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DBM Universo 14 (dei Cyborg): One Way

Scritto da Foenidis

Traduzione e adattamento di Unochepassava

In seguito alla morte dei "Guerrieri Z", come raccontato in Twin Pain, gli Universi 12 e 14 hanno condiviso la loro storia per qualche anno, prima che tutto andasse a rotoli per quest'ultimo. Quali sono gli eventi che hanno portato alla vittoria di Trunks in uno e al trionfo degli androidi nell'altro?

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Parte 2 :10111213141516
Parte 3 :1718
Parte 4 :192021222324252627282930313233343536
[Chapter Cover]
Parte 4, Capitolo 34.

Bulma aveva finito per restare per due giorni nei tunnel abitabili della famiglia Forck, tempo necessario per riparare uno dei generatori elettrici guasti. Ovviamente avevano un generatore di emergenza, ma la macchina non era progettata per un uso prolungato. La corrente era essenziale per la vita sotterranea dei suoi ospitanti così come per la sopravvivenza del loro bestiame ed il funzionamento di parte delle loro strutture agricole, e Bulma non aveva esitato a usare le sue abilità per aiutarli in un campo di cui queste brave persone non sapevano molto. Sarebbe stato molto improbabile trovare un esperto di ingegneria elettrica in questo angolo sperduto dove i predoni comandavano seminando il terrore.

Durante la routine quotidiana della piccola famiglia, era venuta a sapere che, come tutti i loro vicini, questi contadini pagavano settimanalmente alla banda di "Cani Neri" un tributo in cibo in cambio della promessa di non devastare i loro raccolti e distruggere la parte visibile delle loro strutture. La donna dispettosa rise mentre armeggiava con un vecchio alambicco per preparare una polvere che aveva fatto meraviglie, incorporata in una caramella, per far collaborare il povero Olong. In questa forma, il prodotto, completamente insapore, aveva il vantaggio di poter essere miscelato con quasi tutto ciò che si poteva mangiare o bere.

Era il momento degli addii. Mugie la abbracciò a lungo con le sue piccole braccia che odoravano di fieno, violetta e biscotti; Erna, sua madre, avrebbe riempito il suo abitacolo di cibo se Bulma glielo avesse permesso.

Dopo un'ultima promessa, che sicuramente non avrebbe mantenuto - era improbabile che sarebbe mai tornata lì - e un ultimo saluto, la ricercatrice spinse a fondo sull'acceleratore. Queste persone si unirono alla schiera di bei ricordi che le facevano mantenere la fede nell'umanità. C'erano molti di loro, giovani e vecchi, cittadini e campagnoli, vicini di casa ed estranei lontani, colpevoli del semplice fatto di vivere un tempo maledetto, a tormentare i pensieri della scienziata. Ciascuno di loro lottava per sopravvivere, e più che mai, l'ereditiera della Capsule Corporation era determinata a fare tutto il possibile per porre fine al doppio incubo che aveva trasformato la loro esistenza in un inferno.

Durante il lavoro di riparazione, Bulma aveva avuto il tempo di pensare. Aveva visitato tutti i siti che potevano avere una possibilità di fornirle i pezzi di alta tecnologia di cui aveva bisogno, tutti tranne uno. Oh, certo, ci era già stata senza trovare nulla, ma quando la speranza svanisce ma non si vuole smettere di credere, si trova sempre un modo per superare i limiti del possibile. Cauta, come sempre, per prima cosa accese la radio per conoscere la posizione dei cyborg. Fortunatamente, la solidarietà era ancora diffusa in questo ambito, e in tutto il mondo, dei volontari avevano mantenuto dei trasmettitori sotterranei e molti testimoni della presenza della coppia di assassini segnalavano la loro presenza. Anche se questi due mostri potevano viaggiare velocemente, sapere che erano lontani era ancora un vantaggio non da poco. Rassicurata di saperli dall'altra parte del mondo, Bulma inserì velocemente le istruzioni sul computer di bordo del suo velivolo. Calcolata rapidamente la rotta, il mini-jet sull’ala destra si divise improvvisamente in due permettendole di volare a velocità supersonica verso il suo obiettivo.

In piedi, mitragliatrice in spalla, Bulma rimase per un po' a contemplare il disastro.

Qui una volta dominava la natura selvaggia, la foresta rigogliosa, i paesaggi ricchi di creste, valli e cascate, maestosi. Non è rimasto nulla. Montagne brulle, in gran parte livellate, aride e polverose circondavano la sua zona di atterraggio. I suoi amici della squadra Z non si erano trattenuti nel distruggere il laboratorio del dottor Gero, e a quanto pare i gemelli avevano riversato parte della loro eccessiva aggressività sul resto dell'area.

La pressione su un pulsante attivò il suo piccolo rilevatore di metalli rari, contenuti in alcuni dei componenti che stava cercando, poi iniziò a sondare a passo lento il terreno, seguendo la griglia geometrica sullo schermo del suo dispositivo.

