DB Multiverse

Hanasia, la Regina dei Saiyan

Scritto da Salagir

Traduzione e adattamento di Crix, Prosavio e ItsAMeLuigi

Questa storia si svolge sul pianeta dei Saiyan, ben prima che questi ultimi diventassero il popolo di sterminatori che ha portato terrore in tutta la Galassia all'epoca di Re Vegeta. Se ti sei mai chiesto in che modo queste persone così potenti vivessero in comunità, se vuoi sapere le sorti dei Guerrieri Millenari che hanno preceduto Broly, se le avventure di una frenetica ed emotiva combattente in un mondo crudele ti tentano…allora entra nel mondo della Saga di Hanasia!

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Parte 1 :123
Parte 2 :4567891011121314151617
Parte 3 :18192021222324252627282930313233343536373839404142434445
Parte 4 :4647484950
[Chapter Cover]
Parte 3, Capitolo 42.

Un Nuovo Impero

 

Blizzard sentì il caldo attacco sfondargli la gabbia toracica. Arrestato brutalmente nel suo balzo, il suo movimento venne dolorosamente invertito! Il suo corpo venne lanciato verso il soffitto già sfondato. Gridando per tutto il tempo, cercò di estrarre la sfera di energia che era già penetrata per metà nel suo corpo. Per la sua taglia gigantesca, rappresentava una sfera minuscola, intoccabile. Proiettato verso l’alto, passò attraverso ogni piano fino in cima.

Il principe dei demoni spingeva, spingeva con tutta la propria forza. Concentrò il proprio attacco e, sebbene fosse ormai piuttosto lontano, attinse alla propria forza per aumentare il suo potere e continuare a devastare dall’interno il corpo dell’imperatore.

Quest’ultimo continuò la propria ascensione, guadagnando sempre più altezza, quando improvvisamente, non lontano dai satelliti geostazionari, l’attacco esplose all’interno del suo corpo. Blizzard esplose in innumerevoli pezzi, di cui quelli centrali e vitali vennero completamente disintegrati. L’esplosione di energia pura aumentò di dimensioni, spingendo il proprio guscio esterno sempre di più, ingrandendosi nello spazio intorno ad essa, senza l’aria a rallentarla.

Gli abitanti della capitale alzarono gli occhi al cielo per vedere un secondo sole comparire improvvisamente e crescere in modo inquietante. Poi improvvisamente, l’aria venne spinta verso il basso, e una terribile onda d’urto abbatté edifici e abitanti, ferendo la maggior parte delle persone all’aperto, uccidendone alcune, e distruggendo molti monumenti.

 

Snower, il suo corpo circondato da fumi per lo sforzo di mantenere l’attacco così a lungo, le sue mani ancora rivolte verso l’alto, stava respirando forte. Sembrava reggersi in piedi a stento. Era uno spettacolo incredibile vedere un così terrificante demone del freddo esausto.

Tuttavia, i ribelli e i guerrieri della corte non osavano ricominciare a muoversi. Snower abbassò la testa e continuò a respirare forte, con gli occhi spalancati. Lui stesso non si era aspettato di essere in una tale condizione. Non aveva mai dovuto sforzarsi così tanto nella sua vita prima di quella volta.

Quando finalmente qualcuno osò sbattere le palpebre, uno dei guerrieri della corte iniziò a parlare:

— Non vi illudete, il nostro Principe è ancora più che capace di uccidervi tutti in un colpo solo!

I guerrieri circostanti tremarono e aspettarono.

Il demone alzò la testa e si girò verso il guerriero.

— Corretto, mio caro Dilat. E Blizzard?

— È morto.

— È confermato! — gridò Snower. — Dilat può seguire le forme di vita anche a distanza di anni luce! Mio padre Blizzard è morto! Comando io adesso, e le cose andranno diversamente!

La maggior parte dei ribelli si mise in posizione di combattimento.

— Basta combattere, — disse il nuovo Imperatore. — Calmatevi tutti, e qualcuno trovi un guaritore per Krämm e tutti gli altri sopravvissuti! Da questo momento, voglio che tutti i nostri eserciti smettano di combattere. Ogni pianeta richiedente l’indipendenza l’avrà, con effetto immediato! I ribelli non sono più nemici di stato. Voi inclusi. E se volete essere parte del mio nuovo esercito, che sarà necessario per affrontare i nostalgici del vecchio impero, sarei onorato di accogliervi.

— Un… nuovo impero? — disse un ribelle.

— Sì, un nuovo impero, più umile e aperto — disse il demone. — Basta conquiste distruttive. Basta megalomania.

