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DBM Universo 16: La Fusione di Due Vite

Scritto da Syl & Salagir

Traduzione e adattamento di Son Broly, Prosavio, Edge2721

Quando Vegeth entrò nel corpo di Bu, fece una scelta: mantenere la sua barriera (U16), o lasciarla (U18). Questa è la storia di quello che è successo dopo ... Anche se Vegeth ha salvato l'universo, Goku e Vegeta sono completamente scomparsi...


Parte 1 :12345678
Parte 2 :91011121314
Parte 3 :15161718192021222324
[Chapter Cover]
Parte 3, Capitolo 17.

Capitolo 2: Vita di famiglia.(Parte 2/2)

Capitolo tradotto da

Edge2721

Un erede?

Anno 778, quattro anni dalla nascita di Vegeth.

In questi pomeriggi Vegeth si concesse una pausa e si stava riposando, steso su una poltrona nel soggiorno, più spesso da solo che con Bulma nell’altra poltrona, mentre leggeva una rivista scientifica o di gossip, a seconda di cosa si lasciavano dietro sua madre o suo padre.

Il miglior modo per descrivere questi momenti era ‘tranquillità’.

Vegeth aveva lo sguardo rivolto verso il soffitto ma aveva notato che Bulma non stava più leggendo. Era rimasta a guardarlo per almeno un intero minuto. Eppure, non si mosse (Vegeth), e rimase ad aspettare ciò che doveva succedere. Infatti, Bulma raggiunse e toccò il viso di suo marito con la punta delle sue dita. Era come se volesse essere sicura che fosse lì veramente e non un illusione. Appena lo accarezzò, Vegeth usò i suoi poteri per essere sicuro che nessuno li avrebbe disturbati per i prossimi minuti. I diversi umani e i molti animali che abitavano la casa erano lontani. Usò anche il suo grande udito per controllare i vari robot e dedusse dal poco movimento dell’aria che non erano in funzione. Tutto andava per il verso giusto.

Le prese la mano e lei si fermò. Poi però gli tirò un po' il braccio per farlo sedere. In effetti, voleva parlare.

“Ti piacerebbe avere un altro figlio?” chiese.

“Vuoi dire, un quarto figlio?” rispose, ma appena la risposta gli uscì di bocca, capì che aveva usato le parole sbagliate.

“Sì… è il mio secondo…”

Vegeth tornò a guardare il soffitto e Bulma gli diede tempo per pensarci.

Un figlio… o una figlia… Non di Goku, né di Vegeta… ma suo!

Si alzò e guardò esattamente di fronte a lui, poi disse: “Ci penserò. Sarò di ritorno presto.” Poi scomparì. Si ritrovò nella sua camera da letto e prese la lettera d’invito che si trovava sul comodino.

Vegeth, Chichi e Mr. Satan
vorrebbero avere l’onore della tua presenza
al matrimonio dei loro figli
Son Gohan e Videl

Vegeth non era un Saiyan, e certamente non un essere umano. Era una gigantesca anormalità che viveva sulla Terra, ma anche nell’universo.

Se stava per avere un figlio, avrebbe messo in pericolo l’universo?

Ne avrebbe parlato ai Kaioshin. Glielo aveva promesso dopo tutto. Ma prima, doveva sapere cosa voleva veramente lui, se stesso.

Per quanto abbia amato i suoi figli, non era mai riuscito ad accettare l’idea di fare loro da padre. Quel frenastenico di un Goku non aveva mai capito il modo di confrontarsi e di comportarsi con un figlio. E a Vegeta semplicemente non gliene fregava niente di avere una prole.

Poi, capì perchè Bulma glielo aveva chiesto. Stava raggiungendo un’età dove non gli sarebbe stato più possibile portare in grembo un figlio. Era ora o mai più. Quindi Vegeth doveva decidersi ora!

Vegeth si fermò in diversi posti. Eccone alcuni:

Era un pomeriggio di Domenica quando fece visita alla Kame House. Marron aveva diciassette anni.

[Nota dell’autore: Marron non è assolutamente diciassettenne in questo periodo della storia. È un ENORME errore da parte mia. Tuttavia ho lasciato il paragrafo perché mi piaceva. Mi dispiace. Completamente non-canonico :) ]

Era cresciuta di una trentina di centimetri, più prosperosa e con la passione per le riviste e I cantanti. Il suo taglio era piuttosto strano, la sua energia sembrava illimitata e la sua voce era molto acuta. Inoltre era solita masticare chewing-gum.

