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DBM Universo 14 (dei Cyborg): One Way

Scritto da Foenidis

Traduzione e adattamento di Unochepassava

In seguito alla morte dei "Guerrieri Z", come raccontato in Twin Pain, gli Universi 12 e 14 hanno condiviso la loro storia per qualche anno, prima che tutto andasse a rotoli per quest'ultimo. Quali sono gli eventi che hanno portato alla vittoria di Trunks in uno e al trionfo degli androidi nell'altro?

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Parte 2 :10111213141516
Parte 3 :1718
Parte 4 :192021222324252627282930313233343536
[Chapter Cover]
Parte 4, Capitolo 33.

Questa lotta che avrebbe potuto costare molto cara alla Terra e ai suoi abitanti, Bulma ne aveva archiviato il racconto, insieme a tutti gli altri. Tutti questi eroi erano morti, ma la loro memoria sarebbe sopravvissuta a tutto questo.

Rivivere questa battaglia aveva messo alla prova la scienziata. Le testimonianze raccolte dei suoi amici le avevano permesso di ricostruire ogni secondo in tutta la sua intensità, ed anche in tutto il suo orrore. Certo, aveva tremato nel suo rifugio al suono delle esplosioni in lontananza, ovviamente aveva intuito la durezza del combattimento... ma non aveva immaginato che tutti avessero visto la morte così da vicino, che la mostruosità potesse essere così totale. Troppo ottimista? Senza dubbio lo era un po’ all’epoca. Il susseguirsi degli eventi aveva saputo riportarla anche troppo alla realtà. A pensarci, era incredibile che minacce simili fossero si fossero abbattute una dopo l’altra sull'umanità proprio nel momento nel quale era emersa la generazione più formidabile di guerrieri che il pianeta avesse mai visto. Fortuna oppure...?

Bulma rabbrividì. Stava calando la sera ed era tempo di cercare un rifugio per la notte. Non c’era più nulla da recuperare lì. Lo sospettava ancora prima di arrivare. Perché questa deviazione allora? Non sapeva spiegarselo. Forse era dovuto alla lunga assenza di Trunks che aveva risvegliato le ondate di nostalgia, che ora la assalivano con più frequenza del solito. Aveva inviato un messaggio che la macchina del tempo avrebbe ricevuto non appena fosse rientrata nella loro dimensione, suo figlio avrebbe saputo dove raggiungerla al suo ritorno, a condizione che fosse semplicemente in ritardo e che il suo veicolo spazio-temporale non fosse guasto. Si guardò a lungo in torno e sospirò. Niente. Il cielo era disperatamente vuoto di qualsiasi presenza umana. Doveva assolutamente costruire questa seconda macchina!

Immersa nel sedile, Bulma osservò da vicino i pannelli di controllo. Certo, aveva di che mangiare e rifocillarsi tra le sue scatole di capsule... ma dormire all’aperto o in un edificio esposto era sempre un rischio.

Dei campi coltivati apparvero improvvisamente sul monitor che trasmetteva le immagini del terreno sotto la fusoliera. Poco dopo, la geometria dei tetti colorati di una fattoria e dei suoi fienili si è aggiunta ai colori delle piantagioni straordinariamente ben tenute.

Il velivolo di Bulma atterrò in una nuvola di polvere. Il cortile era deserto. La giovane donna non si aspettava di meglio. Niente di più normale. Oggi, tutto ciò che veniva dal cielo era una potenziale minaccia. Oltre ai cyborg, i pochi veicoli a motore ancora funzionanti erano per lo più in possesso di bande di sciacalli quasi pericolosi quanto le due creazioni del Dr. Gero. Guai a chiunque avesse la sfortuna di incontrarli. Le risorse alimentari erano una delle cose più costose da comprare: carne, cereali, frutta e verdura valevano come oro. Tutto ciò che era commestibile era prezioso e molti erano pronti ad uccidere per un semplice sacco di riso. Alcune bande avevano finito per specializzarsi nel saccheggio della campagna.

Tempi tristi. Queste due macchine, prodigi della tecnologia, avevano avuto la capacità di far regredire una grande parte dell'umanità nelle profondità più oscure della sua natura primordiale.

Facendo attenzione a non fare gesti bruschi, azionò il rilevatore a infrarossi portatile, che portava sempre con sé. Solo una figura illuminava lo schermo. Piccola, magra, piegata su se stessa... chiaramente un bambino che si nascondeva.

Bulma aprì senza fretta la cabina di guida del suo veicolo prima di metterlo nella sua capsula. Era troppo visibile dal cielo... era improbabile che sarebbe stata costretta a fuggire in fretta, e poi aveva la sua fidata mitragliatrice per ogni evenienza. In teoria non avrebbe dovuto averne bisogno, ma era sempre meglio essere pronti a tutto.

