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Hanasia, la Regina dei Saiyan

Scritto da Salagir

Traduzione e adattamento di Crix e Prosavio

Questa storia si svolge sul pianeta dei Saiyan, ben prima che questi ultimi diventassero il popolo di sterminatori che ha portato terrore in tutta la Galassia all'epoca di Re Vegeta. Se ti sei mai chiesto in che modo queste persone così potenti vivessero in comunità, se vuoi sapere le sorti dei Guerrieri Millenari che hanno preceduto Broly, se le avventure di una frenetica ed emotiva combattente in un mondo crudele ti tentano…allora entra nel mondo della Saga di Hanasia!


Parte 1 :123
Parte 2 :4567891011121314151617
Parte 3 :18192021222324252627282930313233343536373839404142
[Chapter Cover]
Parte 3, Capitolo 38.

Rivolta? No, rivoluzione!

 

Che bordello in questa sala del trono! Dijicharate amava l’ordine. Solitamente l’ordine in piccoli pezzetti che non si muovevano e dai quali colava l’emoglobina.

Tutto si muoveva velocemente, osservò i combattimenti e giunse ad una chiara conclusione: i ribelli stavano massacrando le guardie. In maniera simile all’Imperatore, ciò gli diede un lieve dolore. Da sola avrebbe potuto ripulire la sala. Quanto all’Imperatore… beh, il solo fatto che le sfere energetiche di quel bombardiere gli scoppiavano addosso con lo stesso effetto di una goccia di pioggia, la diceva lunga sull’abissale differenza tra lui e gli altri guerrieri nella stanza.

Il bombardiere… ecco una missione degna di lei. La creatura, nascosta sotto un grande panno, sparava unicamente verso l’alto dato che lei si muoveva solo in prossimità del soffitto. Intorno a lui, tre ribelli molto resistenti attaccavano qualsiasi cosa si avvicinasse. Una buona squadra.

Durante il mezzo secondo necessario per decidere una buona traiettoria affinché gli conferisse un attacco ottimale, decise il tipo di assalto. Poteva uccidere il ribelle davanti al bombardiere, per poi continuare dritta verso di lui tagliandolo a pezzi, lasciando come idioti le altre due guardie del corpo. Ma non sarebbe stato sicuramente così facile. Avevano messo i migliori lì intorno, lo aveva notato. L’armatura che stavano indossando aveva una sottile lastra di katchin e persino un po’ di metallo stellare. Non li avrebbe tagliati a metà. Le sue armi avrebbero scavato su di loro. Sarebbero morti ma lei sarebbe rimasta immobilizzata e gli altri due si sarebbero gettati su di lei.

Doveva decidere velocemente. Presto il bombardiere sarebbe stato sopra Blizzard e far cadere sangue e pezzi di carne sopra l’Imperatore era qualcosa che nemmeno Dijicharate avrebbe osato fare.

Avvicinandosi a tutta velocità, trovò una falla nell’armatura. Ah, si credeva protetto, il ribelle! La lama di Dijicharate entrò con precisione chirurgica tra due pezzi indistruttibili, in una giuntura malformata. Continuò ad affondare la lama nella pelle del ribelle, tagliandogli un braccio e uscendo quando quest’ultimo cominciò ad urlare dalla sorpresa e dal dolore. Per fare ciò, abbassò leggermente la testa all’indietro rivelando il collo scoperto. In questo modo l’assassina si sporse per tagliargli la testa, quindi si sbilanciò e cadde insieme al suo avversario morto. Per essere sicura dell’uccisione, lo finì decapitandolo per poi sparire diventando una sfumatura. Gli altri due ribelli trasalirono e cambiarono posizione per coprire più superficie possibile lasciando però un buco troppo grande tra loro. Il prossimo attacco sarebbe stato quello decisivo.

Yshar vide la falla nella posizione difensiva e pensò di sostituire la guardia morta, ma sapeva che sarebbe stato ucciso in un colpo dalla terribile Dijicharate. Preferì dare qualche colpo con la mano del perdono al suo potente avversario con la faccia piena di segni.

Le due guardie del corpo restarono fermi aspettando l’attacco successivo, ma assomigliavano ad un coniglio che si prepara consapevolmente all’arrivo del lupo. E di certo Dijicharate non avrebbe mancato il colpo. L’assassina uscì da non si sa dove scagliandosi su di loro. Un ribelle alzò le braccia, ma l’attacco era già cominciato. Ebbero il tempo di vedere solamente una forma umanoide offuscata arrivare tra loro e un colpo circolare in aria, talmente forte da lasciare un segno sul soffitto.

Che straordinaria velocità. Così tanta precisione e forza, un attacco ammirabile!

