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Hanasia, la Regina dei Saiyan

Scritto da Salagir

Traduzione e adattamento di Crix e Prosavio

Questa storia si svolge sul pianeta dei Saiyan, ben prima che questi ultimi diventassero il popolo di sterminatori che ha portato terrore in tutta la Galassia all'epoca di Re Vegeta. Se ti sei mai chiesto in che modo queste persone così potenti vivessero in comunità, se vuoi sapere le sorti dei Guerrieri Millenari che hanno preceduto Broly, se le avventure di una frenetica ed emotiva combattente in un mondo crudele ti tentano…allora entra nel mondo della Saga di Hanasia!


Parte 1 :123
Parte 2 :4567891011121314151617
Parte 3 :18192021222324252627282930313233343536373839404142
[Chapter Cover]
Parte 3, Capitolo 34.

Rinforzi di artiglieria

 

Corrne stava portando le truppe Sayan verso la capitale. La battaglia era già cominciata. Aveva accettato il bracciale degli Tsufuru che gli avrebbe permesso di comunicare con loro, ciò faceva di lui l’equivalente di un consigliere della regina. Era una grande responsabilità e intendeva usarlo con saggezza.

“Cosa sono quelle sfere luminose nel cielo, laggiù? “ Chiese un paesano che volava vicino a lui.

Sono le lune piene che vi trasformeranno in Ozaru. Non guardarle per il momento. Quando ci saremo avvicinati, avranno la stessa funzione della luna piena e ci tengo a trasformarci tutti insieme attaccando con l’effetto sorpresa.

“Attenzione!”

Un sfera energetica vagante arrivò nella loro direzione. Si spostarono di lato ma passò comunque troppo lontano. Toccò il suolo dietro di loro creando un enorme cratere che esalava fumo. Fin troppo forte per essere l’opera di un Sayan.

“Che bello, non avevo mai visto la capitale.” Fece un Sayan troppo giovane secondo Corrne per partecipare alla guerra.

“Se c’è ancora …” fece il contastorie. E se sopravvivi, finì nella sua testa.

Le sfere nel cielo si faceva sempre più grandi. E i rumori del conflitto sempre più intensi. Il gruppo notò come delle scatole luccicanti distrutte in terra e i cadaveri degli invasori.

“A terra! – gridò Corrne. – A partire da ora, continueremo sul suolo, dobbiamo essere discreti e soprattutto, non guardate in aria!”

I suoi ordini furono ripetuti tra la folla per raggiungere tutti, dato che malgrado la sua forte voce da cantastorie, non poteva essere sentito da centottantasette Sayan che lo accompagnavano da tutti i villaggi diversi, insieme ad alcuni elementi dell’armata che non erano in servizio al momento dello scoppio della guerra.

Appena due chilometri dopo, il suo bracciale squillò. Una voce deformata gli indicò che erano abbastanza vicini per essere trasformati dalle lune artificiali e che inoltre, una piccola collina si trovava poco lontano dalla loro posizione sulla sinistra, da quella posizione avrebbe visto tutta la pianura sulla quale si stava svolgendo la battaglia.

Corrne fece muovere il gruppo sulla collina riunendoli. Gli concesse qualche secondo per approfittare della vista strategica, ricordandogli di non portare lo sguardo al cielo.

Nessuno stratega, conoscendo la natura dei Sayan, avrebbe mai immaginato un tale effetto sorpresa. Era evidente che su un tale numero, almeno tre o quattro avevano finito per guardare in aria prima del dovuto e una volta trasformati in scimmioni si sarebbero fatti notare.

Ad ogni modo, il piano funzionò. Tutti volevano fare la differenza nel combattimento ed erano pronti se necessario a seguire gli ordini seccanti di un altro Sayan affinché il piano funzionasse. Inoltre erano stupiti dallo strano spettacolo che nessuno avrebbe mai immaginato. Scimmie giganti ovunque in pieno giorno. Crateri e dozzine, centinaia di scimmie. Piccoli puntini volavano tra loro : i nemici. Un puntino luminoso: la loro Regina.