 

 

I ribelli e i guerrieri della corte erano parimenti stupefatti. Snower avrebbe lasciato che l’impero si smantellasse? Così su due piedi?

Tuttavia si rilassarono quando gli impiegati del palazzo entrarono nella sala, equipaggiati con bot medici, e si sparpagliarono per la sala, prendendosi cura di combattenti di entrambi i lati a caso. Rapidamente, i guerrieri presenti si unirono a nuovi gruppi di guerrieri e ribelli, ma ognuno venne curato senza discriminazione.

Snower si sedette in uno dei suoi troni fluttuanti cui era così affezionato e un robot arrivò per fare degli esami, con grande sorpresa generale. Snower aveva bisogno di attenzione! ...

Vennero scambiate alcune parole, ma la stanza rimaneva immersa in un profondo silenzio.

I ribelli non si fidavano di Snower e non gli staccavano gli occhi di dosso. I guerrieri della corte, dal canto loro, non si erano dimenticati dei ribelli.

— Primo comunicato, — disse il Demone del Freddo al suo scriba. — Terribile attacco al Palazzo dell’Imperatore. Blizzard è morto! Comunicato da Snower in arrivo a breve! Mandalo subito a tutti i media dell’universo. Voglio che si facciano gli annunci, li voglio pronti. Entro un’ora terrò un discorso, e non vorrei che mancasse il pubblico.

Si girò verso la sala.

— Forza, cari ex-ribelli, chi vuole entrare nel mio esercito? Agli altri chiedo di andarsene, mi permetto di ricordarvi che questa è una sala per udienze private. L’assenza di un soffitto non cambia ciò.

— Sire Snower, — provò un grosso ribelle - che aveva aggiunto “Sire” per l’occasione perché sapeva dov’era e aveva un istinto di sopravvivenza - — capiamo che volete prendere il posto di vostro padre. Ma permettere all’impero di collassare e ai pianeti di ottenere l’indipendenza, stentiamo a crederci. Come vi gioverebbe? Non avete mai mostrato la minima deviazione dall’allineamento politico dell’impero nelle vostre politiche finora.

— Questo perché non volevo essere messo da parte, o perfino assassinato. Il mio potere era virtualmente vuoto finora, e cercare di cambiare l’allineamento politico di mio padre dall’interno non aveva alcuna possibilità di successo. Ho tenuto un basso profilo, prendendo nel frattempo posizione in punti strategici e segretamente aiutando contro di lui. Il controllo della mia famiglia è enorme, e vede tutto. Ero incatenato. Ho dovuto essere terribilmente discreto e ridurre il numero di intermediari. Ho gestito molte cose. In questo caso, molte altre organizzazioni più piccole si stanno rivelando per aiutare i grandi cambiamenti per la libertà e contro l’impero. Alcuni sanno che l’istigatore sono io, altri no. Difatti, Mr. Prolidane, ricordi la chiamata radio del 16 agosto di otto anni fa con le informazioni segrete sul trasporto di carburante? Quello ero io, di persona.

Il combattente spalancò gli occhi, ricordando quella vecchia missione di sabotaggio, e fu ancora più sorpreso che Snower conoscesse il suo nome.

— Qual è il tuo fine in questo? — chiese un altro ribelle, altrettanto sospettoso.

— Liberare l’universo da un assurdo giogo millenario, non è forse fine a sé stesso?

Tutti erano ancora accigliati. Nessuno osava dirlo apertamente, ma nessuno credeva davvero al cambiamento improvviso di Snower, ed erano sicuri che da un momento all’altro, avrebbe imbracciato di nuovo le armi e sarebbe diventato un Tiranno del Freddo come l’impero era così abituato ad avere.

— Se l’universo è libero, nessuno avrà bisogno di me — disse una guerriera. Portava trucco da combattimento di colore metallico sulle guance e aveva una lama su ciascun braccio. Diede le spalle al demone e si diresse alla porta più vicina, che era spalancata.

I ribelli trattennero il fiato vedendola andarsene. Tutti gli occhi erano su di lei. Snower l’avrebbe colpita alle spalle? Era il momento della verità. Era un discorso falso che in realtà significava “seguitemi o morite”?

— Fai come ti aggrada, Gatilyla — disse semplicemente, disinteressato, portando gli occhi a uno schermo dove le informazioni stavano sfrecciando.

Poi il suono dei passi fu fuori portata d’orecchio. Nessuno aveva impedito la sua uscita, era una prova di buona fede per i ribelli. Ma nessuno osava avvicinarsi. Entrare nell’esercito del demone, anche se per aiutare a portare un mondo di pace, sembrava opportunistico. Era passare dalla parte del nemico. L’impero aveva fatto così tanto male! Anche se era egoistico, quello che volevano, nei propri cuori, era vedere l’impero ridotto in cenere, non cambiato!