Sotto la brillante luce della gigantesca spada, il corpo della regina della velocità e dell’ombra, Dijicharate, venne tagliato in due. Le poche persone che stavano seguendo il combattimento senza dimenticare nel frattempo il loro proprio avversario, ebbero un sussulto di sorpresa. Ciò fu fatale per un ribelle e per una guardia dell’impero.

Il più potente dei guerrieri della corte era appena stato ucciso dal più potente dei ribelli, che fu scoperto all’istante.

Fortunatamente non tutti avevano realizzato ciò che era appena successo. Ma l’Imperatore aveva scoperto che quel ribelle non era un semplice bombardiere.

“Adesso!” Urlò Kramm di Istaal e il bombardiere sparò tutti i suoi attacchi contro l’Imperatore, nello stesso momento in cui le ultime due guardie del corpo si lanciavano contro l’Imperatore nel tentativo di distrarlo e Kramm si scagliava a sua volta verso il nemico dall’alto con un’accelerazione ben superiore alla gravità del pianeta.

Il bombardiere spalancò gli occhi, Blizzard li chiuse. Non c’era molto fumo, le sfere energetiche erano state scelte appositamente affinché gli altri avessero saputo dove attaccare. La prima guardia del corpo caricò un pugno con un energia che lo fece brillare di un colore bianco che si rifletteva sulla propria armatura. Colpì la spalla dell’Imperatore, distruggendogli l’armatura come se fosse burro. L’altro ribelle mirò poco più in basso e con il ginocchio piegato si diede la spinta dal terreno per scagliare una ginocchiata nell’avambraccio del monarca. Un ribelle che era ai piedi del trono, dimenticò il proprio avversario per gettarsi sulla sua immensa coda arrotolata sul suolo. Abbracciò con le braccia e le gambe la parte rettiliana in due punti (dato che quella coda faceva più di un giro intorno a se stessa), questo gli avrebbe impedito di usarla, almeno nel mezzo secondo che sarebbe stato necessario. Yshar era troppo lontano per essere utile, quindi per aiutare, sperò che le cose andassero bene, sperò con tutto se stesso.

La spada fatta di lega stellare, una delle lame più pesanti e affilate dell’universo, si abbatté sul Demone del Freddo. Il tempo sembrò fermarsi.

Kramm d’Istaal, uccidendo nello stesso secondo Dijicharate e l’Imperatore, avrebbe vinto la battaglia da solo.

 

 

 

Come tutte le persone civilizzate, Avoka il grande telecinetico detestava Yikoun. Questo mostro bavoso fuggiva dal regno animale grazie alla sua facoltà di parlare, ma per il resto era un insulto alla parola “intelligenza superiore” che si dava generalmente ad ogni specie che poteva sfregare due pietre per accendere un fuoco. In effetti, nel suo pianeta di provenienza, il fuoco non era ancora stato scoperto.

I Glaviots, la specie di Yikoun, era stata scoperta almeno qualche decina di millenni fa e da allora, non fu scoperta alcuna evoluzione nel loro comportamento. Il loro pianeta aveva una strana particolarità; come la luna che orbita intorno alla terra che mostra sola una facciata, il suo pianeta orbitava intorno ad un sole con un emisfero permanentemente illuminato e l’altro in un’eterna notte. L’unica luminosità proveniva dalle stelle che generalmente erano nascoste da grosse nuvole. Data la vicinanza al sole, la parte non illuminata non era fredda. Una trentina di gradi nei punti più freddi e un centinaio ai margini della zona non illuminata. Nella zona soleggiata, nessuna forma di vita era mai andata a misurare la temperatura.

I Glaviots avevano un paio di occhi globulosi che potevano vedere agli infra-rossi, ovvero le fonti di calore. Quegli occhi riuscivano a vedere molto acutamente. Persino un piccolo assortimento di oggetti a temperatura ambiente erano in realtà di qualche decimo di grado più calorosi, abbastanza per permettere ai loro occhi di individuarli. La luce dello “spettro visibile” era tanto invisibile quanto gli infrarossi per noi e stare sotto una forte luce non dava loro alcun fastidio. Quindi, non avevano nessuna preferenza nemmeno per i luoghi bui.

Queste bestie vivevano a lungo. Due o trecento anni. Era necessaria una tale longevità dato che i più intelligenti tra loro non padroneggiavano la lingua fino ai 34 anni di età. Erano naturalmente dotati in quanto alle addizioni e sottrazioni a mente, ma unicamente fino a 2931 e mai nei numeri negativi. I più motivati matematici rinunciarono definitivamente nel cercare di far apprendere a qualsiasi elemento di questa specie le moltiplicazioni, non ne erano minimamente capaci. Una volta uno dei migliori studenti Glaviots disse: E’ complicato. Due per due fa quattro e due più due fa quattro. Ma uno per uno non fa due e tre per tre non fa sei. E’ stupido.”

