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DBM Universo 16: La Fusione di Due Vite

Scritto da Syl & Salagir

Traduzione e adattamento di Son Broly, Prosavio, Edge2721

Quando Vegeth entrò nel corpo di Bu, fece una scelta: mantenere la sua barriera (U16), o lasciarla (U18). Questa è la storia di quello che è successo dopo ... Anche se Vegeth ha salvato l'universo, Goku e Vegeta sono completamente scomparsi...


Parte 1 :12345678
Parte 2 :91011121314
Parte 3 :15161718192021222324
[Chapter Cover]
Parte 2, Capitolo 11.

CAPITOLO 3: TENETEVI STRETTI

Capitolo tradotto da

Son Broly

Ognuno aveva una mappa con una zona colorata di rosso sulle sue mani: quella era la parte di campo che dovevano coltivare. Crilin e Vegeth sorrisero.

“Tutto ciò riporta indietro molti bei vecchi ricordi!” esclamò Crilin.

“Già, quanti bei ricordi…” mormorò Vegeth.

“Dovremmo farlo a mani nude?” chiese Trunks, aggrottando le ciglia.

“Sì, così faremo tutto più velocemente.” replicò Vegeth.”Tra l’altro, ti eserciterai.”

“Vai a farlo invece di parlare. Così ti sbrighi!” borbottò Bulma.

L’uomo obbedì e partì.

Quando Vegeth arrivò sul suo campo, mise le mani nel suolo. Sentì una sorta di nostalgia che lo oltrepassava. Vide delle mani più piccole, le mani di un bambino che solcava il terreno con fatica. Stordito, chiuse i suoi occhi per un po’ di secondi e li aprì per vedere le sue mani. Sentì una lacrima spuntare dai suoi occhi, ma non se la strofinò. Agitato, mise le sue mani nel terreno e cominciò a lavorare, con la mente altrove…

Crilin si dava da fare il più veloce possibile. Dopo mezz’ora, si concedette una piccola pausa. Aveva già coltivato circa 50 km2 di campi, poteva riposare un po’, no? Sudò molto e si lasciò cadere a terra, e i suoi occhi focalizzarono il cielo blu. Ricordi di Goku e lui ritornavano indietro tra un attimo e l’altro. Non gli importava quanto gli facesse simpatia Vegeth, non era la stessa cosa… D’altra parte, non aveva niente e nessuno a cui dare la colpa… Per di più era soltanto da pochi mesi che se n’era andato. Il tempo l’avrebbe guarito. Crilin chiuse i suoi occhi quando le lacrime compensarono i pensieri del suo migliore amico, se non suo fratello… Dopo un po’, si asciugò le lacrime con la manica e poi si alzò e si stirò. Quei campi non si sarebbero coltivati da soli!

Come per Gohan, stava lavorando il più veloce possibile senza fare nemmeno una pausa di almeno dieci secondi. Voleva stare da solo il più possibile per ritornare da Videl che era stata al campo. La ragazza decise che coltivare fosse un lavoro da uomo. E lui non riuscì a farli pensare diversamente. Oh bene… secondo le sue stime, avrebbe impiegato circa due ore e mezza, se non avesse rallentato, per finire la sua parte da coltivare. Sentendosi molto più lucido con questo pensiero, Gohan aumentò il ritmo,

Goten e Trunks stavano lavorano insieme nel loro pezzo di terra. Parlavano tra di loro lavorando sempre più lentamente. Al momento fecero una lunga pausa di alcuni minuti, ma tornarono velocemente a lavorare poiché non sarebbero voluti tornare troppo tardi. Arrivato mezzogiorno, Vegeth venne a dar loro una mano. E il giorno trascorse così per tutti. Il giorno dopo,andarono a piantare i semi dei fagioli senzu e il giorno dopo ancora,innaffiarono e fertilizzarono. Per un mese,si presero cura dei loro raccolti. Erano consapevoli che dovevano aspettare qualche mese prima che fossero stati ripagati del loro lavoro, ma secondo Vegeth, che peggiorava sempre di più a causa della sua fame inumana, avrebbero lavorato di più. Karin gli aveva dato due senzu ma Vegeth si rifiutò di mangiarli, dicendo di volerne usufruire in casi d’emergenza. E aveva ragione.

