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Hanasia, la Regina dei Saiyan

Scritto da Salagir

Traduzione e adattamento di Crix e Prosavio

Questa storia si svolge sul pianeta dei Saiyan, ben prima che questi ultimi diventassero il popolo di sterminatori che ha portato terrore in tutta la Galassia all'epoca di Re Vegeta. Se ti sei mai chiesto in che modo queste persone così potenti vivessero in comunità, se vuoi sapere le sorti dei Guerrieri Millenari che hanno preceduto Broly, se le avventure di una frenetica ed emotiva combattente in un mondo crudele ti tentano…allora entra nel mondo della Saga di Hanasia!


Parte 1 :123
Parte 2 :4567891011121314151617
Parte 3 :18192021222324252627282930313233343536373839404142
[Chapter Cover]
Parte 3, Capitolo 29.

Fiaba Tsufuru: Tokashitema e l'orco solitario

 

Tokashitema e i suoi dodici compagni si erano persi. Avevano vagato per mare per sette giorni senza alcuna terra in vista. Le stelle non erano visibili e i venti erano inesistenti. Durante una nottata nebbiosa, la loro imbarcazione si schiantò contro delle rocce. Avevano trovato un’isola. E, dopo aver acceso delle torce, marciando in fila, si avventurarono tra le terre di quest’isola sconosciuta.

Velocemente fecero il giro dell’isola. Era costituita unicamente da un’enorme roccia, che si innalzava come una piccola ripida montagna. Su uno dei lati, una gigantesca apertura dava su una caverna che si addentrava nel suolo. Tokashitema e i suoi compagni si domandavano se dovessero visitarla, quando il suolo si mise a tremare. Si sentirono dei passi molto pesanti, sempre più vicini, fino a quando arrivò all’entrata della grotta un essere gigantesco, grande nove volte Tokashitema. Corse felicemente verso di loro.

“Finalmente – gridò con una voce altisonante – della compagnia sulla mia isola! Entrate, entrate piccoli esseri! Siete miei ospiti!” Tokashitema e i suoi amici si guardarono. Avrebbero voluto ben scappare, ma non avendo nessuno luogo dove andare, lo seguirono nel fondo de la grotta che dava su una grande caverna totalmente arredata dal gigante. C’erano dei tappeti per terra che solleticavano le ginocchia degli Tsufuru. Un grande letto, fatto perfettamente e delle mensole con mille oggetti meravigliosi o semplicemente destinati all’uso quotidiano, ma di dimensioni maggiori.

“Accomodatevi dove volete” disse il gigante. Gli Tsufuru guardarono per un istante l’unica sedia che si erigeva come una torre, poi si sedettero sull’orlo di un mobile. “Oh, sono desolato, ma non ho nulla da mangiare da offrirvi. Ma ho da bere!” E aprì una credenza gigante tirando fuori bottiglie altrettanto giganti, contenenti delle bevande di tutti i colori. Le posò sulla tavola e aprì un cassetto. Prese qualche ditale da dare ai suoi ospiti versandoci dentro una bevanda.

“Sono tutto solo qui – sembrò gridare il gigante – sono felice di avere finalmente della compagnia! Parliamo e beviamo insieme!” E questo fecero. Tokashitema raccontò come era il suo paese e il gigante raccontò delle leggende dimenticate. Quando fu tardi il gigante tirò fuori dei fazzoletti e altri panni più piccoli che aveva e li diede ai suoi invitati affinché potessero utilizzarli come lenzuola. Ma prima di spegnere le candele, il gigante assunse un’espressione turbata.

“Sono più di mille anni che non mangio – disse – potrò trattenermi ancora per questa sera, ma da domani, mangerò uno di voi ogni giorno.” Tutti i compagni sussultarono e il più giovane bagnò il suo fazzoletto. “Per adesso, buona notte!” Terminò e soffiò sulle candele. Il giorno seguente, il gigante che era un orco afferrò uno dei compagni e lo mangiò vivo. Tutti avrebbero voluto fuggire ma la loro nave era danneggiata e ci sarebbero volute settimane di lavoro senza sosta per poterla riparare completamente.