 

Yshar il destro venne avanti, lentamente e con esitazione.

— Un gran maestro mi ha detto di recente che la mia mano sinistra, che sul mio pianeta natale significa perdono, non ha perdonato molto di recente —. Sollevò il braccio che portava i segni del combattimento: un pezzo di stoffa strappato e una ferita superficiale, adesso avvolta in bende curative, un regalo dai medici di palazzo.

— Ammettiamolo: non è la nostra sfiducia per te, che rimani un Demone del Freddo, che ci impedisce di celebrare l’annuncio della probabile liberazione dei pianeti colonizzati. È il nostro odio per l’impero. Perché sì, combattiamo più spesso contro un avversario piuttosto che per una causa giusta. Questo impero ha devastato i mondi di molte delle persone qui presenti, anche di alcuni guerrieri della corte. Questo impero che inoltre, a prescindere dalla ragione che fornisci, tu guidi, Sn… Sire Snower. Eri al capo degli eserciti che hanno portato questo male. Eri parte integrante di questo male. È davvero legittimo che sia tu a guidare i nuovi cambiamenti?

L’ultima parte del monologo di Yshar fece rabbrividire i suoi amici. Voleva morire?

Sebbene le sue domande avessero una ragione etica, Snower era prima di tutto il nuovo capo in carica, perché, letteralmente, nessuno nell’universo conosciuto, tranne forse suo fratello, avrebbe potuto fermarlo! Facendo quella domanda stava giocando con i nervi di Snower, molto più dell’altra guerriera che se ne era andata dalla stanza prima. Anche se il demone avesse deciso di rispondere con un sorriso, sarebbe stato chiaro per alcuni che Yshar sarebbe stato assassinato entro pochi giorni.

Nonostante non stesse sorridendo, Snower rispose in modo amichevole.

—Infatti, non c’è motivo per me di venire apprezzato. La legittimità, la guadagnerò nel corso dei prossimi anni. Non pensiate che progetti di sedere oziosamente sul mio trono. (Alcuni guerrieri della corte non apprezzarono la frecciata all’Imperatore precedente.) Conosco molto bene la politica di ciascun mondo e la loro organizzazione. Avrete bisogno di una mente come la mia per gestire la transizione. Avrete bisogno della mia forza per schiacciare i rimasugli del Vecchio Impero. Sarete testimoni della mia efficienza. E se non mi credete, siete liberi di andare, o cercare di uccidermi.

La fine del monologo di Snower, al contrario, fece sorridere qualcuno. Dopo millenni sotto diverse famiglie di Demoni del Freddo, tutti sapevano che ucciderne uno era praticamente impossibile. Dopo un istante, ci fu un altro sorriso: tale impossibile atto era esattamente quello che i ribelli avevano tentato oggi.

— Sire Snower, — continuò Yshar che non aveva dimenticato la sua intenzione originale, — Dopo un attacco terroristico, voi personalmente avete guidato una spedizione punitiva contro il mio pianeta natale. Finora, avete ucciso tremiladuecentodiciassette persone. Poi avete installato una telecamera per mostrarvi alla mia gente mentre giustiziavate il “Capo dei Terroristi”. La vostra stessa mano ha assassinato il Governatore dell’emisfero settentrionale democraticamente eletto.

Snower non diede subito una risposta perché sentiva che il ribelle non ne avrebbe attesa una. Ma preparò comunque la sua controbattuta, perché un silenzio che fosse proseguito troppo a lungo sarebbe stato un’implicita ammissione di colpa.

Yshar sollevò nervosamente la sua mano sinistra in un modo che poteva sembrare un attacco. Poi si avvicinò al demone, in un modo che significava “salve” in alcune civiltà, “crepa, bastardo” in altre e “sei tu che puzzi?” fra gli aborigeni di Toldyaso.

— Sire Snower, perdono le vostre azioni precedenti e richiedo ufficialmente di unirmi all’esercito per il rinnovamento.

 

Fu la goccia. Un ribelle aveva ufficialmente cambiato schieramento. Gli altri membri della ribellione esalarono un sospiro di sollievo. Non erano più i primi. Una volta che il movimento era iniziato, potevano seguirlo. Non sarebbero stati ricordati nella storia come voltagabbana.

E comunque, se il nuovo governo non gli fosse andato a genio, avrebbero sempre potuto ribellarsi: erano piuttosto esperti in tale campo…

 

— Benvenuto Yshar il Destro. Dato il tuo livello e le tue abilità, credo che tu possa entrare in una squadra cittadina, direttamente come ufficiale, naturalmente.

