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DBM Universo 16: La Fusione di Due Vite

Scritto da Syl & Salagir

Traduzione e adattamento di Son Broly, Prosavio, Edge2721

Quando Vegeth entrò nel corpo di Bu, fece una scelta: mantenere la sua barriera (U16), o lasciarla (U18). Questa è la storia di quello che è successo dopo ... Anche se Vegeth ha salvato l'universo, Goku e Vegeta sono completamente scomparsi...


Parte 1 :12345678
Parte 2 :91011121314
Parte 3 :15161718192021222324
[Chapter Cover]
Parte 1, Capitolo 8.

CAPITOLO 8: LIBERO DA UN PESO

Capitolo tradotto da

Prosavio

Vegeth non poteva ancora crederci. Aveva avuto l’occasione di vedere dei bei paesaggi nella sua vita, ma questo superava assolutamente tutti gli altri che ricordava. E dire che ora questo pianeta era suo… Kibitoshin interruppe la sua riflessione:

“Questo pianeta è l’ideale: il terreno non è mai stato utilizzato, perciò è molto fertile, l’aria è pura come quella del mondo degli dèi, e infine, noi siamo i primi esseri pensanti a porvi piede. Dunque, non c’è il rischio che venga scoperto. Ci sono solo alcuni animali, qualche strana creatura, ma nulla di pericoloso. Questo non è un pianeta grande, ma c’è comunque molto spazio per la coltivazione. Abbiamo stimato che potrai coltivare più di un milione di Senzu all’anno.”

“Fantastico…” fu il solo termine che venne in testa a Vegeth, mentre si guardava intorno, al limite della paura, come un bambino che non riusciva a credere di aver ricevuto il regalo dei suoi sogni per Natale. Kibitoshin rise.

“Ci ritorneremo più tardi. Cerca di memorizzare bene questo posto.”

Vegeth annuì, incidendo il luogo nella sua memoria, poi scomparvero. Il Saiyan riaprì gli occhi nel mondo degli dèi. Allora disse a Kibitoshin:

“Dunque, per il momento posso tornare a casa mia?”

“Sì.” Rispose il suo maestro, sorridendo. “Organizzati con la tua famiglia, poi torna e dimmi cosa pensi di fare col tuo pianeta. Poi si vedrà, in base a… “

“Molto bene!” Vegeth pose il suo indice e il suo terzo dito sulla sua fronte e si concentrò sul salone della Capsule Corporation. Rivolse un ultimo sorriso al suo maestro prima di svanire. Quando se ne andò, Kibitoshin si lasciò sfuggire un enorme sospiro. Il decano degli dèi, giunto fuori all’improvviso, si avvicinò verso di lui e chiese:

“Allora? C’è riuscito bene?”

“Molto bene… inoltre, ho qualcosa di molto importante da comunicarvi…”

Il vecchio dio aggrottò le sopracciglia, e con aria seria, mormorò:

“Penso di sapere di cosa si tratta, ma ti prego, dimmi.”

Kibitoshin si sedette e con un gesto invitò il suo superiore a fare altrettanto, prima di condividere con lui la grave informazione, che ascoltò scotendo la testa e corrugando le sopracciglia.

***

Bulma, languida nel suo divano, pensava a Vegeth e al suo futuro. Che ne sarebbe stato di lei? E di Trunks, Chichi, Gohan e Goten? Che accadrebbe a loro? Sapendo che non avrebbe ottenuto una risposta se non col tempo, si girò non appena sentì qualcosa come una corrente d’aria. Sollevò la testa con estrema stanchezza per vedere da dove proveniva quella sensazione e vide Vegeth, con due dita sulla fronte e un mezzo sorriso sul viso. Le strizzò l’occhio. Bulma, felice, si gettò tra le sue braccia:

“Hai già terminato! Sapevo che avresti fatto presto! E cos’è successo? Hai fame?”

“Ehi!” interruppe Vegeth. “Una cosa per volta. Sì, ho finito, ho parecchie cose da dirti, e sì, ho molta fame!”

Bulma rise e strizzò l’occhio verso di lui:

“Allora la cuoca Bulma andrà a preparare per te i migliori piatti! E nel frattempo, mi racconterai dei tuoi quattro giorni!”

Andarono in cucina, dove Vegeth raccontò nei dettagli il suo allenamento mentre Bulma cucinava quindici piatti diversi allo stesso tempo. Due ore più tardi, erano pronti e si sedettero per mangiare. Il Saiyan decise di andare al punto più importante:

“Ascolta Bulma, devo dirti qualche cosa di molto importante” disse, tra due morsi di pollo.