Stava uscendo, tutta agghindata e compiaciuta. Riuscì a non conficcare la punta dei suoi tacchi a spillo nella sabbia. Prese rapidamente una capsula che lanciò sulla spiaggia. Salì nell’abitacolo dell’idrovolante che era appena apparso. E partì per il continente con un rumore assordante.

Circa venti secondi dopo, un Crilin mezzo addormentato sbucò fuori dalla casa per salutare quello che ormai era diventato un puntino all’orizzonte.

“Sii prudente!” sbadigliò. “Eeee non prestare attenzione alle persone che sono più deboli di tuo papàààà…”

Stava tornando dentro rimuginando sul fatto di come quella bambina potesse essere una tale mattiniera. Poi si fermò all’improvviso e guardò in alto. Vegeth svolazzò velocemente e si levò discretamente dalla linea visiva.

Crilin alla fine entrò, era quasi sveglio. Se Vegeth non si era voluto far vedere, allora…

“Amore, qualcuno vuole vederti.”

C-18, o ‘amore’ stava poltrendo sul doppio letto nel secondo piano, anche se essendo un cyborg, non aveva bisogno di molto riposo. Sentì la chiamata del marito.

“Chi è?”

“Il tuo amante.” Rispose mentre si stava sdraiando sul letto.

Era una buona cosa che Vegeth non avesse un senso dell’udito così sviluppato come quello di Piccolo perchè tanto non avrebbe comunque capito il significato di quell’espressione. In realtà, non sapeva cosa aveva detto Crilin qualche mese prima: aveva detto alla moglie che se avesse dovuto tradirlo con qualcuno, allora sarebbe stato meglio se quel qualcuno fosse Vegeth. Dopotutto, entrambi erano più forti di lui, quindi non avrebbe potuto fare nulla e perciò, si sarebbe evitato un crimine passionale.

La maggior parte delle persone, inclusa la moglie, non capivano mai le battute di Crilin.

Arrossì a causa dell’allusione del marito e perché qualcuno la stava aspettando fuori e lei era ancora in vestaglia.

Corse in bagno ad una velocità impressionante per paura che la persona che la attendeva la potesse vedere dalla finestra. Lasciò l’acqua scorrere sul suo corpo e poi in poco tempo si asciugò e si pettinò i capelli davvero velocemente. Alla fine, era pronta e vestita prima che Crilin potesse solo rimboccarsi le coperte.

Poi, da donna distinta, aprì la finestra e volò fuori.

Vide Vegeth che volava sopra la casa, e così gli andò incontro.

“Potevi dircelo che stavi venendo, non abbiamo preparato nulla.”

Vegeth chiuse gli occhi e si concentrò. Non aveva perso l’aura della figlia di Crilin neppure per un secondo, anche se non ne aveva molta. Era orgoglioso di essere riuscito a sentire l’aura di una persona debole anche se questa persona era lontana: era distante da lui diverse migliaia di kilometri e, giudicando dalle radiazioni che emetteva, potè capire che era molto eccitata.

Non si preoccupò di salutare C-18 con un ‘ciao’, di scusarsi o anche di girare un po’ attorno al discorso.

“Dimmi, quando hai scelto di avere un bambino, ti sei chiesta se potevi?” chiese a lei.

“Sì, non ero sicura di essere in grado di portare in grembo un bambino.”

“Ma hai sentito di avere il diritto di avere un figlio comunque?” specificò il Saiyan.

C-18 capì che non la stava biasimando per aver avuto un figlio, bensì, comprese cosa voleva dire e dove voleva arrivare. Il numero che usava come nome le ricordava sempre che non era una vera donna. Così come per l’indistruttibile Vegeth, anche la natura di 18 la tenne lontana dal sentirsi umana come gli altri. Sapeva anche che se Crilin non l’avesse amata, avrebbe probabilmente ucciso metà dell’umanità.

“Anche l’essere più brutto di questo pianeta ha il diritto di avere un figlio. Anche genitori idioti, alcolizzati e violenti hanno il diritto di avere un figlio. Questo è ciò di più universale in questo mondo. Quindi vai, accoppiati e smettila di farti domande.”