I più lenti finalmente capirono che Snower sembrava conoscere i ribelli a uno a uno! Così come le loro capacità e abilità! Rimasero colpiti dall’informazione e quello che significava. I Demoni del Freddo potevano davvero ricordare tutto riguardo così tanti individui differenti?

In realtà, Snower aveva partecipato nell’elaborazione dell’attacco. Per questo ne era stato parte. Si era semplicemente preso il tempo di leggere i rapporti delle poche centinaia di ribelli presenti, e i guerrieri della corte nel palazzo e nella città. Non così tanti, in fin dei conti.

A uno a uno, i ribelli se ne andarono o si arruolarono. Molti guerrieri della corte si dileguarono, non osando abbandonare apertamente. Una volta fuori dalla città, alcuni vecchi nemici finirono il duello mortale iniziato nel palazzo.

Quando Krämm riprese conoscenza, affermò di credere solo alle azioni, non alle parole, e che si sarebbe arruolato solo una volta che le politiche di Snower fossero state in effetto. Se ne andò, con in mano la spada più pericolosa dell’universo, senza sapere mai se potesse tagliare un Demone del Freddo.

Un soldato usò un momento di silenzio per fare una domanda:

— Ma… Uh, vostro fratello maggiore Frosty… È con voi?

— Purtroppo, no. Non lo si può lasciar tornare vivo dalla sua spedizione.

Una folata di panico colpì la riunione. Alcuni guerrieri della corte si dissero che avrebbero dovuto denunciare subito Snower e unirsi a Frosty.

— Mio fratello vi intimidisce? — chiese Snower scherzosamente.

— Ci terrorizza. Tutti sanno che è più forte di voi. Pure voi, non avremmo osato attaccarvi. Era vostro padre allettato che attaccavamo oggi. Altrimenti non sarei mai venuto.

Snower sorrise dentro di sé. Era sempre piacevole che gli si ricordasse la superiorità dei Demoni del Freddo sugli esseri inferiori.

— Tranne me, solo una persona è riuscita nell’impresa di uccidere un Demone del Freddo ultimamente. E Frosty sta per incontrarla.

— Sappiamo che questo “Saiyan Leggendario” ha avuto molta difficoltà contro Ice Kurima. Ho anche sentito che è morto lanciandosi nello spazio.

— Avresti dovuto leggere la mia biografia, Cal Toufi. Non lascio nulla al caso. Ho sempre avuto successo nei miei piani, perché ogni volta c’erano diverse strade per il successo. Puoi considerare Frosty morto, anche se non lo sa ancora.

 

 

Hanasia si avvicinò al pilota della navicella.

— Quest’arena, è tipo un pianeta, o fluttueremo come in questa nave?

— Che dici? — disse la navigatrice di nome Tuik. — Non stiamo fluttuando, c’è una gravità artificiale!

— Be’ sì, mi sento come se pesassi tre grammi. A ogni passo mi sento come se stessi per schiantarmi contro il soffitto. Alcuni degli altri l’hanno già fatto.

Tuik guardò apprensivamente alle piccole ammaccature nel soffitto, causate da diversi saiyan che avevano sbattuto la testa durante i loro movimenti. Era sbalordita: era la loro testa che si sarebbe dovuta rompere, non il contrario!

— La gravità della nostra nave è 4π m/s². È la norma ISO-555 “Interstella”. Non è colpa mia se quella del tuo pianeta è sedici volte tanto! — (È un’approssimazione da parte sua, la razza di Tuik conta in base 16).

— E nell’arena, è ugualmente debole?

— Deve rientrare nelle norme dell’impero, quindi… Aspetta, no… — Digitò sulla console. — È un campo da combattimento, quindi forse…

— Centouno virgola trenta centimetri per secondo al quadrato, — disse una voce dietro di loro. — Pressione atmosferica di 842 EttoHercule. Azoto al 58%, ossigeno 34%, biossido di carbonio 6%. Temperatura, 288 Kelvin e 3 Hobbes.

Le due si girarono verso il combattente, che aveva snocciolato i dati monotonamente.

— Be’, — disse la navigatrice, — nell’arena, sarai più pesante.

— Ma non ho mangiato niente.

Tuik sorvolò mentre sollevava gli occhi al cielo. Disse più che altro a sé stessa che avrebbe dovuto rimanere nella sua nave molto lontano, perché se avesse messo piede sull’arena, sarebbe stata schiacciata dal suo stesso peso. Non aveva muscoli Saiyan.

