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DBM Universo 19

Scritto da Foenidis

Traduzione e adattamento di Grinch

Questi guerrieri che utilizzano potenti armature hanno combattuto accanto a Goku e ai suoi amici, ma da dove vengono in realtà? Qual è la loro storia?
Scopri come tecnologia e coraggio possano diventare gli ingredienti del cocktail della vittoria nell'insolito Universo Helioriano, il cui destino ha più volte rischiato di finire in tragedia.

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[Chapter Cover]

Helior, la Meraviglia.

Helior, gioiello del cosmo.

Helior, orgoglio di una nazione e oggetto di desiderio per molti altri. Un pianeta dal perfetto clima da un polo all’altro; Un prodigio nato da uno straordinario anello meccanico i cui potenti emettitori avevano rimpiazzato l’illuminazione e il calore di una stella che non si trovava lì. La fonte di energia, acceleratori di particelle, era integrata nell’enorme struttura.

Helior il Prosperoso era sfigurato da enormi colonne di fumo, visibili da miglia di distanza.

La desolazione si estendeva laddove, poco prima, batteva il potente cuore di una delle più stupefacenti metropoli del pianeta. Stormi di unità di trasporto aereo stavano convergendo verso quel punto. In alcuni posti, i materiali delle mura distrutte provavano a ricomporsi, all’unico esito di cadere di nuovo, vista la mancanza delle fondamenta necessarie.

Venivano impiegati ovunque ospedali sul terreno ed edifici d’assistenza venivano piazzati per accogliere i sopravvissuti. Questi ultimi erano turbati, scioccati, storditi e feriti. Potevano essere viste madri correre in tutte le direzioni, bambini gridare, uomini sconvolti cercare i loro cari. La distruzione era stata tale che i danni comprendevano i sistemi di comunicazione e l’elettricità. La città aveva l’aspetto di un formicaio devastato dal crudele piede di un gigante. Un piede di fuoco.

A Nord, i servizi anti-incendio stavano lottando contro le fiamme che si scatenavano su quella che un tempo era la zona industriale. Le protezioni delle riserve di sostanze e prodotti chimici non erano state in grado di resistere alla potenza dell’attacco. L’imponente pinnacolo oscuro che si alzava verso i cieli era più di un cattivo presagio: il terreno di Helior era stato profanato.

Ad Ovest, come a seguire la traiettoria della luce dell’anello planetario, andavano le squadre d’emergenza, raccogliendo feriti e cadaveri delle sconfitte truppe d’assalto. Da tutte le parti, corpi in uniformi blu coprivano il terreno, bucato da enormi trincee in fiamme decorate da crateri di incredibili dimensioni e guarnite dai detriti degli aerei precipitati e dei robot di servizio. Oltre questo luogo, nella pianura di Brennos, le perdite erano migliaia. La Guardia d’élite, vanto dell’esercito Helioriano subito dopo gli Ultra, era stata sonoramente sconfitta nonostante l’equipaggiamento pesante e l’indiscutibile eroismo dei suoi uomini. Le gigantesche carcasse di due navi da guerra di riserva riempivano l’orizzonte con pennacchi di fumo. Il fuoco ne consumava i generatori fotonici, mentre squadroni di robot tentavano di affondare i motori liquefatti sotto torrenti di schiuma assorbente, nel tentativo di contenere la minaccia di contaminazione radioattiva.

Un enorme confine dal diametro di migliaia di chilometri composto da truppe di terra e jet da combattimento in volo stazionario, circondava i vasti frutteti delle colline Tregor.

Sotto l’ombra degli alberi curati impeccabilmente da robot impegnati nel loro lavoro senza fine, tre figure stavano riposando.

Un uomo dai lunghi capelli e dall’armatura costellata di segni di lotta si stava riunendo al piccolo gruppo, portando con sé un arto di un automa equipaggiato con un retino. Radish stava divorando avidamente un frutto dalla scorza turchese con sezioni arancioni, simili a quelli contenuti all’interno del robot che portava con sé.

“Prova questi, sanno di carne arrostita!”

“Non sono male, ma preferisco quelli che ricordano il prosciutto di Testis. Osserva la fila a lato, è un’ottima varietà con un aroma fruttato niente male.” Rispose Nappa, sdraiandosi con la testa fra le mani.

Kyui, separato dagli altri, non sembrava di buon umore come i due buongustai. Un taglio era in vista sulla sua guancia sinistra e una buona parte della spallina sullo stesso lato era stata distrutta.

“Abbiamo aspettato anche abbastanza! Non c’è ragione di andarci piano! Ora ci alziamo, andiamo a distruggere le altre grandi città e ci sbarazziamo dell’esercito! Muovetevi, branco di perdenti!”