Un Sayan infatti, uno solo, seguendo con gli occhi uno dei punti in cielo, fece scivolare il suo sguardo su una delle lune. Invece di distogliere immediatamente lo sguardo, come avrebbe dovuto fare, restò imbambolato, contemplando la sfera luminosa. Poi i suoi occhi diventarono bianchi. Una donna Sayan accanto a lui riconobbe immediatamente i sintomi della trasformazione in Ozaru. Si gettò su di lui strappandogli la coda.

Dal vascello ammiraglio, nello spazio, questo gruppo saltò all’occhio. E l’informazione scoperta venne annunciata via radio.

“Rinforzi? E allora? – disse tra sé e sé il generale. – Me ne occuperò dopo.”

Aveva già vinto la battaglia poiché molti dei sopravvissuti stavano fuggendo in ogni direzione, tranne che verso il mare. Alcuni Sayan cercando di essere discreti, si erano tagliati la coda e si stavano limitando a correre sul suolo. Ciò tranquillizzò Hanasia che poté preoccuparsi di meno per loro. Ma il Generale Chatterton ne stava uccidendo ancora molti.

Chatterton posò lo sguardo sulla sua attuale nemesi. Certamente il più forte dei nemici presenti, dopo l’essere luminoso ovviamente. Questa scimmia gigante non aveva ilo sguardo rabbioso come gli altri. Era molto più tranquillo, molto più… professionale. Era in posizione di combattimento, cosa che nessun’altra scimmia faceva. Era riuscito a schivare la maggior parte degli attacchi del generale, e cercato di colpire l’avversario molte volte con forza e precisione, nonostante non fosse mai riuscito ad assestare nemmeno un colpo.

Quello era il guerriero di rango più alto, aveva ucciso numerosi guerrieri d’élite e della corte, per questo erano ancora in vita da quando la squadra Hot aveva attaccato gli elementi più forti. Questo voleva dire che era riuscito a cavarsela anche contro la squadra Hot. Un incredibile curriculum.

Ma difronte al generale Chatterton, la sua morte era imminente.

La scimmia avanzò scagliando numerosi colpi. Sembrava come se stesse fluttuando in aria, danzando seguendo dei fili invisibili. La scimmia manteneva la guardia alta dopo ogni colpo, una virtuosità senza pari.

Ma per Chatterton questa danza era come se effettuata a rallentatore.

Volò tra le braccia pelose del mostro e utilizzò la sua grande taglia per afferrarne una e trascinarla dietro di lui. Con la sua enorme forza era come se stesse forzando la muscolatura di un bambino. Con una mossa, piegò il suo avversario in due, tenendolo prigioniero con un armlock, primo anno di judo. Poi scagliò la bestia gigante verso il suolo e la scimmia colpì il terreno, incapace di muoversi e di fuggire dalla presa volando come avrebbe voluto fare.

Ora che aveva bloccato lo scimmione, il Generale doveva semplicemente finire l’esecuzione con una sfera energetica.

L’Ozaru era nel suo cinquantatreesimo anno di vita. Per l’epoca e la durata media della vita di un Sayan, era un’età avanzata. Laddove i giovani pretenziosi e pieni di vita arrivavano a poter controbattere l’esperienza di un veterano. Malgrado le numerose ferite e cicatrici, Luberkut non aveva mai preso molti rischi in un combattimento. Aveva sempre riconosciuto di essere inferiore quando era consapevole che l’attacco successivo gli avrebbe causato una grave ferita. Probabilmente se non fosse mai stato così prudente sarebbe stato Re da due o tre decadi.

Non era stato molto tempo fa, che aveva provato diventare Re. Non sapeva che quella sarebbe stata l’ultima volta. Ma questa Sayan, questa regina non sarebbe mai stata battuta, era evidente. Luberkut non credeva al destino. Nessun Sayan credeva al destino sebbene fosse comunemente accettato che non controllassero del tutto le loro vite. Ma era assurdo costatare che nemmeno la potente razza Sayan era in grado di resistere all’invasione dei demoni e che il loro arrivo coincidesse così fortuitamente con l’apparizione di ciò che era, e di questo non aveva alcun dubbio, il vero Leggendario Sayan, che appariva ogni mille anni.

