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DBM Universo 16: La Fusione di Due Vite

Scritto da Syl & Salagir

Traduzione e adattamento di Son Broly, Prosavio, Edge2721

Quando Vegeth entrò nel corpo di Bu, fece una scelta: mantenere la sua barriera (U16), o lasciarla (U18). Questa è la storia di quello che è successo dopo ... Anche se Vegeth ha salvato l'universo, Goku e Vegeta sono completamente scomparsi...


Parte 1 :12345678
Parte 2 :91011121314
Parte 3 :15161718192021222324
[Chapter Cover]
Parte 1, Capitolo 6.

CAPITOLO 6: QUANDO NON SI E' DELL'UMORE ADATTO

Capitolo tradotto da

Edge2721

Capita, delle volte, che le persone si rendano conto che la fretta non è uno dei criteri da adottare quando si deve prendere una decisione. E infatti, dopo il suo recente esilio, Vegeth volle avere un suo appartamento fino a quando non si sarebbe capito con chi sarebbe vissuto. Ovviamente, l’appartamento era pagato da Bulma. Il Saiyan aveva scelto un posto modesto nella periferia di Satan City, ma lo si trovava raramente a casa. L’arredamento era composto da: un letto, una cassettiera e una pianta. Bulma però, aveva insistito che aggiungesse un tavolo e qualche sedia in più (non si sa mai). Una volta ottenuta una casa tutta per sé, Vegeth ne approfittò per meditare, felice di essere solo. I suoi vicini non erano rumorosi e il quartiere era calmo. Cos'altro poteva volere? Tuttavia, quel giorno Vegeth sentiva il peso della solitudine che lo stava schiacciando. La paura gli faceva torcere lo stomaco. Il pensiero che potesse morire di fame, che non gli era mai venuto in mente prima, ora lo attanagliava fino a lasciarlo senza fiato. Non aveva mai pensato di morire prima d’ora, in parte anche perché era già morto diverse volte, ma ora cominciava a preoccuparsene. Voleva solo rimanere vivo per godersi una vita normale (cosa che non aveva avuto l’opportunità di fare quando era Goku e Vegeta), e ora aveva scoperto che forse non avrebbe potuto! Sperava fortemente che Karin trovasse una soluzione al suo problema. Il suo stomaco si contorceva e borbottava. Vegeth sospirò non appena mise una mano sopra di esso. La fame era la sua più grande paura, subito dopo gli ospedali. Decise di chiamare Chichi e Bulma per tenerle informate.

Bulma era in cucina, stava preparando la cena per suo figlio, quando il telefono squillò. Abbassò il fuoco per lasciar preparare lo stufato, prima di rispondere.

“Pronto?” disse come sempre.

"Bulma? Sono io." Rispose Vegeth.

“Ah! Stavo aspettando la tua chiamata! Allora?”

“Sono andato al palazzo di Dende e mi ha detto che non ha idea di cosa mi stia succedendo, così sono andato da Karin per prendere dei senzu. Sono l’unico mezzo per sfamarmi…”

“Se i senzu sono sufficienti per saziarti, è una bella notizia! Tutto ciò che devi fare è assicurarti che tu ne abbia sempre qualcuno a disposizione…”

“E come? A Karin crescono tre senzu ogni luna blu!”

“Gli hai chiesto di accrescere le sue colture?”

“Mi ha detto che penserà lui a trovare una soluzione al riguardo…”

“Capisco… Tu devi solo… aspettare…”

Bulma sentì Vegeth sospirare all’altro capo del telefono.

“Lo sai che odio aspettare senza far nulla. Conosci la persona dalla quale ho ripreso…”

Bulma si concesse un sorriso, a dispetto di quella tragica situazione. Non era spaventata dalla morte poiché, grazie ai suoi amici, conosceva molte divinità, ma essere separata da Vegeth gli dava una ragione per sentirsi ferita. Fece una proposta:

“Se sei affamato, vieni pure, ti preparerò qualcosa da mangiare…”

“No, grazie… Paradossalmente, ora ho un nodo allo stomaco a causa di queste cattive notizie…Per ora…”

“Chiamerai anche Chichi?”