Vegeta, anche lui sdraiato con le mani dietro la testa sotto le ombre danzanti di un albero, smise di far oscillare il piede sul suo ginocchio.

Radish e Nappa fecero finta di non aver sentito. Il più grosso si rialzò per prendere un altro frutto. Complici tra loro, ansiosi di assistere a uno scambio di battute, si limitarono a osservare il loro principe alzarsi prendendosi tutto il tempo che voleva nel farlo.

Vegeta, meno provato dal combattimento dei suoi compagni, cominciò a camminare in cerchio attorno a Kyui, come un ufficiale di grado superiore che giudicava una nuova recluta. Ciò ebbe l’effetto di irritare oltre ogni limite l’altro.

“Sembra che non ricordi gli ordini di Lord Freezer; sei sotto il mio comando, Vegeta!” Disse il lacché del tiranno.

Vegeta si fermò davanti all’alieno dalla testa sproporzionata. Il Saiyan era più basso, tuttavia sembrava fosse lui quello a dominare la scena.

“Mi domando cosa ci veda Lord Freezer di interessante in uno come te…” disse lo scaltro principe.

“Non dubitare del fatto che ti possa ridurre in poltiglia se solo volessi!” rispose Kyui.

Sul crudele volto di Vegeta apparve un ironico ghigno.

“Come ho detto, è una razza particolarmente stupida quella di cui fai parte, povero Kyui…” continuò con sarcasmo.

Voltò improvvisamente le spalle a colui che l’aveva appena minacciato. Si permise di unire le mani dietro la schiena mentre si allontanava, come un uomo anziano.

“Consideriamo l’idea di te che provi a uccidermi, perché no…” Cominciò. “Nota bene, ho detto “provi”, perché anche se fossi più forte di me, non ce la faresti contro tre di noi. Ammetto che questo piccolo dettaglio è sfuggito dalla mente del nostro potente leader. Immaginiamo anche l’assurdo scenario di te che ci uccidi tutti, credi di poter affrontare da solo le truppe élite che stanno per arrivare? Come diavolo credi di salvarti dal caos che sta per scatenarsi senza di noi, per quanti inutili ti sembriamo?”

Voltandosi nuovamente offrendo il suo beffardo sorriso all’alieno, il principe fu felice di notare Kyui trattenersi contenendo la rabbia.

“Ti sto avvisando-“ Disse l’alieno, interrotto subito da Vegeta.

“Non dirmelo, il tuo scouter sta mandando questa conversazione alla base…” annunciò il Saiyan con uno sguardo demoniaco.

Preso alla sprovvista, Kyui ebbe un momento di smarrimento. Non capiva dove volesse arrivare quel bastardo. Il fatto che la conversazione avrebbe raggiunto Freezer era negativo per quell’insolente, quindi perché?

“Cosa penserebbe il nostro signore se sapesse che eri pronto ad andare contro i suoi ordini?” aggiunse rapidamente Vegeta.

Lasciò che calasse il silenzio, contento di vedere il viola della pelle dell’alieno arrossarsi nell’ira.

“Ricorda i comandi ricevuti: "preservate più che potete il pianeta e soprattutto gli scienziati". E Dove vivono, gli scienziati, imbecille?”

Kyui tentò di ricomporsi, doveva riprendere il coltello dalla parte del manico se voleva mantenere credibilità di fronte al tiranno.

“Esattamente, per questo non capisco perché-“ provò a dire.

Vegeta lo interruppe per l’ennesima volta, secco.

“Ecco il problema! Tu non capisci, non capisci niente… E quando finalmente lo farai, sarà troppo tardi!” lo insultò il Saiyan.

Gli scouter emisero un suono all’unisono, e tutte le teste si voltarono verso la direzione indicata dai dispositivi rilevatori.

“Sembra che i nostri ospiti siano finalmente arrivati” disse Vegeta con un sorriso.

Wigner, Fuller e Lidar volavano al massimo in direzione delle Colline Tregor. I paesaggi di Helior portavano gli stessi nomi di quelli sul pianeta Helioriano precedente, delle loro terre originali, distrutte e divorate dalla carbonite. Una terra che l’ultima generazione non aveva mai conosciuto. Non tutti erano stati in grado di fuggire. Molti erano deceduti. Anche i sopravvissuti avevano sofferto molto, nell’attesa che l’anello di luce artificiale diventasse operativo per rendere il nuovo pianeta ospitale. Questo nuovo paradiso, gli Helioriani non l’avevano rubato, l’avevano costruito, se l’erano meritato. Fatto con sudore e sangue, merito dell’ingegno degli inventori, l’audacia dei costruttori, il coraggio di coloro che avevano combattuto per la sopravvivenza della colonia che con difficoltà era sopravvissuta alla condizione di passare diversi decenni nello spazio.