E lui, quel vecchio combattente orgoglioso di aver inventato il suo stile di combattimento, che aveva messo in difficoltà ogni Re Sayan, uno dopo l’altro, e che era sopravvissuto ad ogni combattimento malgrado la pericolosità (probabilmente anche perché aveva sempre abbandonato troppo presto), stava per essere ucciso da un invasore, nel mezzo di un campo da combattimento circondato da centinaia di suoi simili.

Era fuori questione.

Si sentiva il suono sgradevole (solo a certe orecchie) della rottura di un osso a molti metri di distanza insieme allo strappo di qualche muscolo. Girando al contrario di come permettevano le articolazioni del suo braccio, graffiando il suolo, Luberkut si ritrovò faccia a faccia con l’invasore, e con il suo unico braccio rimasto, scagliò il pugno più forte che poteva assestare. Il dolore gli invadeva tutto il corpo. Era come se il suo pugno avesse colpito una roccia, invece era il corpo del generale che era inamovibile il quale stava già caricando una sfera energetica. Fu in quel momento che Luberkut sentì il dolore del braccio mozzato che il generale si era portato via.

Il generale aumentò la sua aura per non allontanarsi per chilometri nel cielo a causa del pugno. In realtà si spostò solo per qualche metro ma gli sembrò che il mondo battesse le palpebre per un istante, davanti a lui.

Lasciò cadere il braccio spezzato della scimmia e dimenticandosi della sfera energetica che stava per lanciare, si toccò la faccia e guardò le sue dita. Un piccolo livido e un po’ di sangue. Il suo. Oh, sicuramente aveva già avuto un po’ di dolore qua e là, dovuto all’intensità del combattimento, anche qualche graffio. Le sue vittime erano così tante che era normale che qualcuno fosse riuscito a colpirlo.

Ma quella scimmia, l’aveva colpito più duramente degli altri. E se l’intera armata non fosse stata sconfitta, altri compatrioti avrebbero attaccato subito dopo per approfittare della situazione. Si sarebbe dovuto tornare indietro dozzine di anni per vedere il Generale Chatterton in una tale “critica” situazione.

“Le mie sincere felicitazioni” disse. Poi lanciò la sfera energetica sulla scimmia gigante affaticata, ponendo fine alle sue sofferenze.

 

 

Per i Sayan, una goccia di sangue in bocca non è totalmente sgradevole. Sicuramente, l’evoluzione aveva portato ogni tipo di animale a non amare particolarmente ciò che costituiva un evidente segno di disfunzione nel sistema di sopravvivenza, più precisamente, avere del sangue al di fuori delle vene e delle arterie. Ma per quegli esseri i quali la violenza costituiva il loro equilibrio mentale, la vista, il sapore, e anche l’odore del sangue indicava soprattutto la vittoria sull’avversario. Ovviamente in bocca è diverso. Hanasia non era un vampiro e come chiunque, anche lei avrebbe assunto la leggera espressione di disgusto che si ha quando le papille gustative inviano il segnale di liquido vitale presente nella bocca.

Hanasia non era un vampiro, ma un Sayan. Un Super Sayan. IL Super Sayan. Quel segnale era ciò che provocava la sua eccitazione. E ciò che le ricordava che il sangue le stava uscendo dal resto del corpo. Hanasia si elevò in volo e fece esplodere la sua aura, aumentando il calore intorno a lei e facendo seccare il sangue che colava da ogni ferita. I sue capelli si addrizzarono ancora di più, poi gridò con tutta la collera in faccia al suo nemico .

Gonfiando i suoi muscoli, Hanasia sentì che i suoi piccoli tagli richiudersi. Non stava guarendo, ma il sangue non scorreva più. Facendo esplodere la sua energia, aveva l’impressione, forse solo un’impressione, che il suo potere incrementasse. Doveva sconfiggere il demone. Doveva per forza farcela, altrimenti ogni Sayan sarebbe morto.