“Sì. Le dirò tutto… Anche lei è preoccupata.”

“Allora sbrigati! Ora devo riattaccare, sto preparando la cena!”

Dopo i soliti saluti, Vegeth riattaccò, era triste, e prese ancora una volta il ricevitore per spiegare le stesse cose a Chichi. La sua reazione fu, ovviamente, molto violenta, ma l’atteggiamento cupo di Vegeth la temperò. Una volta che ebbe riattaccato, si sedette. In quel preciso istante il suo stomaco emise uno spaventoso borbottio. Il suo corpo lo stava chiamando all'attenti, ma non gli andava di mangiare. I Saiyan erano esseri che mangiavano quando gli andava; banchettare senza piacere non li attirava molto. Vegeth, seduto sul suo divano, lasciò vagare la mente. Poteva sentire il dolore del suo stomaco, morente di fame, sparpagliarsi per tutto il corpo, fino al cervello, facendolo indebolire. Gli sembrava come se il suo cervello si stesse contraendo nella vana impresa di riuscire a trovare delle riserve per continuare a lavorare. Il suono del suo intestino era così spiacevole che per non sentirlo si coprì le orecchie con le mani, ma continuava a sentirlo, poiché il suono proveniva dall'interno del suo corpo. Ripensò alle offerte di Bulma e Chichi ma i suoi arti erano troppo pesanti per muoversi e la sua bocca troppo secca per mangiare qualcosa. Goku tendeva ad indebolirsi se non mangiava. Sfortunatamente, Vegeth aveva ereditato quella caratteristica. Il suo telefono stava squillando. Si alzò senza il minimo entusiasmo e alzò la cornetta per rispondere cupamente come al solito:

“Pronto?”

“Goku? Sono Crilin! Quanto tempo! Ti farebbe piacere venire da noi per cena? Ci piacerebbe che tu fossi dei nostri!”

Anche se non era comunque tentato dall’idea di cenare, la prospettiva di vedere due dei suoi migliori amici lo fece sentire felice. Quindi accettò con entusiasmo l’invito prima di concentrarsi per teletrasportarsi nella Kame House.

Apparve proprio davanti a Crilin, C-18 e la loro figlia. Li salutò, sorridendo da orecchio a orecchio. Non c’era niente di meglio per rilassarsi che rivedere i vecchi amici. Crilin disse:

“Sediamoci al tavolo ora! Ho preparato del pollo in latte di cocco, vedrai, è delizioso!”

Vegeth si sforzò di essere entusiasta per non ferire l’amico. Si sarebbe auto-costretto per lui! Glielo doveva. Prese un pezzo e lo portò alla bocca. Il sapore di quel piatto era così buono che trasalì di piacere. Al sapore del piatto di Crilin, lo stomaco chiese il bis. Le cucchiaiate si susseguivano l’un l’altra. Crilin sembrava compiaciuto. Finito di cenare, confessò:

“Veramente, è stata Bulma a chiamarmi informandomi dei tuoi problemi e allora mi sono detto che anche se non volevi, dovevi mangiare. A quanto pare, ci sono riuscito…”

In realtà Vegeth aveva mangiato più di una dozzina di piatti tutti in una volta. C-18, essendo un cyborg, non mangiava molto e Crilin e Marron non avevano un grande appetito. Vegeth fissò i suoi amici. Aveva passato proprio una bella serata che l’aveva tirato su d’umore. Tornò a casa con la Trasmissione Istantanea qualche ora dopo e, anche se era ancora affamato, si addormentò come un bambino.

Il giorno dopo, come aveva detto, stava andando da Chichi. Una promessa è pur sempre una promessa. Sul punto di partire sentì una voce nella sua testa.

“Vegeth, sono io!”

“Maestro Kaioshin?”