Helior era agognato, ma non sarebbe mai stato soggiogato, mai!

I tre Ultra erano rimasti in silenzio dal loro arrivo sul pianeta natale. Durante i due giorni necessari per il viaggio sul veicolo più veloce della flotta, avevano seguito minuto per minuto i filmati della devastazione causata dagli invasori.

Erano furiosi per non essere stati lì prima per evitare i danni alla loro terra; ma anche per essere stati costretti a lasciare una battaglia dove la loro presenza era più che mai essenziale. Tra le truppe vittime dei carri armati, la minaccia dei droni, la necessità di coprire lo spazio lasciato dai caduti e soprattutto… Soprattutto, i due compagni che non erano riusciti a salvare. Senza contatti e senza soluzioni, Waals e Nim sarebbero stati perduti. Forse lo erano già.

Wigner, solitamente maestro nel trattenersi, era un fuoco impaziente di uccidere gli intrusi e riottenere Dardan più in fretta che mai.

Radom in persona, Gran Maestro del Consiglio dei Saggi, aveva ordinato di accertare se gli invasori erano in combutta con Galasir. Desiderava inoltre conoscere la loro origine e la fonte del loro potere. In breve, aveva chiesto a Wigner di non ucciderli prima di aver estratto informazioni. Ordini che lo limitavano, che lo irritavano. Per la prima volta in tutta la sua carriera, Wigner era tentato di ignorare un comando.

Volarono oltre il cordone militare circondante la zona dove gli invasori si erano misteriosamente rifugiati una volta che le truppe si erano distanziate. Sfrecciarono in cielo così in fretta da non accorgersi dell’esultazione dei soldati sotto le loro scie luminose.

Problema: Questi strani invasori non stavano indossando equipaggiamento rilevabile dai radar, e al contrario dei Kollok, funzioni e temperature del loro corpo non differivano da quelle di un Helioriano. L’attrezzatura degli Ultra era ancora configurata per la battaglia su Dardan.

Dovevano quindi affidarsi alle registrazioni recuperate da alcune telecamere dei robot agricoltori che normalmente registravano il loro operato. Erano stati mandati dei droni da ricognizione, ma erano stati distrutti in fretta.

Nessuna arma. Come potevano dei guerrieri annientare l’esercito a mani nude? E non un esercito qualunque, nientepopodimeno che la Guardia col supporto di due navi da guerra!

Senza dubbio una forma di magia. Se le cose stavano così la cosa più saggia da fare era uccidere a vista. Con dei maghi, combattere significava subire colpi a tradimento. Non dovevano, non ora! Per tutti i Santi! A Helior non servivano i segreti dei prestigiatori!

Riducendo la velocità, i tre Ultra iniziarono a perlustrare le pianure.

Il quartetto stava aspettando in cima a una delle zone più alte. Vegeta aveva scelto quell’area visto lo spiazzo libero dalle centinaia di alberi del frutteto. Al limite di quella sezione, dove l’architetto aveva immaginato delle aiuole, vi erano invece immensi hangar il cui scopo era accogliere i robot incaricati del giardinaggio. L’area era abitualmente in servizio per i veicoli di trasporto merci. Al momento, il traffico era stato interrotto nell’intero settore. Solamente i robot, perfettamente autonomi, continuavano il loro lavoro ininterrottamente.

“Sembra che ci stiano cercando.”, osservò Nappa.

“Sono come le altre truppe, niente scouter.” rise Kyui.

“Bene allora, dobbiamo essere civili e mostrare la nostra presenza. Nappa…” ordinò piano Vegeta, senza preoccuparsi dello sguardo torvo che gli rivolse il nuovo membro della squadra.

Il grosso Saiyan si limitò ad alzare pigramente il braccio destro, come se stesse facendo qualcosa di noioso, e sparò una larga sfera di energia che si levò nel cielo. La manifestazione di luce guadagnò un po’ di altitudine prima di curvare la sua traiettoria in direzione degli hangar dalla forma di nuvole trasparenti. Le grida di molti impiegati, sicuramente incapaci di evacuare in precedenza, poterono essere udite prima che un’esplosione devastasse totalmente l’edificio con una tale forza da sollevare i capelli di Radish e Vegeta nonostante la distanza.

Obiettivo raggiunto. Due minuti più tardi, Wigner, Fuller e Lidar atterrarono in una nube di scintille e polvere, a pochi metri di distanza dai quattro profanatori.

“Ci avete fatto aspettare!” Esordì presuntuoso Vegeta, col suo ghigno onnipresente.

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