Hanasia si scagliò di nuovo contro la lucertola, brillando con tutta la sua forza.

Il Generale Chatterton aveva vinto la battaglia. Non importava che due combattenti dalla forza centinaia di volte superiore al resto stavano duellando ancora in cielo. Una battaglia era costituita da soldati, e non ce n’erano più.

Fece un rapporto della situazione, nel quale confermava semplicemente ciò che il vascello ammiraglio vedeva, al sicuro nella stratosfera.

“Dalla nostra parte, Lord Ice Kurima operativo. Me stesso, operativo. I guerrieri della corte Peronipe, ferito e Chili non operativo. Dalla parte dell’avversario, il “super” guerriero, operativo. Numerosi guerrieri giganti non operativi, incoscienti o morti. Gli altri sono fuggiti. In lontananza, un’armata di rinforzo che non osa intervenire.”

Il vascello ammiraglio gli avrebbe voluto comandare di occuparsene, dato che era evidente che stessero preparando qualcosa. Ma ricordando al vascello ammiraglio che sapeva perfettamente che erano lì, Chatterton confermò di aver deciso da solo di farlo. Era di rango superiore all’ammiraglio ed era fuori questione che quest’ultimo gli ordinasse di attaccare, anche se l’ammiraglio avrebbe voluto farlo.

Il Generale annunciò che non avrebbe fatto nulla in quel momento. Si posò al suolo e prese il tempo di respirare. Aveva fatto molto e meritava una pausa, dato che sapeva che anche se i rinforzi si fossero trasformati, li avrebbe sconfitti nello stesso modo con il quale aveva annientato l’armata precedente, molto più numerosa.

Guardò in alto. Il cielo era illuminato da alcune sfere che brillavano come grandi soli, anche se con meno forza. Due mostri la cui potenza si disperdeva nello spazio, spazzava via le montagne e creava onde sulla cresta del mare. Avrebbero potuto distruggere il pianeta se avessero voluto. Ma non solo devastare la sua superficie, prosciugare gli oceani, distruggere qualsiasi cosa al di sotto un chilometro al del livello del mare, lasciando solo uno strato di lava come lui stesso ed altri potenti guerrieri avrebbero potuto fare. No. Loro avrebbero potuto far esplodere questo pianeta che era dieci volte più denso della norma, in centinaia di asteroidi e forse addirittura ridurlo in polvere.

Peronipe che raramente parlava, non fece nient’altro che osservare lo straordinario combattimento, di cui percepiva a malapena la metà dei movimenti, del resto come il suo generale. Il suo capo squadra, sempre attaccato al suo braccio, non aveva la forza di dirgli di tornare in un vascello per fargli ricevere delle cure.

Hanasia aveva afferrato le braccia del demone del Freddo e anche lui le stava tenendo gli avambracci. Erano della stessa statura e si spingevano l’un l’altro. Quando Ice le dava dei calci Hanasia si parava usando le gambe e quando il demone usava la coda, anche lei usava la sua coda per pararsi. Ice Kurima cercò di rompere le braccia di Hanasia stringendo la presa e lei reagì facendo la stessa cosa. Il demone realizzò che il suo avversario aveva più forza sulle punta delle dita. Sentì un gran dolore alle braccia. Se avesse lasciato andare, avrebbe perso il confronto e sicuramente avrebbe preso più colpi. Si pentì di non poter sparare raggi laser dagli occhi.

Come risposta, Hanasia gli lanciò un’occhiata malvagia del tipo “oh, questo farà male…” e non lanciò laser dagli occhi, ma aprì la bocca e con sorpresa del suo avversario, lanciò un raggio energetica proprio sul suo viso. Kurima lasciò le braccia dell’avversaria e indietreggiò gridando dal dolore, mentre del fumo usciva dal suo viso. Era l’attacco che più aveva accusato tra tutti quelli presi.