I Glaviots qualche volta mangiavano pura energia, generalmente in forma luminosa. Più di una volta erano stati visti mangiare un fuoco o un lampo e come dicevano, non potevano resistere ad una luce così buona. Ovviamente loro intendevano la luce che potevano vedere a infrarossi e non la porzione di spettro visibile a cui siamo abituati noi.

La loro grossa stazza e il loro esoscheletro, armato di enormi artigli e gambe flesse in una posizione adatta al salto che gli conferivano una mostruosa velocità, li piazzava di diritto tra le specie più forti dell’universo. Al di sotto ovviamente di Sayan, Namecciani, Demoni del Freddo e Draghi Neri dal pianeta Dromor. Un Sayan veterano avrebbe corso molti rischi affrontando un Glaviot adulto. La stessa cosa per un Drago Nero. Ma ciò che differenziava i Sayan da queste altre due specie era che Plant contava centinaia di migliaia di individui, al contrario delle altre due specie sopracitate che vivevano molto a lungo ma procreavano con la stessa frequenza dei panda giganti, non avendo quindi più di uno o due migliaia di elementi.

Yikoun era il Glaviot più forte che esistesse e aveva raggiunto il rango di élite. Nessuno della sua specie si era mai spinto ad un tale livello di combattimento. L’unico che lo avrebbe surclassato, dopo migliaia di anni, si sarebbe chiamato Yakon e come lui, sarebbe morto per mano di un Super Sayan.

La notizza dell’attacco del palazzo dell’imperatore era troppo lontana per raggiungere la loro nave mentre viaggiavano verso Plant.

Frost era impazziente di arrivare. Era già preparato. Al contrario dei suoi fratelli, era capace di rimanere nella sua forma finale nella quale era nato. Per riuscirci, si era allenato duramente al fine di padroneggiare la terribile potenza del suo corpo che sarebbe potuta essere facilmente trattenuta da una forma di riduzione.

L’unico demone che avrebbe seguito i suoi passi, molti anni dopo, sarebbe stato Coola, da cui avrebbe tratto ancora più benefici.

“Yikoun, stai tremando, sei nervoso e non sai stare fermo. Stai anche sbavando ovunque. Calmati.” Disse l’unico in grado di parlare in questo modo al mostro.

“Sto cercando di fare del mio meglio, Lord Frosty. – rispose la bestia. – Se troviamo il guerriero luminoso, sarà il combattimento più entusiasmante di tutti i tempi! E’ così forte! E così… uh, luminoso! Non riesco a dormire, penso alla sua luce. Sbavo perché penso alla sua luce! E ogni volta che vedo un lampo, penso alla sua luce!”

“Beh allora, tieniti occupato, esci fuori a correre, c’è spazio.”

“L’ho fatto, mio Lord. Ho fatto mille giri del campo spaziale. Il giro lungo intorno alla parte con le grosse piante. Alberi, sì, quelle cose. Ma sono ancora eccitato.”

“Hai contato fino a mille, Yikoun?” Chiese il Demone del Freddo come se stesse parlando ad un bambino.

“Non lo so, mio Lord. Ma credo che mille sia un bel numero.”

“Avoka, quanti giri ha fatto il nostro Yikoun?” chiese il demone girando la testa verso il suo guerriero, che era seduto il più lontano possibile per evitare la puzza di Yikoun.

“Duemilatrecentosette giri, mio Lord.” Disse Avoka senza alzare la testa.

Frosty sapeva che avrebbe risposto. Quando si ha l’intelligenza e la percezione di Avoka, conoscere ogni movimento di ogni essere su quella gigantesca nave e ricordare ogni singolo dettaglio, era naturale come per un umano ricordare cosa aveva mangiato a colazione. Anche i Demoni del Freddo avevano un’acutezza terrificante in quanto ai loro sensi e un’alta intelligenza che gli permettevano di fare con naturalezza quello che un genio o un saggio autistico poteva fare concentrandosi. Ma Avoka era persino oltre. Frosty ne era affascinato e non perdeva mai occasione per testarlo.

“Oh – disse il Glaviot. – Mi sbagliavo, devo rimediare!”

“Vuoi annullare i tuoi milletrecentodiciassette giri di troppo? E come?”

“Correrò verso il senso opposto.”