Si diresse poi nel modo più tranquillo possibile verso il fienile più lontano, un edificio alto futilmente dipinto di verde mimetico. Del tutto inutile considerando le dimensioni dell'edificio, e poi la tonalità scelta non aveva molto a che vedere con i colori dell’ambiente circostante. Bulma sorrise, la gente faceva il possibile per cercare di proteggersi. Un forte odore di paglia profumava l'aria, la freschezza della sera portava anche un profumo di verdure fresche. L'ombra sproporzionata della giovane donna si stagliò per un attimo nell'enorme porta spalancata dell'edificio. Il sole al tramonto tingeva d’oro la polvere sospesa intorno alle balle ammucchiate all’interno. Un piccolo rumore, simile a quello di un piccolo topo, attraversò l'aria turbata solo dal suono dei grilli. La figlia del professor Brief si avvicinò lentamente ad una rientranza tra due enormi mucchi di fieno. Si accovacciò prima di salutare con la voce più dolce che poteva fare. Un piccolo fruscio nella paglia, seguito da un gemito acuto e un piccolo sussulto.

— "Non aver paura, non voglio farti male. Mi piacciono i cagnolini, mi piacerebbe vedere il tuo, me lo fai vedere?"

Una seconda tremore nella paglia secca... poi una pausa.

— "Fammelo vedere ed io in cambio ti do la sorpresa in questa capsula, ok?" propose Bulma, sorridendo, estraendo una capsula rosa dal taschino della giacca.

Si udì un altro rumore, poi una piccola figura cominciò ad emergere dall'oscurità. Bulma le porse col braccio teso il piccolo contenitore color confetto. Dopo altri due passi apparve sulla soglia del suo nascondiglio una bambina di circa sei anni, tutta carina con i suoi bigodini e il suo vestitino con le bretelle blu coperte di fili di paglia. Stretto contro il suo petto, la ragazza teneva nelle sue piccole mani un cucciolo bianco e nero molto impegnato a mordicchiarle le dita.

Mentre la bambina rimaneva immobile, con la paura negli occhi, Bulma posò delicatamente la capsula sul pavimento di fronte a lei e si presentò:

— "Io mi chiamo Bulma, e tu?"

Lo sguardo della ragazza andava avanti e indietro tra la faccia della sconosciuta e la capsula sul pavimento.

— "Prendila, è per te." Bulma la incoraggiò.

La piccola abbracciò più forte il cucciolo, poi lo guardò e lo baciò, prima di porlo timidamente verso la signora che aveva sulla giacca lo stesso logo del frigorifero.

— "Il suo nome è Lobo e il mio è Mugie" si azzardò.

— "MUGIE! Vattene! Subito!" gridò una voce profonda.

Senza lasciare andare il Lobo, Mugie raccolse la capsula e corse a gambe levate nella stalla dopo un'ultima occhiata a Bulma.

- "IN PIEDI!" ordinò la voce dell'uomo.

Bulma sollevò le mani molto lentamente prima di alzarsi e girarsi con calma. Nella luce incandescente del sole, vide solo la sagoma di un adulto alto con un grande cappello. L'uomo stava ovviamente tenendo un’arma puntata nella sua direzione, probabilmente un fucile a giudicare dalla lunghezza.

— "Mi chiamo Bulma, sono sola e non voglio farvi del male, sto solo cercando un posto per la notte." dichiarò nel modo più calmo possibile

Un lungo silenzio gli rispose, l'uomo non si mosse. Sembrava indeciso sul da farsi.

— "Non voglio ingannarla, glielo assicuro... sto cercando mio figlio..." precisò lei.

Che strana idea questa bugia... ma, oh, così rivelatrice. All'improvviso si rese conto che appena pronunciate quelle parole qualcosa di molto doloroso le montò dentro. Scacciò via immediatamente quel maledetto pensiero tetro che la perseguitava da quando Trunks aveva mancato l'appuntamento. Continuò all'indirizzo dell’uomo:

— "Metterò giù la mia arma e farò due passi indietro, gliela regalo."

Come promesso, si tolse di dosso la mitragliatrice prima di indietreggiare, poi attese.

Senza una parola, il padre della bambina avanzò lentamente, imbracciando il fucile che aveva tenuto fino ad allora sul fianco. Arrivato vicino all'arma automatica, si chinò per raccoglierlo senza perdere di vista il bersaglio.

Era un uomo che lavorava la terra, con le spalle larghe e le mani indurite dal lavoro. Ora che non era più abbacinata dal tramonto, Bulma potè scoprire una faccia che sarebbe stato gioviale in altri tempi, due occhi azzurro chiaro sotto le sopracciglia arruffate, un naso segnato da una lunga cicatrice che si prolungava sul mento.

— "Siediti, mani sulla testa!" ordinò

Non appena lei si fu seduta, l’uomo si mise il fucile sull’avambraccio per esaminare il mitragliatore. Fatto ciò, visibilmente soddisfatto, disse puntando l'arma di Bulma più o meno volontariamente nella sua direzione:

— "È vero?"

Bulma esitò:

— "Cosa?"

— Che cerchi tuo figlio!"

Figlia della città, riconobbe il pragmatismo dei campagnoli. Sempre franchi e diretti. Sorprendente per l'abitante della città che non è mai uscito dal suo labirinto di cemento, ma non è sgradevole quando li si conosce un po' meglio. Spesso rude all’inizio, la gente di campagna era dotata di una naturale generosità che avrebbe fatto bene a tanti moralizzatori in giacca e cravatta

— "Sì, è vero.” rispose.