Come nelle zone precedenti, il risultato fu deludente. Il terreno dall’aspetto lunare era pieno di minuscoli detriti fusi, resti di tecnologia ridotta in briciole dalla potenza di fuoco riversata contro il nascondiglio del creatore dei cyborg. Nulla che si potesse anche solo parzialmente sfruttare.

Bulma cominciava a pensare di star solo perdendo tempo quando un piccolo pezzo di metallo contorto piantato dritto nel terreno attirò la sua attenzione. Era un semplice cilindro di acciaio cavo che cercò invano di tirare fuori da in mezzo ai detriti. Impossibile riuscire a smuoverlo. Dopo averlo disseppellito di qualche centimetro, gli diede qualche calcio nel tentativo di disincagliarlo, ma quello non si mosse di un millimetro. Incuriosita, tirò fuori la scatola delle capsule. Pochi momenti dopo, con pale e picconi, aveva scoperto quella che si rivelò essere la cima di una scala metallica del tipo trovato nelle navi da guerra.

Entusiasmata dalla scoperta, Bulma si dotò rapidamente di mezzi più efficaci. Telecomando alla mano, scansionò lo scavo dopo ogni colpo di pala effettuato dall’escavatore robotico recante il marchio Capsule Corporation.

Dopo quasi un’ora di cauta escavazione - sarebbe stato un peccato rompere accidentalmente qualcosa di prezioso - Bulma scoprì, con il cuore in gola, che l'ultimo colpo di pala aveva scoperchiato una cavità che lasciava presagire la presenza di una stanza... uno spazio preservato del vecchio laboratorio del geniale Gero!

Impaziente di saperne di più, la madre di Trunks dimenticò ogni cautela e non prese il tempo di rimettere l’escavatrice robotica nella sua capsula.

Fu quasi tremando che scese la scala metallica per sparire verticalmente nelle viscere della terra. Quando giunse sulla cima del cumulo di detriti che era precipitato sul fondo si apprestò ad estrarre la sua torcia, un elemento imprescindibile che aveva imparato a non dimenticare mai di prendere in ogni suo spostamento, tuttavia notò con sorpresa che il luogo era già perfettamente illuminato. Oltre la polvere e qualche calcinaccio caduto dal soffitto, apparve un ingombrante apparato tecnologico, circondato dai bracci meccanici di un’unità centrale di vecchia generazione, vari macchinari, cavi, tubi, e fogli ancora sparsi sui tavoli, il tutto in ottimo stato di conservazione. Il silenzioso ronzio di un generatore autonomo era accompagnata da regolari suoni del funzionamento dell’apparato, mentre i diodi che animavano i vari pannelli di controllo testimoniavano il buono stato dell'impianto.

Uno strano elemento attirò l'attenzione della scienziata. In una specie di grande incubatrice piena di liquido verdastro e di bolle, galleggiava quello che sembrava un feto. Nonostante un'attenta osservazione, la figlia del Professor Brief non fu in grado di determinare la specie di origine dell'animale, grande quasi quanto un gatto. Il colorito verde della bestia la lasciò perplessa... nessun mammifero o marsupiale poteva avere un simile colore. Con quattro zampe, la creatura non poteva appartenere alla classe dei pesci, degli uccelli o degli insetti... un rettile forse? O piuttosto un dinosauro dato la sua struttura anatomica... In quale altra follia poteva essersi lanciato il machiavellico Gero? Un vecchio rancore si risvegliò nel suo animo. Tutto quel talento, quel genio, sprecato, perso in un modo così malvagio, che peccato, che tragedia! Quali benefici, quali vantaggi avrebbe potuto portare all'umanità e al pianeta intero una mente così brillante, se non si fosse dedicato tutte le sue energie al male? Nella sua prigione di vetro, la cosa sembrava innocua, e senza dubbio, in un'altra vita, Bulma le avrebbe concesso una possibilità. Ma il suo creatore aveva già fatto troppi danni. Non voleva correre rischi. Fece un passo indietro e sollevò il suo fucile mitragliatore.

Appena ebbe tolto la sicura, pronta a fare fuoco, la terra cominciò a tremare, in una lunga serie di scossoni!

Nel laboratorio, tra le luci dei lampadari che ondeggiavano all’unisono, decine di lucine illuminarono l’ambiente con i loro bagliori multicolori, gli allarmi tecnici cominciarono a suonare e, sotto lo sguardo ammirato di Bulma, l'unità centrale si risvegliò. Molte dei bracci meccanici dell'intelligenza artificiale si affrettarono sui pannelli di comando. Il rilevamento e la riparazione di ogni guasto, a quanto pareva, erano stati previsti, programmati. In pochi istanti, la frenesia generale si placò, il ronzio del generatore aveva ristabilito il proprio dominio, accompagnato da segnali vitali visivi e sonori della strumentazione

Bulma rimase immobile a lungo senza sapere cosa fare.