“Sì! Karin ha contattato Dio che ha contattato Re Kaioh che mi ha spedito un messaggio a proposito… dei tuoi problemi di fame…”

“Ah, davvero?” esclamò Vegeth, speranzoso.

“Va’ nel palazzo di dio, ci incontreremo lì!”

Detto fatto. Il Saiyan apparve di fronte a Dende e Piccolo. Gli sorrisero (Dende fece un sorriso più grande). Vegeth anche gli sorrise, sollevato dal fatto che una soluzione era stata trovata in così poco tempo.

Kibitoshin, e il Vecchio Kaioshin, che aveva aggrappato al braccio, apparvero accanto a Vegeth. Li salutò con la mano. Il più vecchio si schiarì la voce e disse:

“Non staremo qui a lungo. Sarò franco. Vegeth, per riuscire a vivere, avrai bisogno di una quantità enorme di senzu. E non è possibile coltivarne di così tanti su questo pianeta.”

Vegeth annuì. Ne era certamente consapevole. Il vecchio Kaioshin continuò:

“Ecco perché avrai bisogno di piantarli da un’altra parte.”

“Ma… dove?” chiese Vegeth.

“Fammi finire!” gridò il vecchio dio. “Allora, dov’ero rimasto…?”

“A ‘da un’altra parte’.” Rispose Kibitoshin.

“Ah, giusto, grazie. Quindi, per questo motivo hai bisogno di un altro pianeta per coltivare i senzu. Un pianeta disabitato e con un’atmosfera adatta alla crescita dei fagioli.”

“Ma non esiste.” Disse Vegeth, scoraggiato.

“Ti ho detto di non interrompermi! Certo che esiste!” Il vecchio Kaioshin perse le staffe. “Altrimenti, non sarei qui a parlarne!”

“Hai ragione, mi dispiace…” borbottò Vegeth, imbarazzato.

“Abbiamo già trovato un pianeta che fa al caso nostro. È a qualche migliaio di anni luce da qui…”

“E come faccio ad andarci?” chiese Vegeth in preda al panico.

Il vecchio lo guardò. Kibitoshin mise una mano sulla sua spalla per farlo calmare. La rabbia del suo maestro non era mai un buon presagio. Il vecchio Kaioshin fece un profondo respiro prima di dire:

“Lo so benissimo che la tua Trasmissione Istantanea ti permette di teletrasportarti vicino una fonte di energia che senti e non in un posto. Ma il fato vuole che io abbia di fianco a me una persona che potrebbe insegnarti come teletrasportarti in un luogo che puoi visualizzare nella tua mente.”

Vegeth alzò lo sguardo a Kibitoshin. Quest’ultimo annuì.

“Verrai con me nel pianeta dei Kaioshin fino a quando non avrai imparato la tecnica. Prima però ti mostreremo il tuo pianeta.”

Vegeth gli sorrise. Era certo di poter imparare a teletrasportarsi in breve tempo. Tuttavia, il vecchio Kaioshin interruppe i suoi pensieri.

“Ascolta, un senzu ha bisogno di un anno per maturare. Poi, aggiungi a tutto questo tempo anche il tempo necessario per imparare la tecnica e per trovare del personale che coltiverà le piantagioni.”

“Un anno?! Significa che sarò affamato per… un anno?!”

“Beh, sì.” Sospirò il vecchio dio. “Cose che capitano.”

Vegeth si sentì mancare. Un anno, quello sì che era parecchio tempo. Sentì una mano sulla sua spalla e così guardò in alto per vedere Kibitoshin che gli stava dando supporto.

“Ascolta, dobbiamo sbrigarci.” Disse il suo amico. “Andiamo adesso. Prima è, meglio è.”

“D’accordo, ma prima devo dirlo alla mia famiglia…”

“Sono d’accordo!” esclamò Kibitoshin con un ampio sorriso. “Mi farebbe piacere rivedere Gohan.”