E con questo, C-18 lentamente stava tornando indietro dalla finestra della sua stanza, ma poi, si fermò e tornò indietro.

“Se vorrai farmi accudire il tuo marmocchio, mi dovrai dare un milione di zenie all’ora. Questo è il mio prezzo per la famiglia più ricca del mondo e per il loro potentissimo figlio.”

Dopo quella discussione costruttiva, Vegeth volle consultare un vero saggio, un vecchio uomo che aveva raggruppato saggezza attraverso gli anni e i quali occhi allenati avrebbero saputo il da farsi in ogni situazione.

Pensò a Muten Roshi per un secondo, ma poi realizzò che chiedergli di una faccenda riguardante anche una donna non era una grande idea.

Karin era un gatto. Già, un gatto. Perciò era escluso, Vegeth non sarebbe certo andato da un gatto per chiedere consigli. Perdipiù, prima di tutto Karin era un esperto di arti marziali.

Il vecchio Kami non c’era più. Avrebbe potuto chiedere a Piccolo, ma lo trovava umiliante. E Dende, anche se era definitivamente il nuovo Kami, era troppo giovane.

Re Kaioh aveva molta conoscenza; ma sopportare i suoi strazianti giochi di parole era troppo.

Poteva andare dal Gran Maestro Re Kaioh, anche se non aveva mantenuto un grande rapporto con lui. Era una persona incredibile. D’altro canto, visto che andava sempre in giro a bighellonare, non aveva molta credibilità.

Oltre di loro, c’erano i due Kaiohshin… Ok, erano le persone più vecchie di chiunque altro, anche più antichi di alcuni pianeti. Ma li aveva già come una mezza specie di ‘tutori’ e voleva qualcuno con il quale poter parlare il più apertamente possibile. Magari qualcuno che non fosse un suo conoscente.

Un vecchio Indiano in una montagna sarebbe perfetto. Ma non uno a caso. Aveva bisogno del meglio possibile.

E perciò, era rimasto solo un altro…

Vegeth trovò rapidamente la locazione del nuovo pianeta Namecc. Andò lì e iniziò il suo discorso con Moori, il leader di quella che probabilmente era la razza più saggia dell’intero universo. Il vecchio Namecciano, che beveva nient’altro che acqua, offrì del Tè a Vegeth, poi entrarono in casa. I Namecciani vivevano in comunità, era l’unico modo di rimanere in pace e di evitare congiure di alcun tipo. Parlarono delle coltivazioni di Last Hope per un po' ma poi, andarono al cuore del discorso. Moori chiese:

“Quale sarebbe il problema di aver un altro figlio?”

“È pericoloso.” Spiegò Vegeth.

“Tu stai dicendo che buona parte della tua famiglia ha forza abbastanza da distruggere migliaia di pianeti. Come potrebbe essere pericoloso avere un altro figlio?”

“Posso facilmente fermare i miei figli. Ma se ne avessi un altro… I figli dei Saiyan generalmente sorpassano i propri genitori. E nella mia famiglia li sorpassano di molto.”

“Quindi, ciò che temi veramente è che, se tuo figlio dovesse essere fuori controllo, distruggerebbe l’intero universo e tu non potresti fare nulla per fermarlo.”

“Esatto.”

“Ma perchè mai tuo figlio dovrebbe fare una cosa del genere? Hai paura così tanto della sua fase adolescenziale? Perché pensi che diventerà cattivo?”

“Ci sono diverse ragioni. Prima di tutto, i Saiyan sono violenti, è nella loro natura. E sono conosciuti proprio per le loro azioni barbariche. E questo era anche prima che iniziassero a lavorare per Freezer… Se tu dovessi paragonare un Saiyan a uno di una qualunque altra razza dell’universo, lo troveresti molto crudele, dispotico, e piuttosto megalomane se non ci fossero altri Saiyan a trattenerlo.”

“Nessuno dei tuoi figli è così.”

“Nessun figlio mezzosangue di Goku e Vegeta lo è.”

“Forse l’educazione è più importante della genetica, non credi? Goku e Piccolo sono esempi abbastanza convincenti.”

“Forse… ma forse è stata solo fortuna.”