Aveva quasi detto "accidenti se è vero", ma aveva cambiato idea all'ultimo momento... avrebbe potuto pensare che si stesse prendendo gioco di lui. Il campagnolo è spesso semplice, ma molto meno stupido di quanto possa sembrare.

— "Cosa volevi da mia figlia?"

— "Pensavo fosse sola", continuò a mentire Bulma.

Certo, non era così. Sospettava che la famiglia della ragazza vivesse da qualche parte sottoterra vicino a questi edifici. Sarà sfuggita ai suoi genitori per tornare a cercare il cucciolo quando hanno visto la sua macchina nel cielo.

— "Non restare qui, quei bastardi dei Cani Neri vengono spesso a fare un giro la sera..." disse l'uomo che se ne stava andando dopo essersi voltato senza tante cerimonie.

Bulma trottava dietro di lui, e tentando il tutto per tutto disse:

— "Gentile da parte vostra accogliermi, sono davvero toccato, avrei avuto molta paura di dormire da sola fuori..."

L'uomo si arrestò un istante per fissarla negli occhi prima di squadrarla dalla testa ai piedi, poi riprese a camminare con un piccolo grugnito. Felice, Bulma prese la cosa come un invito e lo seguì.

Il suo ospitante più o meno involontario cominciò a dirigersi verso il campo di fronte al granaio da cui erano usciti... scrutò il paesaggio e il cielo, poi si diresse verso un gruppo di alberi sulla sinistra. Una volta lì, fece cenno a Bulma di abbassarsi per avanzare al riparo di cespugli spinosi, che costrinsero la giovane donna a proteggersi il viso con le braccia diverse volte. Fortunatamente, anche le spine più terribili non avevano la minima possibilità di graffiare il materiale sintetico di una giacca studiata per resistere ad un super Saiyan. In mezzo ai cespugli, l'uomo sollevò uno degli arbusti più fitti per afferrare una maniglia ben nascosta sotto la vegetazione. Una botola affondò leggermente nel terreno per poi scivolare in orizzontale senza far cadere la terra che la mimetizzava. Un attimo dopo, Bulma e la sua guida si immersero nel sottosuolo percorrendo una rustica scaletta di legno illuminata da piccole lampade a led dotate di rilevatori di movimento. Richiusasi la botola alle loro spalle, il luogo poteva sembrare cupo, ma la madre di Trunks si sentiva a suo agio, al sicuro. Aveva smesso di contare i giorni, le settimane che aveva trascorso in rifugi simili. Divenuta troppo pericolosa la vita all’aria aperta, l'umanità era diventata sotterranea, persino notturna... tanto era forte la paura di fare brutti incontri. L'oscurità era ormai il modo di vivere di molti sopravvissuti... e questo non era senza conseguenze per la salute di persone il cui metabolismo era stato originariamente progettato per vivere all'aperto. Oltre ai problemi di malnutrizione, le persone soffrivano di mancanza di vitamine, la cui assimilazione dipendeva dalla radiazione solare. I bambini erano i più colpiti da queste carenze, con conseguenze a volte gravi.

Tuttavia, Mugie non sembrava soffrire di questo genere di cose, Bulma aveva potuto di apprezzare le sue guance rotonde e il suo bel colorito rosa pesca punteggiato di lentiggini. Data la posizione molto isolata della fattoria, circondata da un paesaggio poco ingombrato, era probabilmente possibile avvistare gli intrusi in avvicinamento da lontano, e senza dubbio queste persone potevano continuare le loro attività avendo tutto il tempo di mettersi al riparo al minimo allarme. La giovane donna aveva già avuto occasione di osservare l'organizzazione di comunità di questo tipo, c’era per la maggior parte del tempo una vedetta incaricata di scrutare l'orizzonte. Inoltre, a differenza della gente di città, quelli in campagna erano in grado di produrre ciò che era necessario per il proprio sostentamento, anche se a volte erano costretti a lavorare di nuovo la terra a mano. Anche i combustibili e l'energia si erano fatti scarsi.

Fu sorpresa di constatare che il viaggio finiva in uno degli edifici della fattoria. C'era un'accozzaglia di macchine agricole più o meno recenti, parti meccaniche - a volte interi motori - e utensili.

Senza dire una parola, la sua guida si arrampicò su di un vecchio trattore dismesso e sicuramente fuori uso a giudicare delle condizioni delle sue gomme, più spaccate di un terreno al culmine di una grande siccità e completamente sgonfie, incastrato nel mezzo di un improbabile accozzaglia di metallo. L'uomo scivolò nello stretto spazio tra il muso della macchina e il muro, poi batté il piede in un punto chiaramente non scelto a caso. Si udì il piccolo rumore caratteristico di un meccanismo, poi l’uomo scomparve contorcendosi un po' sotto le ruote anteriori del vecchio veicolo. Bulma si precipitò nella frescura del sottosuolo appresso a lui.

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