I suoi occhi percorsero l'intera stanza. Il buco da cui era entrata era l'unica via d'uscita. Chiuse gli occhi, maledicendosi. L’escavatore robotico! La macchina da costruzione doveva essere visibile da chilometri, così in piedi su quell’altura desertica!

Sapeva molto bene che questo tremore non era naturale. Fin troppe volte aveva sperimentato la furia dei cyborg scatenarsi al di sopra della sua testa. Erano loro o una banda di saccheggiatori in cerca di intimidazione? Hmm... probabilmente i saccheggiatori non avrebbero distrutto delle attrezzature in perfetto stato di funzionamento. Ma cosa potrebbero volere ora C17 e C18 in questo angolo sperduto, mentre poche ore prima erano dall'altra parte del mondo? La coincidenza sarebbe enorme! Anche ammettendo che forse tornassero regolarmente nel luogo in cui erano nati, sarebbe una dannata sfortuna che dovesse accadere proprio in quel momento!

Un profondo brivido scosse la scienziata.

I responsabili di tale putiferio potevano essere solo i gemelli, ora era sicura. In punta di piedi, costeggiò l’unità centrale, facendo attenzione a non fare rumore. Conosceva l'odio di C17 e C18 per il loro creatore, cosa avrebbero deciso?

Far saltare in aria quel buco nel terreno?

Scendere e distruggere tutto da dentro

Solo richiudere l’ingresso?

Andarsene senza fare niente?

No, sarebbe stato troppo bello! E nessuna delle altre ipotesi era molto piacevole.

Bulma attese rannicchiata dietro un serbatoio dal contenuto indeterminato. Le ore passarono. Niente interruppe la noiosa routine della strumentazione. Nessun suono venne dalla superficie. Nessun segno di vita, nemmeno un po’ di ghiaia caduta dalla cima dell'apertura. Un grande nulla. Bulma, tuttavia, rimase cautamente nascosta per un tempo molto lungo, finendo per addormentarsi.

Quando si svegliò, nulla era cambiato. Per quanto era durato il suo sonnellino? Il tempo mostrato sul suo orologio la sorprese, fuori doveva essere quasi mattina! Come poteva aver dormito così a lungo quando era al culmine dell'angoscia? La natura umana a volte ha strane risposte rispetto alla logica del momento. Tutta anchilosata, si stiracchiò con cautela. Non era bello invecchiare! Nella sua giovinezza, non importa il luogo o le condizioni, si svegliava sempre fresca e pimpante... ora, anche dopo una notte in un letto comodo, alcune parti del suo corpo le ricordavano senza delicatezza della loro esistenza. Ancora qualche anno e sarebbe stata una vecchia. L'immagine la fece pensare a suo figlio, il ricordo del suo inspiegabile ritardo venne dolorosamente in superficie, si sforzò per trattenere una lacrima che aveva il sapore amaro della fatalità. Si avvicinò all'unità centrale e posò devotamente entrambe le mani sull'acciaio della sua scocca indirizzando una preghiera silenziosa alla fortuna. Un vero tesoro! Tutto ciò che mancava per la costruzione di una nuova macchina del tempo era lì tra i componenti dell’enorme computer. Conosceva molto bene la struttura di questo tipo di macchinario, anche senza averne mai visto uno schema dei suoi componenti, li aveva intuiti. Tutti i dispositivi della stessa generazione condividevano la stessa struttura di base.

Un leggero sorriso apparve sul volto dell'ex compagna di Vegeta.

Speranza, finalmente! Aveva fame, era un buon segno. Nel muoversi, non senza prudenza, verso la scala, l'incubatrice e il suo contenuto richiamarono la sua buona memoria. La sua mano si strinse sull’arma, poi cambiò idea. Per prima cosa bisogna uscire, poi ci sarà tempo di preoccuparsi d’altro. La prudenza è la madre della sicurezza.

Salì la scala col cuore leggero. Lassù, un disco di luce prefigurava un sole splendente. Ritrovare l’aria fresca le avrebbe fatto molto bene. Raggiunta la superficie, si guardò intorno con prudenza, facendo attenzione a non tirare fuori la testa più del necessario.

Come aveva intuito, l’escavatore era stato distrutto, i suoi resti assomigliavano a quelli di un insetto schiacciato dal piede goffo di un gigante. Non una nuvola disturbava l'azzurro del cielo, una leggera brezza agitava l'aria in modo molto piacevole dopo l'atmosfera polverosa del laboratorio segreto. Rassicurata dopo aver esaminato scrupolosamente l'intero paesaggio per tre volte, Bulma finalmente uscì da quello scomodo tubo. Dopo che una capsula le ebbe fornito una piccola ghiacciaia e le stoviglie, si sedette, arma sulle ginocchia, su uno degli elementi del robot disarticolato.

Non ebbe il tempo di iniziare il suo spuntino. Due ombre comparvero all’improvviso alle sue spalle.

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