“Di che genere?” domandò Bulma, anche se quest’ultima sapeva perfettamente dove voleva arrivare.

“Di natura sentimentale. Da qualche mese dopo essere nato, ho potuto fare il punto della situazione sulla mia testa: ciò che volessi, dove andare, e penso che… anch’io ti amo.”

“E dunque?” pressò Bulma, impaziente di sapere.

“Ti ho già detto che il bacio dell’altro giorno non è stato del tutto accidentale. Ma è perché l’ho voluto. E ora, voglio venire a vivere da te e avere una relazione allo scoperto. Non è Vegeta che ti ama attraverso il mio cuore, sono io.”

Di colpo, Bulma si sentì pervasa di felicità intensa. Anche lei aveva imparato ad amare Vegeth, e non il Vegeta che c’è in lui. Amava i suoi modi, le sue espressioni e le sue caratteristiche. Ne era sicura. Aveva preso la sua decisione ora. Lei gli prese le mani e con le lacrime agli occhi e un grande sorriso sul viso:

“Io sento le stesse cose! Voglio dire… questo è banale, ma so come ti senti perché ho anch’io le stesse sensazioni! Anch’io voglio che tu venga a vivere qui…”

“Ma… potrai sopportare che vada via ogni due giorni? E il mio status di marito di Chichi?”

“Lo sopporto già” rispose Bulma, “e a dire il vero, non è grave. Tu sarai là ogni due giorni, è già tanto!”

Vegeth le sorrise, cosciente del fatto che Vegeta stava in casa molto raramente. Decisero di dirlo a tutti in una volta sola, in modo che la notizia si sapesse subito. Per questo, la sera stessa invitarono tutto il gruppo. Un’ora dopo, la ‘Squadra Z’al completo era là. Bulma li fece accomodare in salotto, come quando doveva annunciare qualcosa, e si mise accanto a Vegeth che iniziò a parlare:

“Ascoltate, ho deciso di avere una relazione con Bulma, è lei che amo.”

Tutti sorrisero, ma non erano rimasti sorpresi.

“Beh, questo era abbastanza ovvio!” disse Chichi, gettando uno sguardo a Crilin che aveva risposto sollevando le spalle.

“Ma per te va tutto bene?” domandò Bulma a Chichi, preoccupata.

“Certamente! Non sono innamorata di Vegeth, somiglia fin troppo a tuo marito!” disse, ridendo.

Bulma fece un sospiro di sollievo. Aveva pensato a una catastrofe, quando avrebbe saputo che si erano baciati, ma apparentemente, anche Chichi aveva fatto chiarezza nei suoi sentimenti.

Bulma aveva cucinato degli spiedini, che tutti si affrettarono a mangiare prima che l’affamato Saiyan li divorasse tutti quanti. La serata fu trascorsa in allegria e felicità per tutti. Alla fine, Vegeth riunì tutti gli invitati, con un’espressione più seria. Voleva parlargli a proposito del suo nuovo pianeta. Disse loro:

“Sentite, ora bisogna concordarci per l’organizzazione del pianeta dove coltiverò i fagioli.”

Fece una pausa per assicurarsi che tutti fossero concentrati, poi proseguì:

“Ho bisogno d’aiuto per cominciare. Chichi, tu potrai aiutarmi a definire i campi; ragazzi, voi potreste aiutarmi con la semina…”

“Non preoccuparti Vegeth”. Disse Chichi con un sorriso. “Sai cosa faremo? Andremo tutti su quel pianeta per un periodo indeterminato. Una volta lì, metteremo le basi, poi vedrai se hai bisogno di far lavorare qualche persona…”

“Io potrei occuparmi del salario!” disse Bulma.

“Comunque, non ti preoccupare” disse Chichi ancora una volta. “Hai fatto così tanto per noi, è il minimo che possiamo fare.”

Tutti annuirono e assicurarono che tutto sarebbe andato bene. Vegeth restituì loro un sorriso con sollievo. Prima di partire, C-18 fece un piccolo occhiolino a Vegeth, a cui egli rispose con una risata e con un gesto con la mano.

Aveva un peso in meno sulla sua mente, era già un grande passo in avanti. Al momento di andare a dormire, Vegeth era un po’ timido. Bulma gli domandò:

“Che succede?”