“Dende, Piccolo, Sommo Kaioshin, volete venire con noi?” propose il Saiyan.

“Mi piacerebbe!” disse il giovane namecciano.

“Anche a me,” disse Piccolo, con il suo solito tono di voce indifferente.

Vegeth chiese al gruppo di aggrapparsi a lui così da potersi teletrasportare. Apparvero di fianco a Bulma.

“Ciao.” Salutò Vegeth.

“Vegeth, perchè hai portato tutte queste persone qui?” chiese la terrestre. “Non ho preparato nulla!”

“Puoi chiamare Chichi, per piacere? Devo dire una cosa a tutti voi…” rispose Vegeth seriamente.

Bulma, senza dire una parola, prese il telefono e chiamò Chichi.

“Pronto?” disse una voce assonnata dall’altra parte.

“Hey Chichi, sono Bulma.”

“Bulma, ma lo sai che ore sono?” chiese Chichi, subito con un tono più minaccioso.

“Guarda, devi venire il più presto possibile, Vegeth deve dirci qualcosa.”

“…Va bene, arrivo.” Disse Chichi, adesso più sveglia.

Mezz’ora dopo, era lì con i suoi figli entrambi in smoking.

“Chichi, sei tra amici, non è un matrimonio.” Disse scherzosamente Bulma.

“Voglio che i miei figli siano presentabili.” Ribattè la donna. “E ci sono riuscita.” Concluse. “I grandi dèi dell’universo sono tra noi, è un onore!”

Bulma scoppiò a ridere quando vide la faccia di Gohan, rossa come un peperone. Andarono tutti nel soggiorno.

“Ascoltate, me ne andrò per un po’…” dichiarò Vegeth.

“Cosa?!” esclamarono tutti quanti.

“Imparerò una nuova tecnica nel pianeta dei Kaioshin. Per sopravvivere, dovrò coltivare i senzu su un altro pianeta.” Spiegò.

“Ma come farai?” chiese Trunks.

“Beh, assumerò delle persone, penso…”

Gohan lo fissò. Vegeth disse:

“Devo ancora rifletterci. Ma alla fine troverò un modo!”

“Hai pensato agli alieni?”

“Li considererò dopo il primo raccolto…”

Bulma sospirò. Non ne era molto entusiasta, ma visto che non c’era altra scelta, così sia. Chichi disse:

“Ma hai qualche nozione sul coltivare un campo?”

“Beh, Goku ha coltivato qualcosa. Ricordo come piantare, annaffiare, cogliere…”

“Sì, ma non conosci i metodi che ti permettono di raggiungere la miglior qualità e quantità dei prodotti, vero?”

“Er…” replicò semplicemente Vegeth, grattandosi la testa.

“Ti insegnerò tutto ciò che avrai bisogno di sapere, Vegeth. Sei fortunato ad avermi perchè senza di me non saresti riuscito a cavartela.”

Bulma fissò Chichi.

“Tutti lo possono fare.” Disse il direttore della Capsule Corporation, altezzosa.

“Ah! Perchè tu sai qualcosa a proposito di fare la maggese e dei raccolti?”

Bulma rimase in silenzio perchè infatti non lo sapeva. Vegeth calmò la situazione.

“Andiamo, non è niente. Chichi mi insegnerà quando avrò imparato a teletrasportarmi. Durante questo periodo però, per piacere, non litigate.”

Entrambe le donne sospirarono. Kibitoshin affrettò Vegeth.

“Dobbiamo sbrigarci. Non voglio rovinarvi i saluti, ma i tuoi giorni sono contati, amico mio.”

Vegeth guardò tristemente la sua famiglia e la salutò con la mano prima di sparire con i due dei. Bulma disse:

“Pensi che imparerà in fretta?”

“Sì,” rispose Chi-Chi. “Possiede i geni di Goku e Vegeta, perciò lo farà sicuramente.”

E così tutta la famiglia emise un profondo sospiro, pregando Dende che Vegeth ce l’avrebbe fatta.

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