 

— Sire Frosty, un piccolo gruppo di vascelli ribelli si sta avvicinando, vengono dal pianeta.

Il demone fece un gesto e lo schermo mostrò quello che il soldato aveva annunciato. Si poteva riconoscere facilmente il tocco caotico dell’esercito ribelle dall’aspetto variegato dei suoi veicoli spaziali. Alcuni erano navi civili modificate, altri di eserciti indipendenti, alcuni di un sistema, altri di un altro… Era un mosaico. Comunque, c’era un certo numero di navicelle che venivano chiaramente dallo stesso costruttore. Pulite, apparentemente nuove. Dedusse che erano dell’esercito locale del pianeta. Potevano muoversi facilmente nello spazio, per una specie isolata…

— Sono bene informati, — disse. — Quindi ci sono davvero spie nell’impero e avremo bisogno di gestire questo fatto. Manderò Snower a istituire un caso speciale contro questo problema. Saprà cosa fare, e possiamo fidarci di lui.

— Siamo ancora lontani dal pianeta, mio signore. Una battaglia spaziale è inevitabile. Dovremmo armare i cannoni?

— Sì. Comunque, radunate l’esercito e preparatevi al combattimento corpo a corpo. Dubito che abbiano portato un’intera armata incapace di resistere ai nostri cannoni.

Piccoli segnali, luci rosse, si accesero ovunque e i soldati si prepararono. Avoka immaginò migliaia di possibili esiti di questa prima battaglia a colpi di missili.

Yikoun tremava e sbavava di impazienza.

Frosty si mosse verso il centro dell’arena, rompendo le righe di soldati che avevano iniziato a formarsi. Saltarono freneticamente verso il retro per levarsi dai piedi del Demone del Freddo. Guardò in alto, soddisfatto. Mentre gli esseri normali potevano vedere solo la luce generata dallo scudo, lui poteva distinguere le minime variazioni e vedere perfettamente i punti che si avvicinavano. A Frosty piacevano gli attacchi missilistici. Erano come le sfere di energia, ma piccoli, indipendenti robot kamikaze. Quelli inferiori potevano vederli da lontano, soprattutto nello spazio, e potevano fare quello che volevano per contrastarli. In genere lanciando altri missili. Invece un Demone del Freddo sarebbe rimasto nella traiettoria, lasciandoli esplodere su tutto il proprio corpo. A Frosty piacevano i missili perché lo facevano ridere.

 

Corrne prese Hanasia per le braccia e la trascinò al boccaporto.

— Guarda, mia Regina. Quel punto, quello potrebbe essere…

— Guarda, sai, — disse Hanasia irritata, — è fantastico quando siamo insieme, giuro. Ma devi lasciarmi il mio spazio, capisci? Non sono la tua regina, non appartengo a nessuno.

—Uh… — iniziò Corrne con gli occhi spalancati. — È un modo di dire, sei la Regina di tutti i Saiyan, quindi anche la mia… E cos’è questa storia dello spazio? Mi trovi troppo presente? Io? È del tutto sbagliato! E francamente, non ho detto niente quando ti sei fatta il capo delle guardie, quando il giorno prima mi hai promesso che mi volevi, e…

— Oh, quella vecchia storia! Sai, se ti dà tanto fastidio, preferisco rompere. Sei troppo possessivo.

— Cosa!... Questa è bella! Chi è venuta da me mentre volavo, a migliaia di chilometri dalla capitale, solo per una sveltina? È folle quando ci pensi, che tu sappia esattamente dove sono in ogni momento e puoi percorrere distanze incredibili nel giro di minuti. Ma… ma più che altro, perché stai dicendo tutto questo? Non parlavo di quello! Guarda!

Indicò il boccaporto.

Davanti a loro, la piattaforma si stava ingrandendo, Hanasia tremò. L’aura orribile del suo avversario la spaventava, fin dentro le ossa.

— Attacco missilistico rilevato! — urlò Tuik.

— Contrattacco inviato — disse un altro pilota, con più calma. Hanasia seguì i piccoli tubi che schizzarono dalla nave. Presto divennero troppo piccoli per percepirli… Ma vide le esplosioni da lontano, gigantesche e luminose.

— Seconda raffica! — Gridò qualcuno.

Per un minuto, Hanasia non poté vedere la stazione che si avvicinava, per via delle esplosioni incessanti fra di loro. Poi improvvisamente, le esplosioni si acquietarono, e la vide emergere e vide solo quella: una mostruosa nave metallica ancora più grande della capitale Saiyan. Erano arrivati.

 

Disegni di:

Abysse      

Veguito       69

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