Adesso,mancavano undici mesi ai primi raccolti. Senza fierezza, Vegeth decise di aspettare altri due mesi prima di mangiare il primo fagiolo. Giorni trascorsi pacificamente nel loro piccolo mondo. Tre mesi dopo, Vegeth mangiò il primo fagiolo senzu. Mancavano ancora otto mesi. Se avrebbe preso l’ultimo senzu in quattro o cinque mesi, sarebbe riuscito a farcela. Doveva… Tuttora Vegeth si sentì sempre più affamato e debole. Dedicò più ore al lavoro,sembrava più stanco e mangiò un’incredibile quantità di cibo senza sentirsi realmente sazio. I suoi amici si stavano preoccupando. Ogni notte, Bulma gli diceva di prenderla meno sul serio e di riposarsi e ogni mattina,i suoi bambini gli parlavano delle loro preoccupazioni. Ma negò la sua stanchezza. Era anche affamato, ma i suoi attacchi di rabbia non duravano molto. Tre mesi mancanti al primo raccolto, Vegeth svenne per la prima volta. Mentre stava scavando un altro canale d’irrigazione, si accasciò. Allarmato dal suo improvviso calo di ki, Gohan si sbrigò a dare un’occhiata e lo ritrovò incosciente. Atterrò, prese il Saiyan dalle spalle e lo scosse.

“Papà! Papà! Rispondimi, avanti!”

Vegeth aprì gli occhi e rimase in silenzio per alcuni secondi e poi, provò a muovere il suo braccio. Senza successo. Gohan lo portò sulla schiena e pregò ogni dio che conoscesse affinché Vegeth si fosse ripreso. Quando Bulma vide arrivare Gohan, portando Vegeth sulle spalle, si precipitò da loro, chiaramente nel panico. Gohan posò gentilmente suo padre a terra e respirò profondamente.

“Gohan! Cosa è successo a tuo padre?”

Il giovane non rispose subito, immerso nei pensieri. Poi alzò gli occhi per dire:

“Ho sentito che il suo ki è calato improvvisamente. Ero andato a vedere cosa stesse succedendo e lo trovai così, sdraiato sul suolo...”

Bulma si posò la mano sulla bocca per prevenirla da urli di orrore. Dopo di ciò, Chichi corse fuori dalla casa.

“Cosa è successo? Ti ho visto venire dalla finestra!”

“Vegeth è svenuto” rispose Bulma.

“In questo caso, non lasciarlo qui!” esclamò Chichi. “Mettilo dentro e portalo a letto.”

Gohan fece come gli era stato detto. Chichi bollì dell’acqua e preparò abbastanza piatti da sfamare un esercito mentre Bulma stava attenta a Vegeth. Questo ultimo stava per ammalarsi di febbre e mormorava nel sonno.

“Guarisci presto…” disse Bulma.

“Bul… ma… le sfere… del drago…” mormorò Vegeth.

Bulma ricordò alcuni eventi della sua adolescenza dopo queste parole, i ricordi di Goku. Ma presto, Vegeth cominciò a parlare di alcuni eventi di un’altra vita. Le memorie si stavano mescolando nella sua mente. Cominciò a delirare, aprì i suoi occhi e diceva frasi insensate come ‘Bulma,dì al coniglio di andarsene’ e poi, perse coscienza per un’ora. Tutti erano molto preoccupati ed è per questo che tutti lavorarono sempre di più. Durante i piccoli momenti di coscienza di Vegeth, Bulma, sperando di farlo sentire meglio, lo aiutò a mangiare qualche piatto, ma mangiava sempre con più difficoltà. Sentendosi inutile, la donna si mise a piangere. Chichi la sentì e andò a dargli conforto.

“Piangere non lo aiuterà. Usa la tua energia per fare qualcosa di utile.”

“Lo so ma… mancano tre mesi e dovremmo fare il raccolto e… ho paura che non ce la farà!”

“Ce la farà,” disse Chichi. Era così sicura che Bulma non poté far altro che annuire.

Dopo qualche giorno, Vegeth ritrovò la forza di rialzarsi. Dopo un severo rimprovero e qualche minaccia di morte in caso fosse tornato a lavorare, il Saiyan accettò di riposarsi. Trascorreva il tempo mangiando e dormendo, e odiava ciò più di ogni altra cosa. Dopo una terribile settimana, gli fu permesso di tornare a lavorare. Un mese prima del raccolto, radunò tutti.