“Beh… è che ho perso l’abitudine, sicuramente…”

“Andiamo! Non ti mangio mica!” rise lei, accarezzando il posto vacante accanto. Vegeth sbuffò e si tolse la maglietta e i pantaloni prima di gettarsi a letto. Bulma mise un braccio sopra il suo petto e cominciò a giocarci. Stranamente, il Saiyan si sentiva un po’ nervoso. Bulma chiese:

“Che ti succede?”

“I-io non lo so…” balbettò Vegeth.

La terrestre rise, divertita, e scese verso la pancia col suo braccio. Vegeth si tese un po’. Lei respirava sul suo collo, e lo sentì rabbrividire. Ora che erano insieme, cosa c’era di male… Lei gli diede un bacio sul collo, lui fece un leggero sospiro. Lei decise allora di baciare il suo orecchio. Il sospiro fu ora più forte. Lei sorrise, machiavellica. A quanto pare, il suo fascino era tutt’altro che indifferente. Si mise allora sopra di lui, che la guardò focoso. Apparentemente, lui non ci vedeva più nulla di male. Pose quindi le mani sui fianchi e cominciò ad accarezzarla dolcemente, quando lei gli diede una serie di baci sul torso. Quella notte sarebbe stata lunga e intensa…

Al mattino, il Saiyan aprì un occhio, e lo richiuse, abbagliato dalla luce. Infatti, Bulma aveva un’imponente vetrata nella sua camera, con un lungo balcone: era l’ideale affinché il sole illuminasse totalmente la stanza. Vegeth si passò la mano sulla fronte, poi sorrise pensando agli avvenimenti del giorno prima. Bulma dormiva ancora, coricata sul petto del suo amante. Con un gesto tenero, Vegeth accarezzo la guancia della sua amata e le baciò la fronte dolcemente. Questo dolce contatto la svegliò. Lei batté le palpebre e sbadigliò dolcemente, poi sollevò la testa per baciare Vegeth. Quest’ultimo si alzò, poi disse dolcemente:

“Devo vedere Kibitoshin…”

Vegeth aprì i suoi occhi e pose due dita sulla fronte. Ritornò nel regno degli dèi. L’ambiente era deserto, per il momento, ma poteva sentire l’energia di Kibitoshin avvicinarsi, non appena si era accorto dell’arrivo del ki del Saiyan. Pochi secondi dopo, era in piedi di fronte a lui, sorridente come sempre.

“Dunque, hai pensato a come prenderti cura del tuo pianeta?”

“L’ho fatto” rispose Vegeth, con un mezzo sorriso. “La mia famiglia e io andremo là per un certo periodo di tempo per prenderci cura delle piante e per sistemare il resto…”

“Quando pensi di partire?”

“Il prima possibile. Prima sarà fatto, e meno presto avrò l’occasione di morire di fame…”

“Capisco. Va bene. Ora che hai imparato la mia tecnica, gestisci il pianeta come meglio credi.”

Vegeth lo guardò pieno di gratitudine. Posò la mano sulla spalla del suo maestro e con un sorriso sincero disse:

“Non ti ringrazierò mai abbastanza per tutto quello che hai fatto per me.”

“Non è niente” sorrise Kibitoshin. “Lo sai, paragonato alla distruzione di Bu è una cosa di poco conto.”

Vegeth ringraziò Kibitoshin ancora una volta prima di scomparire. In quel momento il vecchio dio apparve e disse:

“Non mi è sembrato tanto male.”

“Lo so, però…” mormorò Kibitoshin, che aveva perso ogni traccia di sorriso sul suo volto.

“Capisco. La sua potenza, giusto?”

Kibitoshin annuì, stringendo i pugni.

***

Bulma, seduta, attendeva quello che ormai era il suo amante. Sapeva che non avrebbe tardato tanto, ma ancora aveva paura di ciò che poteva accadere. Si alzò e cominciò a camminare, afflitta dall’attesa, quando Vegeth le comparve davanti. Lo guardò in attesa di risposta, che fu un cenno con la testa. Lei sapeva il significato: era giunto il momento di andare…