Impazzito dalla rabbia, riattaccò di nuovo dall’alto la sua avversaria che era sempre più affaticata. La sayan aveva dato tutta se stessa in questi ultimi minuti e come aveva capito all’inizio, il demone era più forte di lei.

Ma era per questo che aveva tenuto in serbo un asso nella manica.

 

Hanasia si allontanò lanciandogli numerose sfere energetiche molto deboli. Ice Kurima le deviò facilmente. Approfittò del momento di riposo per massaggiarsi il viso che era ancora nero dopo l’attacco di Hanasia.

Ma era un errore da parte sua concedere ad Hanasia il momento di respiro che richiedeva. Non si dovrebbe mai concedere ad un avversario questa opportunità.

Hanasia guardò in cielo verso una delle sfere luminose e fissò lì il suo sguardo.

Il cerchio nel cielo produceva una luce più forte di una luna piena. Guardandola per un po’, diventava ipnotica. Sapeva che questa strana sensazione sarebbe durata fino a quando la sua coda non sarebbe stata tagliata via. Il fatto di essere trasformata in Super Sayan non sembrava cambiare nulla al processo, se non di risentire dieci volte più forte i sintomi della trasformazione.

La sua prima luna piena fu a quattro anni. La memoria dei Sayan era ciò che era, ma se la ricordava bene. L’aveva vissuta esattamente come i bambini della sua età, con la particolarità di aver distrutto la propria casa. Sua madre e suo padre l’avevano trattenuta e aiutata a riprendere il controllo di se stessa. La sua seconda volta aveva provato a volare e a controllare il suo flusso energetico… una volta soddisfatta dei progressi raggiunti aveva chiesto un duello contro su padre. Una sconfitta epocale.

Il cielo si scurì un poco. Per averlo visto succedere ad altri, sapeva che i suoi occhi diventavano bianchi. Poi la sua mascella si ingrossò spinta dalla pressione dei denti che crescevano. Poi, toccò ai muscoli crescere. All’improvviso , il suo volume raddoppiò, distruggendo i vestiti reali. Poi cominciò a ingrossarsi, ricoprendosi di pelo, ma non marrone come era di solito per gli Ozaru, ma biondo come i suoi capelli e la sua coda.

Il mondo si rimpiccioliva intorno a lei. Tutto ciò assomigliava ad un sogno e fu riportata al suo più primitivo istinto senza farsi sopraffare da questo. Mantenne il controllo. Quando si sentì cadere verso il suolo, cominciò a volare e poi guardò il Demone del Freddo. Era rimasto a bocca aperta. Avrebbe potuto attaccarla in quel momento come lei aveva fatto con suo fratello. Che Imbecille che era.

 

L’Ozaru dorato era su tutti gli schermi dell’armata del Freddo e degli Tsufuru. Alcuni applaudivano dato che sapevano che la Sayan era diventata molto più forte del suo avversario. Altri erano molto preoccupati per la sopravvivenza del loro pianeta.

Hanasia lasciò fuoruscire un tratto della sua nuova personalità, gridando talmente forte sul campo di battaglia che il suono coprì un raggio di parecchi chilometri. Poi, si scagliò verso la lucertola molto più velocemente che la sua nuova taglia potesse far immaginare.

“E allora, stupidi scimmioni? Che voi siate giganti o piccoli, che cosa cambia?” Gridò Ice Kurima nel corto secondo che li separava.

Ebbe la sua risposta. Hanasia scagliò un pugno verso il demone il quale tese le braccia in avanti pensando di parare il colpo poi le piantò nella mano dell’avversaria la quale si sentì punzecchiata come da un ago. Ice Kurima non riuscì a parare nulla. La forza dell’impatto gli fece rientrare le braccia, gli si inclinò il corpo e risentì dello shock dell’attacco. Fu scagliato ad alta velocità verso il suolo dove fu sotterrato nel terreno dall’impatto.

Ice riuscì immediatamente e fu accolto subito da Hanasia che l’aveva seguito a grande velocità. Lo colpì di nuovo e non ebbe il tempo di posizionare le braccia a croce davanti il viso. Stavolta fu scagliato verso il cielo fermandosi solo grazie alle capacità di volo. Il demone si strofinò il viso, confermando con il tatto che stava sanguinando.