“Ascoltate, manca solo un mese. Avrei voluto parlarvi di ciò che faremo successivamente.”

“Cosa vuoi dire?” chiese Crilin.

“Non staremo qui per sempre! Dobbiamo essere sicuri di avere abbastanza cibo e non ho intenzione di fare avanti e indietro fra qui e la Terra, è molto faticoso! I ragazzi non stanno andando a scuola e hanno diritto all’istruzione. Ecco perché dobbiamo trovare un modo …”

“Potrei costruire della macchine per fare il lavoro al nostro posto…” si offrì Bulma.

“Stavo pensando piuttosto alla gente.”

“Chi vorresti far venire qui? I Terrestri non sono dei babbei…”

“Cosa ne dite di chiedere agli extraterrestri?”” chiese Gohan.

“Non dimenticate che Vegeth ha salvato l’universo quando distrusse Bu!” dichiarò Bulma.

“L’intera galassia è in debito con lui. Possiamo chiedere a Re Kaio,” mormorò la scienziata, con una mano sul mento.

“Ottima idea!” esclamò Vegeth. “Lo farò proprio ora!”

Vegeth si concentrò.

“Maestro… Maestro, può sentirmi?”

“Ti sento forte e chiaro, Vegeth.” rispose la voce di Re Kaio.

“Potresti mandare un messaggio ad alcune persone di cui ti fidi, come ai Namecciani, per esempio?”

“Certo che posso. Dammi il tuo messaggio.”

“Dì loro che la mia sopravvivenza dipende dalle loro risposte e che ho bisogno del loro aiuto per coltivare i fagioli Senzu.”

“Molto bene. Aspetta un attimo…”

A Vegeth quell’attimo sembrava durare un’infinità fin quando non sentì di nuovo la voce di Re Kaio.

“Qui è tutto fatto ed ho delle risposte. A quanto ho capito,i Namecciani hanno risposto positivamente, ma ci sono anche gli Haïteku. Sono un grande popolo pacifico che vive nello stesso angolo di universo dei Namecciani.”

“Mi aspettavo di più… Dopotutto, ho salvato l’universo!”

“Sì,ma l’universo non lo sa… Dopotutto, non possiamo dirlo a tutti!”

Vegeth annuì e ringraziò Re Kaio che terminò la connessione. Gli altri avevano seguito la conversazione e restarono perplessi. Come ne sarebbero usciti?

Vegeth trascorse il tempo allenandosi. Mancavano solo due settimane alla partenza. Due corte settimane. Certo, era irresponsabile da parte sua allenarsi in queste condizioni ma se non si fosse allenato così duramente, non sarebbe stato ok, no? In entrambi i casi, lo stava facendo allo stesso modo. Per fare dispetto ai divieti di Bulma e ai rimproveri di Chichi, era sempre in movimento e si allenava costantemente. Era l’unico modo per sentirsi vivo. Allenarsi era ciò che l’avrebbe fatto sentire meglio. Mentre si esercitava su una serie di calci, Gohan gli atterrò di fronte.

“Non dovresti farlo.” Disse. “E se svenissi di nuovo?”

“Sarebbe meglio.” rispose Vegeth. “Tu hai sangue Saiyan dentro di te, dovresti sapere che stare fermo mi uccide. E tu ti alleni ovunque tu possa, anche con Crilin o con i bambini.”

“Forse, ma ti dico questo per farti riprendere!” disse Gohan improvvisamente. “Se ti fosse successo qualcosa, cosa avresti fatto?”

“L’avrei detto, almeno avrei fatto ciò che mi piace.”

Gohan stava per replicare ma Vegeth lo anticipò.

“Ok, smetterò di allenarmi ma solo se farai qualcosa per me.”

“Cosa dovrebbe essere?”

“Vorrei combattere contro di te.”

“Non sai essere serio? Mi hai completamente surclassato.”

“Non sono mai stato così serio. So che potenzialità hai. E voglio soltanto conoscerne i limiti.”

“Sai molto bene che non mi è mai piaciuto combattere…”

Vegeth scoppiò a ridere.

“Sì, e dato chi sono i tuoi genitori, è abbastanza sorprendente. Per favore, fallo per me. Mi sento così arrugginito che persino Freezer potrebbe battermi.”

“Stai esagerando…” disse Gohan con un sorriso.