Nonostante piangessero la scomparsa del loro amico, l’orco non voleva perdere la sua giornata. “Giochiamo a qualcosa! Potrei ritagliare un piccolo dado che voi potete lanciare. Ammazziamo il tempo, ci sono così tante cose che potremmo fare!” Tokashitema non era così emozionato dalle proposte del gigante. “Non giocheremo con te, hai mangiato uno dei nostri!” “È obbligatorio. – disse l’orco – ho troppa fame e voi siete la mia unica fonte di nutrimento. So che è inconveniente, ma nell’attesa, approfittiamo del momento! Non ho mai degli ospiti ed è meraviglioso che voi siate qui con me.” Tokashitema rispose : “Se la nostra compagnia le fa piacere, allora non dovrebbe mangiarci.”

Mentre la compagnia stimava i danni alla loro nave, l’orco li guardava da lontano con aria annoiata. Aveva lo sguardo triste. Strisciava le sue quattro gambe a terra e fece persino il broncio. Tokashitema allora andò verso di lui e gli disse che gli avrebbe tenuto compagnia se l’orco non l’avesse mangiato. “Ci proverò.” Disse l’orco entusiasta. Giocarono ai dadi e a sciarada.* La sera, malgrado la loro riluttanza, dormirono nella caverna dell’orco per evitare la pioggia. L’indomani, una parte del gruppetto cominciò a riparare la nave, mentre l’altra giocava e discuteva con l’orco il quale non mangiò nessuno.

Ma il giorno seguente proprio durante una partita al gioco delle parole, l’orco non riuscì a trattenersi e afferrò il più giovane dei compagni e lo mangiò. Tutti protestarono e l’orco si scusò ma non cambiò nulla. Siccome nessuno voleva più giocare con lui, il gigante si lamentò. “Se non giocate, distruggerò completamente la vostra barca e non potrete mai più ripartire.” Solo Tokashitema accettò di continuare a tenere compagnia all’orco. Gli altri dieci compagni lavorarono il più velocemente possibile alla riparazione della nave, senza rivolgere più la parola al gigante.

“Cerco di trattenermi al massimo" Disse il gigante a Tokashitema. Ma tre giorni più tardi, mangiò un altro compagno. Due giorni dopo, lo fece di nuovo. L’orco mangiava ogni volta un compagno di Tokashitema e non quest’ultimo dato che era l’unico disposto a fargli compagnia. Qualche settimana dopo, sull’isola erano rimasti solo Tokashitema e l’orco stesso. Vedendo che la barca era lontana dall’essere terminata, l’ultimo dei compagni sapeva che stava per morire e smise di occuparsi delle riparazioni.

Ma nei giorni che seguirono, l’orco e Tokashitema continuarono a conversare e nessuno dei due mangiò l’altro. Più di una settimana più tardi Tokashitema era stupito. “Mi trattengo – disse il gigante – mi trattengo perché con te morto, sarei di nuovo solo.” Così si trattenne. Si trattenne ancora per molte settimane e molti mesi. Per forza di cose, i due erano diventati amici. E, senza che Tokashitema se ne rendesse conto, il tempo passava. Un giorno l’orco guardò il cielo e disse: “E’ passato un anno dal tuo arrivo.”

“Un anno, davvero? Allora credo che ti saresti potuto trattenere tutto questo tempo anche per i miei compagni, no?” Il gigante guardò il mare a lungo senza rispondere. Poi disse: “non è facile decidere tra due desideri contraddittori. Fino a quando non sei rimasto solo tu, potevo mangiare, ma adesso se lo facessi rimarrei solo.” “È così. – rispose Tokashitema. – Sei egoista. Se sei rimasto solo è unicamente perché non tieni conto degli altri. So che potrebbero passare altri 1000 anni e tu non mi mangeresti, ma se un’altra nave naufragasse qui, vedrei i suoi occupanti farsi mangiare uno dopo l’altro.”

Dopo aver proferito queste parole, Tokashitema si lanciò in mare. L’orco cercò di salvarlo, ma ritrovò solo il suo cadavere. Follemente addolorato, era nuovamente solo. Nonostante ciò, decise di non mangiare il corpo ma di seppellirlo. E, nei mille anni che passarono, rese omaggio alla sua tomba, affamato.

 

*Note per i lettori : Gioco enigmistico di origine francese, che consiste nell'indovinare una parola composta di due o più elementi aventi ciascuno un significato compiuto, definiti mediante perifrasi o allusioni.

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