“Hm…”

Il namecciano stava pensando. Non aveva visto la situazione dalla corretta prospettiva. L’educazione non era il problema, no, era qualcos’altro. Perché Vegeth ha previsto un futuro oscuro? Goku era completamente ottimista e Vegeta non vedeva le cosa in un modo poi così tanto pessimista. A suo parere, il comportamento di Vegeth era un pò strano. Di certo non erano stati i Kaiohshin a martellarlo così tanto di responsabilità da farlo diventare paranoico. Quel guerriero così potente non era uno che si faceva impressionare facilmente.

“Perché tuo figlio dovrebbe distruggere l’universo? Nessun Saiyan ha mai distrutto un pianeta perché lo trovava divertente. Inoltre, governare l’universo è piuttosto insensata come cosa…”

“Ci sono state persone che lo hanno voluto…”

“Persone… come te?”

Aveva fatto centro.

“Ci ho pensato.”

“Perchè?”

“Mi annoio. So che non sarò mai in grado di incontrare un avversario degno di questo nome. Delle volte, mi viene in mente di lasciar perdere tutto. Di fare un pò di casino. Ma non lo farò.”

“Quel pensiero ha solo attraversato la tua mente per un momento. Non devi preoccuparti per il tuo futuro.”

“Non lo farò mai. Mi piace la mia famiglia, sono sano e calmo. Lo so che non lo farò.”

“Ma se quella stessa idea dovesse attraversare la mente del tuo figlio… non sai se rifiuterebbe come te.”

“Già… ci ho pensato, è possible che accada anche a lui.”

“Ma se tu puoi controllarti, perchè lui non potrebbe?”

“Ho avuto degli impulsi. E alcuni di loro hanno quasi distrutto la Terra o l’intero universo. Vegeta ha la colpa della creazione di Cell Perfetto così come della nascita di Bu, tutto a causa dei suoi impulsi. E quando ci trasformiamo in Super Saiyan, siamo più vicini allo stato primitivo di noi Saiyan, e strane idee ci vengono in testa, specialmente quando lo facciamo per la prima volta. Sono molto potente, ma anche vecchio. Sono nato da due guerrieri dall’esperienza di combattimento di circa 60 anni ciascuno. Quando mio figlio diventerà Super Saiyan, sarà meno preparato. Il calmo Goku divenne veramente violento quando si trasformò in Super Saiyan; e lo stesso è successo a Vegeta. Era pronto a distruggere Freezer e tutto il suo impero. Ma decise di tenere la sua forza per i cyborg e il suo rivale. Avrebbero potuto distruggere il pianeta sul quale stavano combattendo se avessero avuto la mia forza. Sarebbe stato sufficiente un attimo di distrazione.”

“Tuttavia, eri un Saiyan puro. I tuoi tre figli non sono andati incontro ad un così drastico cambiamento quando si sono trasformati per la prima volta.”

“Questo è vero, ma potrebbe accadere anche a loro. Gohan quando ha raggiunto il Super Saiyan 2 per la prima volta cambiò completamente.”

Il capo dei Namecciani cadde in un silenzio profondo ancora una volta per pensare ed ordinare le idee.

“Mi stai solo dando delle scuse.”

“Come?”

“Anche se il tuo discendente dovesse perdere le staffe, resterebbe tuo figlio. E sarà meno potente di te per un lungo periodo… Riuscirai ad educarlo a dovere in quel tempo. Il tuo prossimo figlio non è una minaccia per l’universo. Lo sei tu.”

“Ma ti ho detto che…”

“… che puoi controllarti. Ma hai paura che un giorno, non ce la farai. Percepisci una parte oscura in te, e ne sei spaventato. E così pensi che l’avrà anche tuo figlio.”

“Sono un pericolo per l’universo?”

“Molto di più di come lo potrebbe essere tuo figlio. Forse sarà proprio tuo figlio a farti ritrovare la retta via.”

“...”

Bulma non vide Vegeth per molto tempo. Ma ciò non la turbava. Stava stampando un documento, quando sentì il solito suono del teletrasporto di Vegeth.

Non si voltò. In realtà, era un po' ansiosa. Vegeth la prese per le braccia e si chinò su di lei. Non disse nulla per un pò. E Bulma rimase a fissare lo schermo del computer.

Vegeth infine sussurrò all’orecchio della moglie:

“Che ne pensi dei nomi Saiyan?”

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