricordasse quella battaglia orribile e non era il solo.

“Hanno grosse armi volanti che sparano sfere energetiche a ripetizione. Possono essere persino più forti di noi.” Disse il Consigliere finendo il fiato.

“Quindi sono utili.” Fece una ragazza non del tutto convinta.

“Sì – disse il Consigliere. – E’ come con le biblioteche. Le proteggiamo, perché sono utili.”

“Prima le biblioteche, adesso gli Tsufuru, stiamo toccando il fondo.” Disse un’altra soldatessa. Presto i forti dovranno proteggere i deboli! Io vi avverto!”

“Ah, ah, certo!” Disse quello accanto.

“Ok – ricominciò il Consigliere mentre si massaggiava la fronte con le dita. Ci siamo intesi? Tutti pronti per la missione?”

“Sì! Sì!” Risposero i soldati.”

“Ma…” Fece una piccola voce alzando la mano.

“Sì?”

“… Posso sfidare uno Tsufuru se ha un’arma magica con sé?”

 

 

Il vascello Tsufuru si alzò in cielo il più possibile fino a quando alcune macchine disseminate al di sopra della città emisero un gas nell’atmosfera. Il cielo leggermente annuvolato si coprì totalmente, e mille metri al di sopra del castello, il vascello rimase invisibile. Poi, cominciò a scendere verticalmente.

Alcuni Sayan erano tornati a casa, pensando che quelle nuvole preannunciassero della pioggia. Ma la nave fu sicuramente vista, e i curiosi si precipitarono a vederla chiamando anche chi si trovava nelle vicinanze. Furono fermati dai soldati dell’esercito che non sembravano inclini a negozziazioni.

A terra, alcuni Tsufuru uscirono insieme al Namecciano, mentre altri rimasero sul vascello pensando che fosse più sicuro per fuggire via se fosse necessario.

Mentre continuavano a controllare i dintorni, i soldati più vicini non riuscivano a smettere di fissare intensamente i loro ospiti. Ciò metteva una certa ansia agli Tsufuru.

“Hai visto, quello Tsufuru sembra molto più grande degli altri! Non sembra affatto uno di loro.”

“Forse è il papà degli Tsufuru e gli altri sono bambini. Hai presente i bruchi con gli artigli che non assomigliano per niente ai figli?”

“Sono quegli insetti che hanno delle ali da adulti?”

“No, quelli sono i bruchi farfalla. Pensavo a quelli che hanno due metri di artigli. Ma è lo stesso principio.”

Hanasia sentì delle forze vitali avvicinarsi. Sentiva che non era maligna né pericolosa, ma era alquanto potente e di un tipo totalmente sconosciuto. Si alzò per la curiosità, ma dopo qualche passo posò un ginocchio a terra. Era furiosa di non essere in grado nemmeno di imprecare. I Sayan non erano abituati ad essere deboli. Cercò di sollevarsi in volo per muoversi, ma lo sforzo la sfinì rifacendola cadere a terra.

Un grosso robot la prese e la riportò sul letto. Era stato creato per quello scopo e aveva ripetuto la stessa operazione diligentemente una dozzina di volte da quando era stato installato. Aveva una specie di forma d’intelligenza e si notava che il suo incarico era abbastanza semplice, attendeva che Hanasia cadesse per rimetterla sul letto.

Il gruppo di ospiti, accompagnati dal Consigliere della Regina, entrò nella stanza segreta.

Bourgo si era abbassato per passare sotto la porta, poi si diresse verso il letto senza aspettare le presentazioni. Passò la sua mano lentamente sopra il corpo della malata.

“Sono scottature prese nello spazio.” Disse.

“Esposizione ad alte dosi di radiazioni. – Disse uno Tsufuru. – In spazio aperto senza protezioni.”

“Esiste un popolo che sa guarire questi problemi molto bene. Nel sistema…”

“Sì, l’abbiamo già detto. – Fece il dottore che si sentì un po’ insultato. – Ma quel popolo è ad alcune settimane da qui.”

“Bene...”

Bourgo rifletté velocemente. Non valeva la pena di chiedere a tutti di uscire. C’erano telecamere ovunque. Quello che avrebbe fatto si sarebbe visto, nonostante certe cose dovrebbero rimanere segrete. Fece scivolare le sue braccia sotto la Sayan e la alzò. Hanasia grugnì e cominciò a lamentarsi del dolore. Sapeva che c’era della gente intorno a lei, ma tutto le appariva quasi come un sogno.

“Torno tra un minuto.” Disse il Namecciano sotto lo sguardo preoccupato di tutti i presenti.

“No! Aspetta! Non in quella direzione, nessun Sayan può vederla in quella condizione.”

Non c’era alcuna uscita diretta dalla stanza segreta. Il Consigliere e due capi militari fecero muovere qualche guardia ma Buorgo arrivò verso la finestra più vicina dalla quale uscì ad una velocità tale cui nessuno avrebbe potuto eguagliare, per fuggire lontano dalla capitale dai suoi onnipresenti occhi.

 

 

Quando si fermò era ad un’elevata altezza sopra un largo campo vuoto, in mezzo ad una nuvola opaca e con la mano di Hanasia intorno al suo collo. Una mano tremante, ma che sarebbe potuta diventare potente all’istante se necessario.

“Lash ma srtn…”

Hanasia non riusciva a pronunciare le parole, ma Bourgo era un po’ telepatico come tutti i Namecciani di una certa età. Aveva capito: “Lasciami stronzo.”