Vegeth sapeva quanto Gohan fosse forte; l’aveva sentito dentro. Se solo suo figlio fosse stato più di un semplice guerriero… più di un lottatore… Vegeth amava combattere contro nemici potentissimi! E ora, Gohan negò il suo piacere! Avvicinò le mani e insistette:

“Avanti… In cambio, non mi trasformerò.”

Gohan pensò per un po’. Non era ragionevole, lo sapeva. E poi… Anche se ama la vita pacifica, calma e monotona, si mise in posa di combattimento. Con un vago sorriso sulle labbra, disse:

“Bene, combatteremo. Ma devi giurare che al minimo segno di debolezza, ci fermeremo e ritorneremo a casa.”

Per risposta, il Saiyan si precipitò su suo figlio, colpendolo con dei primi pugni. Gohan parò il primo pugno ma fu colto improvvisamente da un montante sinistro a piena potenza. Fece tre passi indietro e cadde. Quando si rialzò, notò che il suo labbro fu crudelmente tagliato.

Sta facendo sul serio! Pensò strofinandosi con le mani. Devo usare tutta la mia forza per essere alla sua portata.

Vegeth sorrise e ci si avventò di nuovo. Quella volta, Gohan riuscì a contrattaccare e gli diede un calcio sulla mandibola. Vegeth si scosse la testa, barcollante. Gohan ne trasse vantaggio e, andando dietro di lui, lo colpì pesantemente sulla testa. Vegeth si appoggiò al suolo,saltando verso Gohan e tirò un Ki Blast che esplose sulla pancia di suo figlio. Gohan urlò di dolore dopo che la sfera lo colpì e posò una mano sulla ferita mentre l’altra mano parò un calcio così veloce che non vide altro che la sua ombra. Vedendolo scoperto, Vegeth lanciò un altro Ki Blast che quella volta colpì il petto di Gohan. Gohan replicò con una Kamehameha Furiosa che Vegeth schivò per un pelo. Il mezzo Saiyan approfittò di quel momento di tregua per aumentare la sua potenza: un’aura bianca lo attorniò. Vegeth sorrise. Il giovane attaccò il padre e gli diede un pugno potentissimo nello stomaco, che fece piegare Vegeth. Quest’ultimo guardò il figlio negli occhi, soddisfatto.

“Gohan, sono sorpreso. La tua potenza è sorprendente. Il regalo di Kaioshin il Sommo ha funzionato veramente! È ancora più impressionate affrontarti ora che guardarti da lontano.”

“Pensi? Quando ottenni questo potere, mi sentivo il re del mondo, ero il numero uno… ma dopo, mi hai letteralmente superato…”

“Avanti, la nostra lotta è piuttosto bilanciata.”

“Mi prendi in giro? Non ti sei neanche trasformato in Super Saiyan!”

“Ma neanche tu.”

“Io sì, ma non puoi vederlo. Ti assicuro che la forza che ho ora, è come se fosse la forza di un

Super Saiyan 3. Grazie al regalo di Kaioshin il Sommo, i miei capelli non diventano biondi.”

“Ma non hai mai raggiunto il livello di Super Saiyan 3!”

“Ora sì. Ma senza gli aspetti negativi. Quando utilizzai la mia forza contro Bu, notai che era molto più potente della forza di papà trasformato in Super Saiyan 3.”

Vegeth fece una specie di sorriso, e i suoi occhi si sfocarono per la nostalgia. Gohan aggrottò le ciglia quando vide ciò. Dopo un attimo, tutti gli accenni di sentimenti se ne andarono dal viso del Saiyan che, con un sorriso più sicuro, disse:

“Chiami Son Goku ‘papà’, ancora ne parli in terza persona con me.”

“Sono confuso,” replicò Gohan. “Penso che dovremmo considerarti un altro, parlando. Mio padre,beh … il primo, non esiste più… e le abitudini si perdono difficilmente.”

“Al contrario, sono contento che tu faccia la differenza. Ma sarai in grado di considerarmi come tuo padre?”

“Lo faccio già! Soltanto che a volte lo dimentico…”

“No, mi dà fastidio…” rispose Vegeth, per quella gente che ancora credeva che ci fossero due persone in quel corpo.

Gohan rise calorosamente fin quando Vegeth non fece uscire una lacrima e cadde.

“Diamine!” gridò Gohan volando verso suo padre.”Veg… Papà!! Stai bene?”

“Ho esagerato…” mormorò, debole.

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