Trunks è sempre stato un ragazzo tranquillo e intelligente. All’età in cui la maggior parte dei bambini correva ovunque e toccava oggetti senza permesso, lui restava seduto e analizzava con calma il problema nel suo cervello da bambino. Fu lui che aiutò Goten a finire il suo primo puzzle di 15 pezzi, era lui che aveva ritrovato le chiavi che sua madre aveva perso, è stato il primo a essere in grado di volare, ad avere avuto l’idea di travestirsi al Torneo Tenkaichi, ed è sempre lui ad aver capito per primo le pose della Fusion. In breve, Trunks era un ragazzo di talento. Era quindi consapevole di aver deciso di spiare i genitori al fine di saperne un po’ di più. E naturalmente, informava Goten di tutte le sue scoperte. Così i due amici furono al corrente della partenza ben prima di tutti gli altri. Quando Vegeth tornò, furono loro i primi a sapere che il momento era imminente. Goten saltò di gioia dietro il divano. Anche Trunks era altrettanto entusiasta. Le prime parole che Vegeth pronunciò al suo ritorno furono:

“Avete finito di spiarci voi due?”

I due bambini saltarono così forte che il divano cadde all’indietro. Vegeth disse:

“Non pensavate che potessi percepire la vostra aura, sebbene ridotta al minimo, eh?”

“Ehm…” balbettò Trunks.

“Quando si parte?” chiese Goten, felice.

“Quando tutti quanti saranno pronti. Conto su di voi per andare a cercarli, o devo chiamarli io?”

“Conta su di noi!” gridarono i ragazzi allo stesso tempo, e si precipitarono fuori.

Vegeth sospirò profondamente.

“Avremo almeno due ore di pace…”

Fuori, i due giovani stavano volando tra le nuvole a tutta velocità.

“Senti, Goten ! Tu vai ad avvertire la tua famiglia, io vado a prendere Crilin!”

“Non c’è problema! Ci vediamo più tardi, Trunks!”

E così le strade dei due ragazzi si separarono.

Goten sentiva il vento sulla faccia come una frusta, ed era felice. Il suo cuore era pieno di gioia e di eccitazione, così si trasformò per aumentare la velocità. Dopo aver sorvolato diversi paesaggi, atterrò davanti alla sua casa. Chichi uscì:

“Ah, mio caro, com’è stato il tuo weekend trascorso con Trunks?”

“Mamma, papà è tornato! Si parte!”

“D’accordo, lasciami preparare. Goten …”

“Sì?”

“Fai ritornare i tuoi capelli neri. I capelli biondi ti fanno sembrare un delinquente.”

I capelli di Goten si abbassarono e quest’ultimo mise una mano dietro la testa, dicendo con un sorriso:

“Ah già, scusa…”

Per quanto riguarda Trunks, filava come una freccia nel cielo. Per un po’ accompagnò un stormo di uccelli in volo lungo il mare, quando scorse l’isola dell’Eremita della Tartaruga. Atterrò gridando:

“Crilin! Maestro Muten! C-18!”

Le tre persone uscirono fuori, Marron tra le braccia della madre. Ella disse:

“Trunks, come mai da queste parti?”

“Si parte! Papà è tornato dal regno degli dèi ed è tutto a posto!”

“Grande!!” Disse Crilin con un grande sorriso.

“Ma io devo restare” disse l’Eremita, con rammarico.

“Come,Maestro?” domandò il padre di Marron.

“Se io parto, chi si prenderà cura della tartaruga?”

“Ma può venire con noi” rispose il discepolo.

Muten scosse tristemente la testa.

“Non posso proprio accompagnarvi… A meno che C-18 voglia assolutamente che venga anch’io!” riprese il vecchio, con le guance rosse e il sangue che usciva dal naso.

Il cyborg colpì duramente il vecchietto prima di dire:

“Neanche per sogno, vecchio pazzo rimbambito!”

Muten, con la faccia contro il suolo, sospirò deluso e disse:

“In questo caso, partite… So quanto valgo per voi ora…”

Poi volarono via, non senza dare un ultimo sguardo verso la Kame House.

Quando erano in alto quanto una stella nel cielo, l’Eremita della Tartaruga si alzò e corse dentro ad accendere il suo nuovo PC.

“Eheheheh…avrò la tutta la casa per me per un po’, e ciò significa…”

Ridacchiando come un pazzo, entrò nel suo nuovo sito preferito, www.meetic.ball. Cominciò allora a inserire i suoi dati:

‘Uomo energico cerca giovane donna formosa per amore in riva al mare. Preferibilmente non violenta e con la passione per le tartarughe.’

L’Eremita rise ancora più forte quando entrò nella sua casella di posta elettronica.