Bourgo incrociò le gambe e si sedette in aria, posizionando Hanasia in mezzo alla culla improvvisata, liberandosi le braccia. Hanasia si lasciò andare dallo shock. Maledisse la sua debolezza e i suoi riflessi.

“Sto per guarirti.” Disse il suo verde rapitore.

Rovistò tra gli strati dei suoi vestiti che aveva appena strappato. I Namecciani potevano nascondere oggetti preziosi nel loro stomaco, dato che da milioni di anni di evoluzione non digerivano più nulla. Un attitudine del tutto inutile su Namek dove i concetti di nascondere e rubare erano senza senso, ma che aveva permesso molte cose al ribelle Bourgo. Ma ciò che cercava era l’unica eccezione. Se ingeriva questo tipo di alimento, faceva effetto immediatamente grazie ad un’antica magia, scomparendo nello stomaco. Finalmente lo trovò. Un piccolo sacco dove ne restavano solamente tre.

“E’ un seme dimenticato dagli dei. Si trovano su uno o due pianeti in tutta la galassia, coltivati in segreto da un saggio che si guarda bene dal diffonderli. Le poche persone che li conoscono gli danno nomi diversi in base alla loro cultura. Il mio fornitore li chiama “Reset”.

Hanasia guardò con diffidenza quel piccolo fagiolo* che l’essere teneva tra le dita. Sembrava un pezzo del suo stesso corpo!

“Mangialo e verrai guarita.”

La Sayan non ci credeva. Però avrebbe preferito morire avvelenata piuttosto che continuare a vivere in quel modo. Aprì la bocca, fece scivolare il fagiolo dentro per poi masticarlo e ingoiarlo.

La malattia che aveva colpito la Regina dei Sayan non era una normale malattia. Il suo corpo e la sua mente erano stati degradati in quei giorni. Immediatamente, sembrò come se si fosse appena svegliata da un lungo e terribile incubo. Finalmente rivedeva in maniera limpida. Sentiva , poteva capire e pensare. La sua forza era tornata. Aveva ritrovato il controllo.

Hanasia si allontanò in volo dal Namecciano trattenendosi dal colpirlo con un pugno. Poi si mise davanti a lui. Era un grosso alieno che come tutti gli altri non assomigliava a chissà cosa, nemmeno ad un animale che conoscesse. Fermò i pugni. Respirò profondamente. La sua forza era tornata.

La forza era tornata!

L’aria cominciò a riscaldarla intorno alla pelle. La differenza di pressione creò una folata di vento. Un piccolo tornado cominciò a scatenarsi intorno a lei appena iniziò ad aumentare la sua potenza. L’aria vibrò. Delle onde d’urto si scatenarono. Le nuvole intorno a lei scomparirono. Il vento diventò sempre più forte, il cielo cominciò a tremare, poi a ruggire. Lontano, al di sopra di Hanasia, si formarono altre nuvole. Erano più grosse, più nere e più minacciose. Allungò le braccia per far aumentare ancora di più la propria potenza. Bourgo la sentì, non era lontano dall’essere surclassato. La sua aura cresceva così tanto da essere terrificante! Ma non era ancora finita! Hanasia era contenta di aver ritrovato il controllo del proprio corpo. Aveva bisogno di sfogarsi e di sprigionare tutta la sua forza. Sorrise corrucciando le sopracciglia. Ingrossò il petto ed esplose la sua potenza tutta insieme. Il cielo ruggì e una luce emerse dalla massa di nuvole nere. Era come se fosse appena calata la notte.

Il Namecciano si era messo in posizione difensiva. Era circondato da un’aura malefica e distruttiva. Una forza terrificante e molto aggressiva. Era quello che aveva percepito in ogni guardia Sayan che aveva incrociato pocanzi, come dei bruti in un costante stato mentale tipico del pre-combattimento. Ma questo era cento volte peggio. Comprese che se per il momento erano dalla stessa parte, non si sarebbe potuto assicurare con certezza anche per il futuro. Era una persona pericolosa, che non aveva il suo stesso punto di vista sulla giustizia.

Quella forza lo sovrastava completamente. Quella Sayan era più forte di lui. Doveva necessariamente parlarle in qualche modo per essere rispettato, in maniera da essere suo amico ed alleato. Sapeva come doveva fare con quel genere di persone.

“Non dirmi che è con questa forza ridicola che hai vinto i demoni del freddo!”

Hanasia sorrise.

I suoi occhi passarono dallo scuro al chiaro. Una nuova aura la circondò, rendendo quella precedente obsoleta.

Nel castello Sayan, la commissione Tsufuru, lasciata sola senza la sua guardia del corpo dei ribelli in territorio ostile, stava sudando abbondantemente sperando nel veloce ritorno del Namecciano. Ad uno di loro suonò un congegno sul braccio. Guardò lo schermo olografico che si accese. Anche i suoi compagni vicini guardarono nell’interfaccia dove una spia rossa lampeggiava indicando qualcosa di strano. Alcuni notarono una mappa e un rivelatore di energia che segnalava il massimo. Gli Tsufuru si guardarono con gli occhi spalancati.

“La Regina dei Sayan è guarita!”

 

*Abbiamo capito che si tratta chiaramente dei fagioli di Balzar. In francese li chiamano “fruit” cioè frutto mentre in inglese usa “bean” cioè fagiolo. Qui mi attengo alla versione inglese per ovvie ragioni!

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