Il mostro se ne andò mentre il Demone sorrideva e Avoka gioiva. Ad ogni modo Avoka non fu in grado di ignorare il fatto che nonostante Yikoun stesse contando i giri a voce alta, ne aveva fatti 1412.

Avoka ammazzava il tempo giocando a scacchi, una variante con 63 pezzi diversi che veniva giocata turno dopo turno su una grossa scacchiera. Giocava contro un computer dato che nessuno durava molto contro di lui. Persino le funzioni cerebrali generalmente superiori dei Demoni del Freddo venivano sconfitte dalle sue strategie. Avoka aveva perso 12 pezzi su 31. Il suo Re era ben protetto dietro una muraglia fortificata ed essa stessa era sorvegliata da alcuni tra i pezzi migliori. Il computer era rimasto con solo 8 pezzi, ma li aveva abilmente manovrati affinché qualsiasi attacco al suo Re avrebbe aperto la strada al 63esimo pezzo, l’unico al centro della scacchiera, il quale avrebbe potuto spazzare via in modo casuale un’intera linea nemica. Beh, non così casualmente. Quel pezzo si chiamava l’imperatore, colui che decide chi vive e chi muore.

Il problema con i computer era il loro stile di gioco così prevedibile. I loro algoritmi calcolavano semplicemente milioni di mosse, scegliendo la meno rischiosa per giungere ad un buon risultato. Di conseguenza Avoka spesso giocava in nella modalità “folle” e il computer tentava mosse disperate. Era grazie a queste mosse che aveva perso la maggior parte dei pezzi. Ma l’ultima mossa difensiva era interessante. Avoka notò nella sua mente quella che sarebbe potuta essere una strategia utile per uno scenario nel quale potrebbe essere in difficoltà. Solitamente Avoka non era mai in difficoltà, ma gli piaceva essere previdente.

Mancavano ancora alcuni giorni all’arrivo. Il pianeta-trappola, Plant, avrebbe sicuramente riservato qualche sorpresa che gli sarebbe piaciuto scoprire.

Sempre se Frosty non lo avesse fatto esplodere prima, come secondo i piani.

 

 

Hanasia stava dormendo e grazie alla sua potenza superiore che le donava poteri extra-sensoriali, sognava grandi avvenimenti che la concernevano.

Bourgo stava dormendo e grazie alla sua superiore natura di Namecciano, non stava propriamente dormendo. Aprì un occhio per guardare gli schermi. C’era ancora molta strada da fare.

Perché non si era unito all’attacco dei ribelli contro il palazzo imperiale?

Neanche lui ne era sicuro. Per paura di ritrovarsi contro l’Imperatore? Per paura di essere inutile? O per paura della sconfitta? Quando aveva avuto accesso a questa navicella, piccola ma molto veloce, aveva visto un’opportunità. Ma il fatto che fosse possibile farlo, non significava che fosse una buona idea.

La sua coscienza gli diceva che stava scappando da qualcosa, con il pretesto di correre verso qualcos’altro.

D’altro canto, c’erano solo pochi guerrieri ribelli vicino Plant e non erano poi così forte. Doveva aiutarli, giusto?

In effetti, la vera motivazione era certamente quella di poter incontrare l’essere più forte dell’universo. Era alquanto egoista.

Bourgo sperava che l’attacco al palazzo stesse andando bene.

 

 

La disperazione non prende le persone di sorpresa. Generalmente, è il risultato di una lunga lista di piccoli disavventure e sorprese. Raramente, può arrivare all’istante, come quando qualcuno vede il lavoro di una vita scomparire. Nel caso di Kramm, era più o meno questo il caso, dato che si ritrovò bloccato in aria con la spada inclinata verso il basso, tenuta da due dita giganti di Blizzard. Due dita della mano alla fine dell’avambraccio dove il ribelle in armatura era ancora piantato. Kramm si sarebbe messo a piangere, se ne avesse avuto il tempo. Ma nel decimo di secondo dove il tempo sembrò bloccarsi, non permise all’occhio del barbaro di espellere abbastanza liquido. L’altro ribelle era paralizzato vicino la testa del loro nemico. Sembrava un pappagallo, il suo pugno incandescente della temperatura di centinaia di gradi celsius fumava addosso all’armatura che non si era nemmeno graffiata.

Non era tanto la ridicola semplicità con la quale Blizzard aveva fermato il colpo che riempiva di vuoto e disperazione il cuore di Kramm. Era piuttosto lo sguardo che gli aveva lanciato, con la testa totalmente girata verso di lui. Uno sguardo annoiato che diceva : “Pff… pensavi veramente che ciò sarebbe bastato…”

Erano fottuti, si erano sbagliati. Non si poteva nemmeno sfiorare un demone del freddo.

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