Questo lo riempì di rabbia e puntò le sue mani aperte davanti a sé lanciando un potente attacco energetico. Non avrebbe distrutto il pianeta, no. Ma tutti i corpi, gli aborigeni che erano incoscienti o feriti, quelli che ancora fuggivano, la città che si vedeva da lì, tutto sarebbe stato distrutto e cancellato dalle mappe. Il Generale sarebbe stato capace di fuggire proteggendosi dall’impatto che lo avrebbe raggiunto a distanza. E nel peggiore dei casi anche se la scimmia fosse sopravvissuta, sarebbe stata gravemente ferita.

Niente si avvicinava alla potenza distruttrice del Demone del Freddo.

La luminosità abbaiante dell’attacco mostrò tutta la sua potenza e partì in un lungo raggio verso il suolo, proprio in direzione dello scimmione dorato. Hanasia aprì la sua larga gola ed esplose anche lei un attacco. Sugli schermi di controllo Tsufuru, tutte le scale energetiche indicavano il massimo e diversi allarmi suonarono. Chiin-Lee non aveva più visto una cosa del genere dal Guerriero Millenario.

I due attacchi si incontrarono a metà strada, producendo un’altra sfera energetica di luce intensa, ma senza esplosioni. Invece, le due energie si scontrarono come in un gioco di tiro alla corda inverso. Ice aumentò l’energia del proprio attacco scagliandola verso la sua avversaria. Nel farlo, aumentò la massa muscolare, liberò un’altra parte della sua potenza nascosta e il suo attacco cominciò a guadagnare terreno.

La regina dei Sayan non aveva paura. Era trasformata. Era doppiamente trasformata. L’energia usciva da lei come un fiume in piena sfonda gli argini. Espanse l’aura ancora di più e la potenza raddoppiò. Il vento scagliò via i corpi dei mastodonti scimmioni.

Con un colpo l’attacco rimontò verso il cielo e verso il demone sempre più velocemente fino a quando la lucertola non si rese conto di perdere il confronto. Ice Kurima, preso dal panico, si raggomitolò per proteggersi e caricò una specie di aura-scudo. Sentì l’impatto energetico contro lo scudo per poi penetrarlo ed infine… esplodere.

Il cielo si riempì di mille colori dopo l’esplosione. Un’onda fece vibrare il suolo. I gruppi di Sayan più lontani si protessero quando l’orda d’urto arrivò fin da loro. Poi, Kurima cadde al suolo, ferito, stanco e sconfitto per la prima volta.

Ma non morto ed Hanasia ne era consapevole. Qualche altro secondo e si sarebbe ancora potuto battere. La regina si stava preparando per scagliarsi sul corpo dell’avversario per finirlo, quando fu interrotta dal movimento sospetto dell’aria. Un movimento pericoloso.

Non aveva bisogno di girarsi. Facendo attenzione all’energia, comprese che l’altro nemico che aveva interrotto il massacro per guardare il loro combattimento, era proprio dietro di lei, là dove non poteva raggiungerlo. Quest’ultimo aveva abbassato l’aura quanto più possibile e si era spostato raso terra il più velocemente e silenziosamente possibile, schivando i cadaveri.

Il Generale Chatterton aveva cercato di passare inosservato. La concentrazione del suo avversario durante lo scontro energetico gli aveva permesso di avvicinarsi senza essere notato, anche se non era capace a nascondere completamente la sua presenza. Era sul dorso di Hanasia, proprio al di sopra dell’attaccatura della coda e la sua mano alzata stava già scendendo a piena velocità con lo scopo di diventare tagliente come una spada.

Chatterton aveva un casco con il quale comunicare con il vascello ammiraglio che gli aveva fornito un’informazione che avevano potuto osservare. Per fuggire, alcuni Sayan si erano tagliati la coda ed erano tornati normali. La coda era obbligatoria per la trasformazione e molto facile da tagliare. Questa era l’informazione chiave.

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