Nel frattempo, Trunks, Crilin, C-18 e Marron sorvolavano il mare…

“Tu credi che il Maestro Muten si sentirà solo mentre siamo via?” domandò Crilin, con senso di colpa.

“Scherzi? Quel vecchio è pieno di risorse.” rispose C-18, senza pietà.

Mezz’ora dopo atterrarono davanti alla Capsule Corporation. Trunks notò che Goten era già arrivato, ma all’appello mancava qualcuno…

“Dov’è Gohan?” chiese Trunks.

“Non lo so” rispose suo fratello non sanguineo, “quando sono andato a cercare mia madre lui non era lì.”

“Credo che avesse in programma un’uscita con Videl.” disse Chichi.

“E non ti preoccupa che il tuo amato figlio esca con una ragazza?” disse Crilin, prendendola il giro.

Tutti quanti sapevano che Chichi non accettava Videl nella famiglia perché era ricca. Chichi sembrò non sentire il commento e disse a Vegeth:

“Dovresti andare a cercarlo.”

Il Saiyan annuì prima di eseguire il gesto meccanico che l’avrebbe portato da suo figlio. Percepì il suo ki e se ne andò.

Nella camera di Videl l’atmosfera era a dir poco elettrica. Gohan era messo a cavalcioni sopra la ragazza e si baciavano appassionatamente. Videl gli prese la mano e la pose sul suo seno. Gohan si fermò, rosso per il desiderio e per l’imbarazzo:

“Tu vuoi… che… ora?”

Videl si morse il labbro inferiore e annuì dicendo:

“Lo voglio, sì. Io ti amo, Gohan.”

Incoraggiato, il Saiyan mezzosangue cominciò a togliere la maglietta della ragazza, quando sentì un ki proprio dietro di lui. Balzò in piedi velocemente, riconoscendo l’aura di suo padre. Quest’ultimo li fissava perplesso. Gohan balbettò:

“P… p… papà? Che diavolo ci fai qui?”

“Sono desolato, non avrei mai pensato di sorprendervi sul punto di…… per fortuna non sono arrivato 10 minuti più tardi!”

Videl aveva rapidamente riabbassato la sua maglietta, piena di vergogna. Vegeth disse loro:

“Noi partiamo ora per il nostro nuovo pianeta. Voi venite?”

“Eeeh… ok…” disse Gohan.

“Lasciatemi almeno prendere qualche vestito.” Disse Videl, prendendo una borsa.

I due uomini uscirono dalla stanza, ognuno evitando lo sguardo dell’altro. Vegeth ruppe il silenzio:

“Mi dispiace di essere arrivato in quel modo…”

“Non è grave…” rispose Gohan, molto imbarazzato.

“Sì che lo è, considerando che è la tua prima volta.”

Gohan passò da molto imbarazzato a estremamente imbarazzato. Arrossì fino alla radice dei suoi capelli e trovò all’improvviso le sue scarpe molto interessanti. Le fissò fino all’arrivo di Videl.

“Eccomi, è tutto pronto! Andiamo?”

I due innamorati posero le loro mani sul Saiyan che si trasportò davanti alla Capsule Corp.

Tutti gli altri erano già lì. Vegeth andò a prendere i semi dei Senzu che Karin aveva preparato. Infine, tutti erano pronti per la partenza. Chichi osservò:

“Non hai ancora pensato a come chiamare il pianeta.”

“Già… è vero” realizzò Vegeth, “ma non ho idee…”

“Tu ci coltiverai dei Senzu, quindi chiamalo Senzu.” Propose Crilin.

“Non è originale” Sospirò Bulma. “Chiamalo per ciò che rappresenta, è molto più poetico!”

Vegeth guardò in basso, mentre Crilin rivolse uno sguardo rabbioso verso Bulma. Poi il Saiyan rialzò la testa, con aria decisa.

“Questo pianeta è la mia ultima speranza di sopravvivenza, poiché senza di esso sono condannato a morire di fame. Propongo di chiamarlo ‘Last Hope’…”

“Suona bene!” disse Chichi, con un sorriso.

“E’ un po’ melodrammatico, ma sì, è carino.” Disse Bulma.

“Allora si parte per Last Hope!” gridò Crilin, prendendo la mano delle due persone accanto a lui. Bulma posò la sua mano sulla spalla di Vegeth, che le fece un sorriso prima di posare due dita sulla fronte. Si concentrò sul verde, sul cielo puro, gli alberi maestosi e la bellezza di quel luogo fiorito con odore primaverile… E sparì.

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